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Caso De Gregori, Enrico Ruggeri rivendica le sue posizioni sul Covid e dice: “Schierarsi significa rischiare grosso, voi volete che gli artisti lo facciano, ma ripetendo ciò che pensate voi”

Il cantautore si inserisce nel dibattito 'acceso' dalle parole di De Gregori sulla necessità per gli artisti di schierarsi o meno. Tanti i commenti anche sui profili social ufficiali de Il Fatto Quotidiano

di Redazione FqMagazine
Caso De Gregori, Enrico Ruggeri rivendica le sue posizioni sul Covid e dice: “Schierarsi significa rischiare grosso, voi volete che gli artisti lo facciano, ma ripetendo ciò che pensate voi”

Continua il dibattito sulle parole di Francesco De Gregori che, parlando della necessità degli artisti di esporsi sui temi di stretta attualità, non riteneva che fosse necessario: “Perché devo sentire un proclama dal palco?”. Citando, ad esempio, Springsteen da sempre contro l’amministrazione Trump: “C’è bisogno? Non credo”. Tanti i momenti sui profili ufficiali de Il Fatto Quotidiano che ha pubblicato le parole dell’arista.

Ad intervenire è anche Enrico Ruggeri che dal suo profilo ufficiale Instagram con un video ha dichiarato: “Volevo coinvolgervi in un ragionamento sperando di evitare insulti, offese e cose di questo genere. Il tema è il cantante può o deve o non deve intervenire nel dibattito pubblico? Può o non può schierarsi? E tutti dicono deve schierarsi”.

E ancora: “Benissimo, vi ricordo che io nel 2020 mi sono schierato e come quando, primo e unico all’inizio, dissi che secondo me la vicenda Covid era una vicenda indotta, pilotata, non credibile, eccetera. Non voglio dire che avevo ragione o no, voglio dire che questa era la mia battaglia. Mi sono schierato, ho perso tutto dal punto di vista dei lavori, ingaggi, partecipazioni... Allora il tema è, uno deve schierarsi, ma dicendo quello che all’ascoltatore piace? La mia teoria è che è lodevole colui che si schiera, rischiando grosso“.

Ruggeri ha continuato: “La vostra teoria, di alcuni di voi, è lodevole che si schiera dicendo le cose che voglio sentirmi dire. Benissimo, questo è il primo distinguo. Poi parliamo di Palestina. Allora, io ho scritto tre canzoni sulla Palestina. Una nel 1994, si chiamava Senza Terra, una nel 2004 e una nel 2024, Zona di guerra si chiamava. Sono stato il secondo, i primi furono gli Area a parlare di Palestina”.

E infine: “La mia posizione sulla Palestina è molto chiara. E peraltro credo sia la posizione di tutte le persone di buon senso. Ecco, la vicenda è che secondo me parlare di Palestina è un po’ la porta vuota, è troppo tardi parlarne oggi. Infatti ne parlano cantanti con il singolo estivo reggaeton, ne parlano personaggi televisivi in cerca di rilancio, personaggi che hanno un tour in prevendita e quindi sventolano il vessillo palestinese. Così, è troppo facile, bisogna combattere, non bisogna seguire l’onda perché seguire l’onda è troppo semplice. A volte mi fa tenerezza l’ingenuità con la quale molti di voi bevono queste cose, dicendo bravo si è schierato, no sta andando dietro all’onda. È un’altra cosa schierarsi”.

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