Stp Brindisi e la transazione da 850mila euro esentasse al cugino del presidente del Consiglio regionale. Mentre l’azienda ha un buco di bilancio
La prima settimana di maggio i 343 dipendenti della Stp di Brindisi sono rimasti a digiuno. I buoni pasto, 10 euro al giorno normalmente erogati il 28 del mese, non sono stati pagati: è per ora l’unica spia che si è accesa sul cruscotto della società di trasporto pubblico di cui sono soci per due terzi la Provincia e per un terzo il Comune. Il suo bilancio rischia però di rimanere a terra, zavorrato da un maxibuco da 4 milioni di euro che è emerso nei giorni scorsi in un incontro riservato tra i sindacati e la presidente Alessandra Cursi. Quest’ultima punta il dito su Roma: “Ci manca più di un milione e mezzo, venuti meno nel 2025: dai contributi Covid, ai contributi carburanti fino alla defiscalizzazione del costo del lavoro – spiega – Mentre noi affrontiamo il caro gasolio e la mancata rivalutazione dell’inflazione”. C’è però anche un’altra bomba che ha fatto esplodere i conti: un risarcimento monstre da 850mila euro riconosciuto a un dipendente, licenziato e ora riassunto grazie a un vizio di forma: Antonio Esperte, ex consigliere comunale di Mesagne nonché cugino dell’asso pigliatutto della politica messapica cioè l’attuale presidente del consiglio regionale pugliese Toni Matarrelli, già deputato, sindaco di Mesagne e presidente della provincia di Brindisi.
L’inizio della vicenda
La matassa è ingarbugliata e occorre srotolare il filo dall’inizio, cioè da quel 2013 in cui Esperte, impiegato con funzioni di coordinamento e sindacalista Uil, si scontrò con l’allora presidente della Stp Rosario Almiento. Pomo della discordia: la promozione di un dipendente all’ufficio contabilità, posto a cui aspirava anche la figlia di un collega di Esperte, Armando Leo. “Preside’, imparerai che qui alla Stp comandano i mesagnesi”, sarebbero state le parole di Esperte a Almiento quando il presidente della società di trasporto pubblico aveva rifiutato di revocare la promozione. “Altrimenti non ti facciamo fare più il presidente e neppure l’avvocato”, fu la minaccia di Leo in un incontro nell’ufficio di Esperte. Per fare pressioni i due diffusero dei volantini in cui definivano Almiento “obbediente al padrino di turno”. A quel punto Almiento denuncia entrambi, parlando di “bullismo che subivano un po’ tutti e non avevano il coraggio di ribellarsi” e dopo tre anni di indagini il pm Milto De Nozza ottiene il rinvio a giudizio di Esperte e di Leo con l’accusa di tentata estorsione, violenza privata e diffamazione. Dopo il rinvio a giudizio Stp licenzia entrambi per infedeltà patrimoniale e insubordinazione grave. La vicenda fece rumore nella politica locale perché fu letta come una guerra interna al centrosinistra. Esperte infatti era consigliere comunale a Mesagne in una lista civica legata a suo cugino Toni Matarrelli, allora deputato di Sel, mentre Almiento era stato nominato presidente dalla Provincia di Brindisi, all’epoca in mano al Pd. E qualcuno fa notare che dopo il licenziamento del sindacalista della Uil, dentro la Stp crescono vertiginosamente le tessere della Cisl, sindacato vicino a Almiento e all’ex deputato (Margherita e poi Pd) Giovanni Carbonella.
La questione penale
Al di là dei retroscena, la palla passa ai tribunali e corre su due binari: quello del processo penale e quello della causa di lavoro. Sul binario penale il processo arranca e nel 2021 arriva una sentenza di proscioglimento per prescrizione: i reati di violenza privata e diffamazione sono stati consumati (mentre la tentata estorsione è stata riqualificata in violenza e minaccia a pubblico ufficiale, che per il tribunale risultano anch’esse provate) ma sono ormai tutti prescritti. “Quindi una condanna senza pena – chiosa il legale di Stp Mario Guagliani – in quanto il presupposto della pronuncia di proscioglimento per intervenuta prescrizione è la colpevolezza degli imputati che diversamente sarebbero stati assolti e non prosciolti”. È un dettaglio importante perché sulla base di quei fatti ormai accertati Stp potrebbe fare causa civile per danni. Esperte infatti non è soddisfatto e con i suoi legali Donato Musa e Roberto Eustachio Sisto fa ricorso chiedendo di essere assolto con la formula “perché il fatto non sussiste” ma il proscioglimento per prescrizione viene confermato dalla Corte d’appello di Lecce nel marzo 2023 e dalla Cassazione nell’aprile 2024.
