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Nel 2025 su del 40% il gettito della web tax italiana. Flop per la tassa minima sulle multinazionali: solo 46 milioni di entrate, il 12% del previsto

L'imposta sui servizi digitali ha fruttato 637 milioni di euro, contro i 591 attesi. Delude invece la global minimum tax, alla prima applicazione
Nel 2025 su del 40% il gettito della web tax italiana. Flop per la tassa minima sulle multinazionali: solo 46 milioni di entrate, il 12% del previsto
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La digital tax odiata da Donald Trump continua a superare le aspettative del Tesoro, mentre la global minimum tax, in teoria nuovo nuovo pilastro della tassazione internazionale delle multinazionali ma affossata dall’opposizione del tycoon, è un vero e proprio flop e parte con un gettito molto inferiore alle stime. La relazione della Corte dei Conti sul rendiconto generale dello Stato fornisce i primi dati consolidati sulle due imposte.

Nel 2025 quella sui servizi digitali, introdotta in Italia nel 2020 per tassare i ricavi realizzati nel Paese dalle grandi piattaforme tecnologiche con fatturato globale superiore a 750 milioni di euro, ha fruttato 637 milioni di euro, il 40% in più rispetto ai 455 milioni incassati nel 2024. L’imposizione è del 3% sui ricavi lordi derivanti da servizi digitali, come pubblicità online, marketplace digitali, trasmissione di dati degli utenti e piattaforme di intermediazione. Per il terzo anno consecutivo il gettito ha superato le previsioni del governo, ferme a 591 milioni. Secondo la Corte, la crescita conferma la sostanziale solidità dell’imposta. In attesa, scrivono i magistrati contabili, che venga sostituita dalla soluzione multilaterale negoziata in sede Ocse, il cosiddetto Pillar One in base al quale il diritto a tassare gli utili dovrebbe essere ripartito tra tutti i Paesi in cui un gruppo è attivo. Ma quell’ipotesi pare definitivamente tramontata data l’indisponibilità del Congresso Usa – anche durante la presidenza di Joe Biden – ad approvare una norma del genere

Molto diverso il debutto della global minimum tax, entrata in vigore dal 2024 per recepire il secondo pilastro della riforma Ocse, che impone ai grandi gruppi multinazionali un’aliquota minima effettiva del 15% indipendentemente dal Paese in cui localizzano i profitti. A fronte di un gettito previsto di 381 milioni di euro, nel primo anno di applicazione le entrate si sono fermate a 46,3 milioni, appena il 12% delle attese. La Corte osserva che, a differenza della web tax, “in fase di avvio” il nuovo tributo ha evidenziato risultati “notevolmente inferiori alle stime”, motivo per cui sarà necessario seguirne con attenzione l’evoluzione nei prossimi esercizi.

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