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“Non mi sono goduto il successo, mio padre ebbe un ictus ed è rimasto dieci anni paralizzato. Soffrivo, ma non ne parlavo”: così Francesco Sarcina de Le Vibrazioni

L'artista racconta il dolore nascosto: padre colpito da ictus e dieci anni di sofferenza in silenzio

di Redazione FqMagazine
“Non mi sono goduto il successo, mio padre ebbe un ictus ed è rimasto dieci anni paralizzato. Soffrivo, ma non ne parlavo”: così Francesco Sarcina de Le Vibrazioni

Francesco Sarcina de Le Vibrazioni è tornato alla musica con il singolo “Ambiguità (così strafatta di coriandoli)” “contro le tante ipocrisie di chi non vuole diritti per tutti”, ha specificato a Today. Il brano avrebbe dovuto far parte dell’opera rock “Immensamente Giulia” prevista al Teatro Nazionale di Milano per dieci date. Poi il Teatro ha comunicato l’annullamento di tutte le date.

“Serviva venderne davvero tanti di biglietti. – ha affermato Sarcina – I numeri non erano scarsi, ma è stato cancellato di punto in bianco, senza neanche la promozione. Tutto questo perché il Teatro Nazionale di Milano ha insistito per dieci date, salvo sfilarsi e non assumersi le proprio responsabilità. Io dico: bastava farne tre, come suggerivo. Per non finire di nuovo in burnout, ho indossato un sorriso e sono tornato in pista. Il Nazionale pensava che saremmo andati a Sanremo, così da avere la spinta giusta. Ci abbiamo provato eh, ma non ha funzionato. Capita, il problema è che non c’era un piano B”.

L’artista ha anche ripercorso le tappe salienti del suo percorso artistico con Le Vibrazioni: “Scontammo il successo di Dedicato a te, eravamo un fenomeno pop quando in realtà nascevamo come gruppo rock; per fare pezzi con più chitarre mi sono dovuto imporre, solo da poco, credo, abbiamo ricucito questo equivoco, che mi ha fatto soffrire. Il fatto è che suonavamo nei locali, organizzavo gli appostamenti sotto le discografiche, volevo solo un’opportunità. Alla fine si mosse tutto insieme”.

Poi l’amara considerata: “Ma non mi sono goduto quel successo, perché in contemporanea mio padre ebbe un ictus ed è rimasto dieci anni paralizzato. Soffrivo, ma non ne parlavo: un’altra cosa che non capisco è proprio questo sbandierare i propri problemi che si fa oggi, tutti che dicono di venire da chissà dove, ma chi, come me, che ho avuto un’adolescenza terribile in periferia a Milano, e altri, ha sofferto davvero impiega anni, di solito, prima di parlare. Comunque, quando finalmente riuscii a portare mio padre a un concerto, a fargli vedere cosa era successo mentre stava male, è stato il momento più bello della carriera. Ricordo di aver incrociato il suo sguardo dal palco, abbiamo pianto”.

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