La causa di lavoro
E sul binario della causa di lavoro? Esperte impugna il licenziamento sostenendo un vizio di forma: secondo un regio decreto del 1931, prima di licenziarlo Stp avrebbe dovuto passare da un organismo interno, il consiglio di disciplina. In primo grado la sua tesi non sfonda: il giudice del lavoro di Brindisi (sentenza 1727/20) stabilisce che quel vizio di forma c’è ma non comporta la nullità del licenziamento: Stp deve solo liquidare nove mesi di lavoro (pari a 22.639 euro); stesso ragionamento segue la Corte d’appello di Lecce (sentenza 1080/21) che aggiunge al risarcimento 6 mensilità, pari a 15.724 euro. Stp esegue: versa a Esperte i 38.363 euro ma non lo riassume. Siamo a questo punto della storia quando nel maggio 2025 la sezione lavoro della Cassazione emette una sentenza a sorpresa: conferma che i fatti, benché prescritti, sono avvenuti e che quindi il licenziamento è avvenuto con giusta causa. Ma ribalta le prime due sentenze e afferma che il fatto che Stp non abbia convocato il consiglio di disciplina (come previsto dal regio decreto del 1931) è un vizio di forma che comporta la nullità del licenziamento: in soldoni Antonio Esperte ha diritto di essere reintegrato sul suo posto di lavoro oltre a vedersi riconosciute le mensilità arretrate tra il licenziamento e la data della riassunzione.
Il post di Matarrelli. Ora dice: “Commento umano”
La sentenza fa rumore: in un accorato commento Facebook Matarrelli afferma che “Toni (suo cugino Esperte, ndr) ha subito un torto senza precedenti, immotivato” ma “è stato forte e circondato da persone che hanno creduto in lui, non abbandonandolo mai”. È il maggio 2025 e in quel momento Matarrelli non è più deputato ma è diventato sindaco di Mesagne, tanto popolare da essere riconfermato al secondo mandato con il consenso record del 95% dei voti. E contemporaneamente è stato eletto presidente della provincia di Brindisi: è di fatto l’azionista di maggioranza di Stp, e quindi ne ha cambiato la governance, nominando presidente l’avvocato Alessandra Cursi, moglie del suo capo di gabinetto in Provincia (e collaboratore nel comune di Mesagne) Francesco Civino. Era opportuno un commento di questo tipo riguardo una sentenza a favore del cugino e a danno della società pubblica? “Forse avrei potuto evitare ma è stato un commento umano”, spiega Matarrelli. Ma tra le persone che non hanno mai abbandonato Esperte c’era anche lui? “Parlavo degli avvocati, della sua famiglia, parlavo di tutti; e sono convinto che abbia subito un’ingiustizia. Per il resto è una vicenda da cui ho scelto di rimanere fuori: ci sono stati anche tentativi di un mio coinvolgimento affinché le parti si potessero accordare prima delle sentenze ma io mi sono sempre tenuto fuori aspettando che fosse la magistratura a esprimersi”. Oggi Matarrelli è l’uomo forte della politica brindisina: dimessosi a maggio da sindaco e presidente della Provincia, corre alle elezioni regionali del 24 novembre trionfando nella lista del Pd pugliese. Forte dei quasi 30mila voti portati in dote al governatore Antonio Decaro è stato eletto presidente del Consiglio regionale.
L’intesa con l’altro coinvolto: 350mila euro
Fin qui la storia, per quanto complessa, è chiara. Ciò che è meno chiaro è quello che succede proprio nei tumultuosi giorni a cavallo delle elezioni regionali, quando la Provincia di Brindisi ha un presidente reggente e Esperte e la nuova presidente Cursi devono trovare un accordo su reintegra e risarcimento. Esperte ha a suo favore la sentenza del giudice del lavoro e in più ha fatto causa civile per ottenere un risarcimento danni. Stp potrebbe ancora usare la sentenza penale per chiedere a sua volta il risarcimento danni: è quanto aveva sollecitato a fare l’ex presidente Almiento, in modo da avere in mano uno strumento in più per essere alla pari nella trattativa. “Preferisco non commentare: Stp ha fatto scelte diverse e la storia per me è chiusa”, taglia corto l’avvocato Almiento. L’attuale presidente infatti Cursi decide diversamente e a fine novembre chiude una transazione finora top secret: nessuna azione civile e il rientro immediato di Esperte in Stp. Tra il licenziamento avvenuto nel novembre 2016 e il rientro avvenuto nel dicembre 2025 sono passati 121 stipendi a cui vanno aggiunte 20 tra tredicesime e quattordicesime: 141 mensilità a cui devono essere sottratte le 15 mensilità versate a suo tempo. Rimangono 126 mensilità: quanto valgono? Le mensilità precedenti sono state quantificate in 2.557 euro l’una. In base a questo calcolo a Esperte spetterebbero circa 322mila euro più interessi e rivalutazioni. È più o meno quanto è stato riconosciuto al suo collega, che ha seguito esattamente la stessa trafila: Armando Leo, che nel frattempo è andato in pensione, ha firmato una transazione e ha ottenuto 350mila euro.
