“Tutto quello che vuoi, ma bello non è“, “Credo che sia l’uomo più affascinante mai visto“. Conversazione realmente accaduta tra spettatori di Rivals, la serie Hulu che potete vedere su Disney+ in tutto il suo ottantiano splendore, ora completa di seconda stagione. Si discettava di Rupert Campbell-Black, uno dei protagonisti. Uno dei rivali. Bene dirlo subito, non è un duello: tutti diventano rivali di tutti, prima o poi. Perché Rivals è eccessiva, melodrammatica, sessuale, scandalistica. “Camp ad altissimo budget”, come direbbero quelli che scrivono di tv per professione. Se non avete visto nemmeno una puntata e non intendete vederla, non leggete oltre (peraltro il pezzo è lungo e le giornate brevissime, sarebbe un gesto inspiegabile). Se avete visto qualche puntata e non volete spoiler, non leggete oltre (vorrei non farne ma la penna è debole, quando qualcosa piace).
Siamo nel Rutshire, campagna inglese spettacolare zeppa di mariti impegnati e mogli annoiate, di glicine e giacche Barbour, di champagne e sigarette fumate dappertutto, oggi da arresto immediato, grazie Sirchia. D’altronde, sono gli anni ’80. Da precisare: il Rutshire non esiste, sia mai che qualcuno abbia già aperto una nuova finestra per andare su Booking. È un’invenzione di Jilly Cooper, la scrittrice dei romanzi da cui è tratta la serie. Se cercate qualcosa di simile al Rutshire, bene le colline dei Cotswolds.
Nel Rutshire vivono persone ricche e tutte legate al mondo della televisione. Qualcuno pensa a Dallas? Fa bene, il paragone è più che centrato, solo che non è l’America. Il centro erotico e sociale di tutta la faccenda è Rupert Campbell-Black: ex campione olimpico, ricco di aristocratici natali, mica petroldollari texani alla J.R., irresistibile seduttore, Ministro dello Sport, amico di Margaret Thatcher e incarnazione perfetta dell’Inghilterra reagan-thatcheriana.
Feroce, anzi ferocissimo, è il suo acerrimo nemico, Tony Baddingham: proprietario della Corinium Television, è un arcigno manipolatore ossessionato dal successo e, più ancora, dalla sopraffazione del rivale. Anzi, dei rivali. Poi c’è Declan O’Hara, il giornalista che tutti, ancora oggi, vorrebbero essere. Fa interviste magistrali, per davvero. Alla Bbc lo adorano ma lui se ne va alla Corinium, in campagna.
I personaggi sono tanti, impossibile fare la lista. Al centro, la rivalità tra uomini e tra reti televisive. La smania di arrivare, di essere qualcuno, in scena o dietro le quinte. Non manca nulla: inciuci, ego smisurati, molestie, adulterio e guerre personali. Eppure quella tv fumosa appare più sincera di quella di oggi. Lo dice bene il New York Times (va da sé): Rivals non romanticizza il mondo dei media britannico di quegli anni. Anzi, fa vedere una società in cui tutto era governato da classe sociale, relazioni personali e desiderio sessuale maschile. Solo che allora nessuno fingeva il contrario. Manfrine e sigarette, con trattamento estetico elegantissimo. Vale la pena guardarla? Sì, era chiaro dalla riga uno di questo articolo, almeno nell’intenzione.
Torniamo ora laddove abbiamo iniziato: il personaggio centrale della serie è Rupert Campbell-Black (Alex Hassell), questo perché già nei libri di Jilly Cooper era tratteggiato in modo perfetto e sullo schermo è reso senza derive o sbavature. Sapete da chi parrebbe avere preso ispirazione la scrittrice? Da Andrew Parker Bowles, l’ex marito della Regina Camilla che, tra l’altro, lo dicono i tabloid, ama questa serie. Cooper non descrive qualcosa che non conosceva perché di quella società aristocratica lei faceva parte.
Inizi come giornalista e columnist negli anni ’60 e ’70, poi regina assoluta del cosiddetto “bonkbuster”: romanzi enormi, scandalosi, pieni di sesso, cavalli, televisioni commerciali, aristocratici e lotte di potere. La scrittrice vedeva e attingeva, una specie di Lady Whistledown anni ’80 che ha disegnato Rupert Campbell-Black ispirandosi alla “fantasia erotica aristocratica” più ricorrente. Modello? Andrew Parker Bowles.
La Regina deve averne sorriso con l’autrice, o questo ci piace immaginare: Cooper e Camilla erano amiche. Dopo la morte della scrittrice nel 2025, Reuters ha raccontato che la regina consorte visitò personalmente il set della seconda stagione di Rivals come tributo a Jilly. E ora, continuiamo a immaginare, si starà godendo la seconda stagione. Dove le televisioni paiono caotiche, volgari e dominate dagli ego, ma al tempo stesso più autentiche di oggi. Per dirne una, il carisma contava ancora. E anche il talento.