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Trump all’Onu: “Ho realizzato la pace. Con l’Iran si fa un accordo o li trascino all’inferno. Cuba? E’ fallita”. E la delegazione lascia l’aula

Lo ha detto il presidente Usa nel discorso dinanzi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York. Anche la rappresentanza di Teheran ha abbandonato la sala
Trump all’Onu: “Ho realizzato la pace. Con l’Iran si fa un accordo o li trascino all’inferno. Cuba? E’ fallita”. E la delegazione lascia l’aula
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“Mentre altri parlavano, io ho agito; mentre parlavano di pace, io l’ho realizzata, affrontando le minacce che venivano ignorate. Mentre altri invocavano il coraggio, l’America lo ha dimostrato, usando la forza per rendere il Paese il più potente del mondo“. Nel suo discorso dinanzi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Donald Trump ripropone la narrazione trionfalistica che ha caratterizzato questo suo secondo mandato alla Casa Bianca. Il risultato, secondo il tycoon, è stato pienamente raggiunto: “L’America è tornata e il Paese non è mai stato così forte come oggi. La nostra economia è l’invidia del mondo, il nostro esercito il più potente”, ha proseguito il presidente Usa, fornendo un lungo elenco delle azioni intraprese dalla sua amministrazione.

Il tema principale della prima parte del suo intervento è stata, e non poteva essere altrimenti, la guerra all’Iran. “Abbiamo appena commemorato in America il 25esimo anniversario del peggior attacco terroristico della storia”, ha dichiarato il tycoon riferendosi agli attentati dell’11 settembre 2001, costati la vita a circa 3mila persone. “Tra due settimane ricorderemo il terzo anniversario dell’attacco del 7 ottobre in Israele, quando terroristi finanziati dall’Iran hanno torturato, mutilato e ucciso 1.200 civili innocenti, tra cui decine di americani. La Guida Suprema dell’Iran ha persino celebrato quel massacro definendolo un ‘servizio all’umanità'”. “Lo stesso regime ha massacrato quest’anno oltre 72mila dei suoi stessi cittadini”, ha aggiunto il presidente americano, ponendo un quesito alla platea: “Immaginate soltanto se un regime così vile fosse mai messo nelle condizioni di condurre attacchi terroristici su larga scala protetto da uno scudo nucleare. Questa era la realtà che dovevamo affrontare, una realtà che troppi hanno preferito ignorare”.

“Noi abbiamo agito con decisione per risolvere i problemi del mondo”, fra questi il “fanatico regime dell’Iran. Erano i bulli del Medio Oriente ma ora non lo sono più. Da quando mi sono insediato il mio impegno è stato incrollabile nel non far avere” a Teheran l’arma nucleare. Un impegno che sta costando al tycoon un calo del suo indice di popolarità negli Stati Uniti, la cui popolazione è alle preso con un’inflazione galoppante anche a causa dell’aumento del prezzo dei carburanti dovuto alla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran. “Ma credo che faremo un accordo dopo le elezioni. Non ha senso per loro non farlo, vogliono vedere come andrò nelle elezioni di midterm, ma vinceremo a valanga; non sono io a correre ma i repubblicani, ma io li aiuterò”. Il presidente ha poi ribadito: “Ho una grande decisione da prendere, se fare un accordo con l’Iran che permetta di ricostruire e creare un Paese ancora più grande di quello che era prima, o se lo devo annientare e devo farlo velocemente, trascinarlo all’inferno senza possibilità di recupero”.

Mentre Trump stava pronunciando il suo discorso, la delegazione iraniana ha lasciato la sala. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi sono a New York per l’assemblea ma non erano presenti nella sala per il discorso del tycoon. Il personale di livello inferiore e i delegati erano seduti quando Trump ha iniziato a parlare e se ne sono andati dopo 10 minuti dall’inizio del suo discorso. Solo una persona, un membro dello staff di livello inferiore della delegazione secondo Al Jazeera, è rimasto ad ascoltare impassibile.

Una cosa è certa, secondo il miliardario newyorkese: “Gli Stati Uniti non permetteranno più che le minacce contro l’America mettano radici in alcuna parte dell’emisfero occidentale. E, se necessario, useremo la nostra ineguagliabile potenza militare per tutelare gli interessi nazionali vitali degli Stati Uniti”. E riguardo al Dipartimento della Difesa, che nei giorni scorsi ha ammesso di essere in difficoltà con le munizioni? Come non detto: gli Stati Uniti dispongono di “più munizioni di quante possiamo immaginare di usare. E ora ne stiamo fabbricando a livelli mai visti prima”, ha assicurato il presidente Usa.

“Non esiste un governo globale e, finché sarò Presidente, non ci saranno tasse globali“, ha rimarcato il tycoon parlando del ruolo dell’Onu. “La libertà non è stata un dono che gli americani hanno ottenuto facilmente e, dopo 250 anni, non è qualcosa a cui rinunceremo mai”, afferma il presidente americano. Che nel suo discorso ha inferto un nuovo colpo all’approccio multilaterale e a una delle più importanti istituzioni sovranazionali, esortando i paesi membri a lasciare la Corte penale internazionale, che il tycoon ha definito “fuori controllo”. “Gli Stati Uniti si oppongono fermamente all’istituzione fuori controllo nota come Corte Penale Internazionale”, ha dichiarato durante il suo intervento. “Esorto tutte le nazioni membri della Cpi a ritirarsi ufficialmente e immediatamente da questa istituzione fuorilegge“, ha aggiunto.

Infine, non è mancato un riferimento alla presunta minaccia costituita da Cuba: “È uno Stato fallito e cadrà“, ha detto Trump, e le sue parole hanno spinto la delegazione dell’Avana ad alzarsi e ad allontanarsi dall’aula dell’assemblea generale. “Il regime cubano ha trascorso decenni a coordinarsi con radicali di sinistra e reti comuniste qui negli Stati Uniti”, ha attaccato il tycoon. “Come ha dettagliatamente illustrato il nostro dipartimento di Stato, essi hanno coltivato legami con gruppi sovversivi e radicali come il Partito Comunista Usa, Antifa e i Democratic Socialists of America“.

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