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Ultimo aggiornamento: 15:25

“Sui citofoni non abbiamo più Maria, ma Omar e Abdul”. “Approccio razzista, offesa al Parlamento”. Scontro in Aula tra i vannacciani e il centrosinistra

Scontro sul piano casa. I vannacciani attaccano i migranti e il centrosinistra risponde così
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Scontro alla Camera tra i vannacciani e il centrosinistra. Durante gli ultimi interventi sugli odg riguardanti il piano casa, lunedì 22 giugno, il deputato di Futuro Nazionale, Rossano Sasso, ha attaccato le idee del centrosinistra e la mancata presa di posizione del centrodestra.

“Come è possibil che FdI abbia detto no al ‘prima gli italiani’ ma ‘prima ad Abdul’? – ha attaccato Sasso – Nelle nostre case popolari, sui citofoni, non abbiamo più Giuseppe, non abbiamo più Maria, non abbiamo più Francesco. Abbiamo Omar, abbiamo Mohamed, abbiamo Abdul. E questo, cari colleghi della sinistra, a noi di Futuro nazionale non va giù”.

Immediate le proteste dai banchi del centrosinistra con la deputata Oudad Bakkali che è stata richiamata all’ordine. “Ho ascoltato con attenzione la successione degli interventi di Futuro Nazionale, e credo si sia esercitata una vera e propria violenza politica – è quindi intervenuto Gianni Cuperlo – Gli interventi hanno rivendicato un approccio di tipo razzista“. Secondo il dem si tratta di un'”offesa al Parlamento”. Il deputato Pd ha quindi difeso la dem Ouidad Bakkali che “a un certo punto non ha più tollerato il razzismo che si levava da quegli scranni, ha preso la sua borsa ed è uscita dall’Aula”. Un’uscita che, ha continuato, è “una sconfitta di questo Parlamento”.

Anche il dem Federico Fornaro, nella mattinata di oggi, martedì 23 giugno, ha attaccato Futuro nazionale, parlando di un “limite superato” e dicendo che le parole di Sasso hanno richiamato “al ’38, alle leggi razziali”.

Parole che però il deputato vannacciano ha rivendicato in apertura della seduta. “Allo stesso modo – ha contrattaccato – potrei dire che loro sono razzisti contro gli italiani, se vogliono mettere sempre ai primi posti gli stranieri. Fatevene una ragione, abbiamo diritto di parola”.

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