Il verbale di Esperte
Invece Esperte, in base a un verbale di conciliazione giudiziale stipulato il 21 novembre 2025 – che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare – con la presidente di Stp Cursi ottiene una cifra molto superiore: 850mila euro “a titolo di risarcimento del danno da perdita di chance, danno all’immagine e danno biologico”. Con uno scarabocchio a penna sono aggiunte poi “le seguenti modalità: 300.000 euro al 31/01/2026, 300.000 euro entro il 28/02/2026 e la restante somma, pari a 250.000 euro entro il 31/3/2026”. È un’anomalia: risarcimenti così ricchi sono diluiti in più mesi o addirittura anni. “Quegli 850mila euro hanno chiuso tombalmente tutti i contenziosi penali e civili – si giustifica Cursi – I fatti erano soggetti a prescrizione, avremmo potuto fare causa anche a Almiento volendo ma abbiamo evitato: abbiamo fatto una valutazione di opportunità insieme a tutti gli avvocati e abbiamo chiuso tutto”. A Leo sono andati 350mila euro, a Esperte 850mila (oltre ai 38mila liquidati in precedenza): come mai due dipendenti licenziati con le stesse modalità e per le stesse identiche vicende hanno ricevuto risarcimenti così diversi? “C’erano delle differenze: Leo ha lavorato nel corso dei 10 anni e poi è andato in pensione e Esperte no. Questo ha inciso molto sulla quantificazione”.
L’assunzione ex novo e le tasse evitate
Si aggiunge però un’altra circostanza tutta da chiarire: nell’accordo l’ex consigliere comunale “rinuncia alla reintegra nel posto di lavoro” e “manifesta la sua disponibilità a essere riassunto”. La presidente Cursi dal canto suo scrive di impegnarsi a assumerlo “senza periodo di prova, con riconoscimento dell’aumento periodico di anzianità e delle ulteriori indennità maturate nelle more”. In pratica Esperte formalmente non viene reintegrato ma viene assunto ex novo. Come mai? Una possibile spiegazione sta nel “punto g” dell’accordo che specifica che “la somma è esente da prelievo fiscale trattandosi di risarcimento danno emergente”: in sostanza con questa dicitura Esperte non ha pagato il 43% di tasse sugli 850mila euro, che invece sarebbero dovute se si trattasse di una normale reintegra. E se nel frattempo ha lavorato (o ha percepito indennità di disoccupazione), le somme percepite non incidono sul risarcimento, a differenza di quello che è accaduto a Leo. Ma in una società pubblica può esserci una assunzione ex novo senza concorso? E se il lavoratore viene rimesso esattamente al posto che ricopriva prima del licenziamento, recuperando l’intera anzianità di servizio, non si tratta invece di una reintegra camuffata? “Lei come fa a avere la transazione? Sono atti interni all’azienda”, si infuria a questo punto l’avvocata Cursi, interrompendo l’intervista telefonica e specificando di non aver favorito nessuno “ma solo la Stp”.
“Nessun trattamento di favore”
A dir la verità la transazione non è riservata: si tratta di un verbale di conciliazione giudiziale firmato davanti alla presidente della sezione lavoro della Corte d’appello di Lecce, Caterina Mainolfi. Reazione analoga ha lo stesso Esperte, anche lui interpellato al telefono. “Non c’è stato alcun trattamento di favore – taglia corto l’ex consigliere comunale – Non rilascio dichiarazioni ma può sentire il mio avvocato, che le darà tutte le risposte”. Non è proprio così: “Per mio costume non fornisco notizie sulle cause che seguo”, è l’unica risposta dell’avvocato Musa. Sulla domanda più delicata di tutta la vicenda quindi non c’è una risposta: gli 850mila euro esentasse a Esperte erano congrui e pagati secondo le regole della reintegra? E quel risarcimento così alto, liquidato in meno di 90 giorni, ha contribuito al buco di bilancio per cui Stp sta ora chiedendo aiuto alle casse pubbliche di Provincia e Comune di Brindisi? Intanto il 4 maggio i buoni pasto dei dipendenti sono stati ripristinati, a quanto pare attingendo provvisoriamente ai fondi destinati al tfr: per questo mese i lavoratori non dovrebbero più rimanere a digiuno. Esperte è ritornato al suo posto e anzi è stato promosso a responsabile delle relazioni sindacali. Gli automezzi della Stp hanno credito sufficiente per fare gasolio fino a fine mese. Dopo si vedrà.