Safiria Leccese fa ancora fatica ad accettare di essere finita al centro di un raggiro. Uno dei volti al femminile più apprezzati di Mediaset è apparsa in un video diffuso in rete in cui all’interno del “suo” studio di Super partes – il programma di approfondimento politico di Canale 5 e Retequattro – proponeva un prestito personale “facile”. Un video bloccato, un altro, apparso poi sui suoi social ufficiali, per spiegare la truffa. Safiria ha spiegato che non era lei a parlare, ma una sua immagine creata dall’intelligenza artificiale, e che provava un profondo dolore perché tante persone erano già cadute nell’inganno creato con l’uso della tecnologia. «Siamo tutti in un mare di guai, noi e i nostri figli – ha confessato al settimanale Nuovo – se la politica e le multinazionali non si attivano; bisogna rendere obbligatoria la carta d’identità digitale per aprire qualsiasi tipo di account, costringendo a dichiarare la vera identità, si proteggerebbero i giovanissimi, tanti adulti e le categorie più fragili».
Al settimanale di Cairo Editore la giornalista spiega che è riuscita a scoprirlo grazie alla segnalazione «di un parlamentare che viene spesso ospite nel programma. Seguendo l’account di Super partes, in automatico internet gli ha mostrato il profilo falso. Avevano rubato sia la mia immagine sia un frame della mia trasmissione, inventando un profilo che faceva falsamente capo a me per chiedere soldi con un sistema molto semplice. Purtroppo nel giro di un’ora già varie persone erano cadute nella truffa…».
Racconta di essersi sentita mortificata e di essersi rivolta immediatamente alla polizia postale che han subito messo alcuni esperti a lavorare al suo caso. «La cosa assurda è che hanno scoperto altri due profili falsi che sfruttavano la mia immagine. Hanno bloccato tutto, però purtroppo non sono ancora riusciti a risalire all’identità dei truffatori». Ora a preoccuparla maggiormente sono i numeri dell’uso dell’AI. «Secondo certe ricerche, quasi la metà dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni la usi come consulente emotivo. Non dimentichiamo che c’è chi si è tolto la vita perché gli era stato suggerito in chat. Alle truffe di denaro c’è rimedio, ma a quelle che toccano la vita dei nostri ragazzi no». Non a caso a Super partes «parliamo spesso dell’uso di social e intelligenza artificiale da parte dei giovani e delle proposte di legge sia sulla limitazione dell’età sia sui software collegati. E poi della situazione internazionale e del presidente Usa Donald Trump».