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“Il fotografo va a chiudere la porta e io gli chiedo perché. Lui dice ‘per essere più intimi’. Mi sono spaventata, gli ho sferrato un bel calcio… Ho capito quanto sia difficile sottrarsi per una ragazza”: Stefania Rocca si racconta

Dall'episodio che da giovanissima la spinse a fuggire da un set fotografico allo scontro con Antony Minghella, passando per la maternità e il primo film da regista: il racconto senza filtri dell'attrice al Corriere della Sera

di Redazione FqMagazine
“Il fotografo va a chiudere la porta e io gli chiedo perché. Lui dice ‘per essere più intimi’. Mi sono spaventata, gli ho sferrato un bel calcio… Ho capito quanto sia difficile sottrarsi per una ragazza”: Stefania Rocca si racconta

Stefania Rocca ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera, un’intervita densa a cominciare dall’attacco. L’attrice racconta di quando, 18enne, si trovò a fare un servizio fotografico a Milano: “Vedo il fotografo che va a chiudere la porta della stanza dove ci trovavamo. Gli chiedo: perché? Lui risponde: ‘Per essere più intimi’. Mi sono spaventata, gli ho sferrato un bel calcio, gli ho chiesto di aprire immediatamente la porta e me ne sono andata. Il giorno dopo, l’agenzia per la quale stavo facendo il servizio, mi ha fatto una lavata di testa perché ‘quell’intimo’, secondo loro, era soltanto per fare meglio le foto. Forse sarà stato anche così, ma la mia paura o il sesto senso, chi può dirlo, mi ha fatto reagire in quel modo e ho capito quanto possa essere difficile, per una ragazza, sottrarsi a situazioni simili“.

“Ribelle” e “anticonformista”, così si definisce l’attrice, ma anche “controcorrente, non mi lascio condizionare: i miei personaggi raccontano una loro diversità e una loro dignità” le sue parole, anche a proposito de La madre di Eva, “dal romanzo omonimo di Silvia Ferreri, dove si affrontava il tema della transizione di genere”.

E la chiacchierata è piena di aneddoti, come quello sul regista de Il talento di Mr. Ripley, Antony Minghella: “(…) In quel periodo stavo recitando a teatro Giovanna d’Arco e, per interpretarla, avevo dovuto rasarmi i capelli a zero: per me uno choc la testa rapata… ma anche per Minghella che, vedendomi, esclamò: ‘Sembri tutto fuorché un’italiana… sei troppo alta, troppo magra… sembri una tedesca!’. Io a quel punto non ci ho visto più e gli ho risposto arrabbiata: ‘Mi hai chiamato tu, che vuoi?’. Stavo per andarmene, ma lui mi ha fermato scusandosi. Cominciammo a leggere la sceneggiatura insieme”.

Prima di fare l’attrice, Rocca ha fatto un po’ di tutto, “dalla babysitter alla pony express, alla cameriera… e mentre frequentavo il liceo, ho lavorato per un po’ nello showroom che un certo Carlo Capasa gestiva a Milano”, dice riferendosi a suo marito che è anche l’attuale presidente della Camera della Moda italiana. Con Capasa, Rocca ha due figli, “Leone, che adesso ha 18 anni, e Zeno, 16” e quando le viene chiesto se sia una brava madre non ha dubbi: “Non ho mai creduto nelle madri perfette. È strano, ma sono i figli che ti fanno diventare madre, perché ogni volta che fai qualcosa, pensando di aver agito nel modo giusto, loro ti stravolgono. Io sono una mamma presente, nonostante i miei impegni lavorativi, e attenta…”.

Dal racconto di uno spot per i tortellini al pesto con Diego Abatantuono e per la regia di Gabriele Salvatores (che poi l’ha voluta nel suo Nirvana), al primo film come regista, L’ora di tutti, tratto dal romanzo di Maria Corti del 1962 sul sacco dei turchi a Otranto del 1480, Rocca si rammarica di una cosa: “A volte non chiedo, non è che ho paura di chiedere ma non mi piace essere invadente e, poi, mi rendo conto che invece potrebbe essere importante fare delle domande…”.

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