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Banche, utili record nei primi sei mesi 2026: oltre 15 miliardi. Mentre spariscono altri 5.600 posti di lavoro e 333 sportelli

Peso crescente del risparmio gestito e dei servizi di wealth management nella composizione dei ricavi. Intanto il costo del personale in proporzione continua a diminuire
Banche, utili record nei primi sei mesi 2026: oltre 15 miliardi. Mentre spariscono altri 5.600 posti di lavoro e 333 sportelli
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Oltre 15 miliardi di euro di utili netti nel primo semestre del 2026, il miglior risultato di sempre per i cinque maggiori gruppi bancari italiani: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Monte dei Paschi di Siena e Bper. Ma a fronte di una redditività ai massimi storici, come emerge da un’analisi della Fondazione Fiba del sindacato First Cisl, continua la riduzione della rete e dell’occupazione: rispetto allo stesso periodo del 2025 sono stati chiusi 333 sportelli e gli organici si sono ridotti di 5.621 dipendenti. “Con il risiko bancario che impazza, le pressioni sui risultati sono sempre più forti perché nessuno vuole rimanere indietro”, commenta il segretario generale Riccardo Colombani. “È una prova di forza permanente per conquistare quote di mercato e aumentare la profittabilità. Non è un caso che questo sia il miglior semestre di sempre”. Ma ora, dice, “è necessario redistribuire a lavoratrici e lavoratori il grande valore prodotto”.

Nel primo semestre gli utili netti dei cinque gruppi sono aumentati del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. A trainare i risultati sono soprattutto l’attività assicurativa, in crescita del 24,2%, e le commissioni, salite del 6,3%, il che conferma “il peso crescente del risparmio gestito e dei servizi di wealth management nella composizione dei ricavi bancari”. Il Return on equity al 30 giugno 2026 raggiunge il 15,1%, circa cinque punti percentuali in più rispetto alla media delle banche europee significative rilevata al 31 marzo scorso. Il costo del personale è rimasto intanto sostanzialmente stabile in valore assoluto, ma continua a diminuire il suo peso sui ricavi. L’incidenza sui proventi è infatti scesa al 23,1%, con una riduzione di 8,7 punti percentuali rispetto alla fine del 2022.

Dopo un lungo periodo di sostanziale stagnazione tornano inoltre a crescere gli impieghi, in aumento del 6,3%. La qualità del credito resta elevata: il rapporto tra crediti deteriorati e totale degli impieghi si mantiene all’1,1%, mentre il costo del rischio continua a essere contenuto. Crescono anche la raccolta diretta (+3,6%) e il risparmio gestito (+4,6%).

Tra i protagonisti del semestre anche Monte dei Paschi di Siena, oggetto delle mire di Intesa dopo la scalata a Mediobanca per mettere le mani su Generali. L’istituto senese, ultimo a diffondere i risultati, ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con un utile netto superiore a 1,1 miliardi di euro, in crescita del 25,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il solo secondo trimestre ha contribuito con 610 milioni di utile (+27,3%), un risultato superiore alle attese degli analisti grazie, spiega la banca, al miglioramento della redditività del core business. I ricavi complessivi sono saliti a 4,024 miliardi di euro (+4,1%), sostenuti soprattutto dall’aumento delle commissioni nette (+3,6%) e degli altri ricavi della gestione finanziaria (+21,3%), mentre il margine di interesse è rimasto sostanzialmente stabile a 2,097 miliardi (+0,3%). L’indice di solidità patrimoniale Cet1 fully loaded è salito al 16,3%, con un margine di circa 680 punti base rispetto ai requisiti regolamentari, un livello che, secondo il gruppo, garantisce ampia flessibilità strategica.

Secondo il sindacato, il riassetto del sistema bancario renderà inevitabili profonde riorganizzazioni. “Per mettere a terra il ridisegno della finanza nazionale saranno necessarie riorganizzazioni del lavoro molto significative”, conclude Colombani. “Il rinnovo del contratto nazionale non può non essere una priorità anche per i banchieri, con tutele adeguate per affrontare anche la sfida epocale dell’intelligenza artificiale. È arrivato il momento di dare valore al lavoro”.

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