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“Il Board of Peace si riunirà la prossima settimana a Cipro”. L’obiettivo: rilanciare il piano Gaza in stallo per la guerra all’Iran

La notizia è stata anticipata dal Times of Israel e confermata fa fonti governative alla Cyprus News Agency, l'agenzia di stampa statale cipriota
“Il Board of Peace si riunirà la prossima settimana a Cipro”. L’obiettivo: rilanciare il piano Gaza in stallo per la guerra all’Iran
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Sei mesi di sostanziale inefficacia e ora un tentativo di rilancio. Il Board of Peace, l’organismo internazionale promosso da Donald Trump per gestire il dopoguerra a Gaza, si riunirà la prossima settimana a Cipro. La notizia è stata anticipata dal Times of Israel, secondo cui i rappresentanti dell’organismo si incontreranno sull’isola per fare il punto su un progetto che, a sei mesi dalla sua creazione, ha prodotto risultati molto inferiori alle aspettative. All’incontro dovrebbero partecipare esponenti del Board, del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (NCAG), formato da tecnocrati palestinesi destinati a sostituire Hamas nel governo della Striscia, e dell’Ufficio dell’Alto Rappresentante guidato dall’ex inviato delle Nazioni Unite Nickolay Mladenov.

A confermare l’appuntamento è stata successivamente la Cyprus News Agency (CNA), l’agenzia di stampa statale cipriota, che ha citato fonti governative. “Cipro ospiterà la prossima settimana una riunione dell’organo amministrativo responsabile dell’attuazione del Piano per Gaza ai sensi della Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, come confermato mercoledì da fonti governative all’agenzia di stampa cipriota CNA, in seguito alle notizie diffuse dai media israeliani riguardanti un incontro di rappresentanti di organismi legati al Consiglio per la Pace”, ha scritto l’agenzia.

Il Board of Peace è uno dei pilastri del piano in venti punti presentato da Trump nel settembre 2025 per porre fine all’offensiva di Israele a Gaza. Dopo aver favorito il raggiungimento del cessate il fuoco tra Israele e Hamas nell’ottobre successivo, Washington riuscì a ottenere a novembre l’approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU della Risoluzione 2803, che ratificava il piano e attribuiva al nuovo organismo il compito di supervisionare la situazione nella Striscia fino al 2027.

Formalmente costituito nel gennaio 2026 con 28 Paesi membri fondatori, il progetto prevedeva la creazione di una nuova forza di polizia palestinese e di una Forza Internazionale di Stabilizzazione incaricata di garantire la sicurezza e accompagnare la ricostruzione del territorio devastato dal conflitto. Tuttavia, a pochi mesi dalla sua nascita, il Board è stato sostanzialmente inefficace. Secondo il Times of Israel, l’attenzione internazionale si è progressivamente spostata sulla crisi con l’Iran e sui successivi attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica.

L’impasse riguarda praticamente tutti i principali obiettivi dell’iniziativa. I negoziati sul disarmo di Hamas restano fermi, il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza è ancora bloccato al Cairo e non ha mai potuto entrare nella Striscia, mentre la forza internazionale prevista dal piano esiste soltanto sulla carta. Nonostante le promesse di finanziamento per circa 17 miliardi di dollari raccolte durante una conferenza dei donatori a Washington, ne è stata raccolta ben poca somma e praticamente nulla è stato speso, osserva il Washington Post. Lo stesso Nickolay Mladenov ha lanciato un duro allarme sullo stato del piano. “A sette mesi dal cessate il fuoco, la porta verso il futuro di Gaza è ancora chiusa”, ha dichiarato. “Non è ciò che era stato promesso ai palestinesi”.

A pesare sullo stallo è soprattutto il mancato accordo sul disarmo di Hamas. Il movimento islamista continua a rifiutare la consegna completa delle armi, sostenendo che Israele non abbia rispettato gli impegni assunti con il cessate il fuoco. Dall’altra parte, il governo di Benjamin Netanyahu considera il disarmo una precondizione indispensabile per qualsiasi avanzamento del processo politico e della ricostruzione. “Al momento siamo in una situazione di stallo”, ha dichiarato a inizio giugno al Washington Post il mediatore palestinese-americano Bishara Bahbah.

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