Il mondo FQ

Deficit alto: e anche quest’anno il riarmo lo facciamo il prossimo (per l’energia si vedrà) – L’analisi

Col disavanzo confermato al 3,1%, l'Italia deve rinviare l'uso della clausola di salvaguardia per la difesa: la spesa militare crescerà più lentamente
Deficit alto: e anche quest’anno il riarmo lo facciamo il prossimo (per l’energia si vedrà) – L’analisi
Icona dei commenti Commenti

E niente, sarà per l’anno prossimo. Lo dice il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti mentre prende atto, “non senza rammarico”, del fatto che l’Istat, per la seconda volta, ha infranto il suo sogno di uscire in anticipo dalla procedura d’infrazione Ue per deficit: nonostante le veline passate ai media – da mesi – sulla revisione dei dati che avrebbe eliminato le spese fiscali di migliaia di furbetti del Superbonus, il disavanzo per il 2025 resta al 3,1% e anzi peggiora persino un po’, perché l’Istituto statistico ne conta 355 milioni in più rispetto alla stima di aprile (69,7 miliardi in tutto).

L’Italia resta un Paese tutto sommato virtuoso, è tra i pochi in avanzo primario (cioè spende meno di quanto incassa al netto degli interessi sul debito), e conta di stare sotto il 3% di deficit alla fine di quest’anno, ha ribadito ieri Giorgetti. Questo ha un effetto non banale sulla dinamica della spesa militare o, per la precisione, sul suo aumento. Per capire serve un po’ di contesto. La Commissione Ue ha invitato gli Stati membri ad attivare la cosiddetta “clausola di salvaguardia nazionale”, che consente di scorporare dai vincoli europei le spese aggiuntive per la difesa fino all’1,5% del Pil ogni anno tra 2025 e 2028: all’interno di questa flessibilità si può usare uno 0,3% annuo e lo 0,6% al massimo per investimenti (“verdi”) nel settore energetico. Problema: chi non è in procedura d’infrazione può a quel punto sforare il 3% di deficit senza problemi, chi è già sopra quella soglia rimarrebbe invece per anni nella lista dei cattivi di Bruxelles con quel che ne consegue in termini di consolidamento fiscale (austerità) richiesto dalla Commissione europea.

Ecco perché Giorgetti si rammarica. L’Italia sperava di poter attivare subito la clausola per un totale di 33 miliardi circa da qui al 2028 (l’1,5% del Pil nel triennio) e scorporare alcune spese per la difesa e l’energia già quest’anno: Ursula von der Leyen e Guido Crosetto sarebbero stati contenti, la Nato pure dopo averci permesso di contare le pensioni dei carabinieri nella spesa militare, avanzava persino qualche spicciolo da offrire a imprese e cittadini in sgravi sugli investimenti verdi a fronte dei prezzi energetici impazziti di questi mesi.

E invece niente: anche quest’anno il riarmo lo faremo l’anno prossimo e per l’energia si vedrà. Ora il Tesoro – e il suo ministro non troppo amante dell’aumento della spesa militare – spingerà per rinviare tutto alla seconda metà del 2027, dopo l’uscita formale dalla procedura d’infrazione che dovrebbe avvenire tra marzo e giugno: certo dovrà vedersela con l’agguerrita – e nel senso letterale – lobby della difesa, che vorrà procedere comunque con la clausola e il riarmo. Lo stop, insomma, potrebbe essere persino una buona notizia, anche se qui il metodo è forse pure peggio della sostanza: “E’ surreale che la seconda potenza industriale d’Europa debba dipendere dagli zero virgola per sapere se può o non può investire nel suo futuro”. E teniamo a mente quella frase fatta sull’orologio rotto prima di dar ragione a Matteo Salvini…

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione