“Ho la stessa età di alcuni di voi, mi faccio le stesse domande e non ho le risposte. Anzi, per me sono più importanti le domande. Oggi sono qui a forma di punto interrogativo”. Così Ultimo si è rivolto agli studenti dell’università di Tor Vergata durante un incontro in cui ha dialogato con lo psichiatra Paolo Crepet. Il cantautore romano ha raccontato gli inizi, le ansie, l’amore per il pianoforte e per la musica. Ma anche i lati oscuri del suo mestiere, come la sensazione di vuoto dopo i bagni di folla. In quasi 10 anni di carriera è arrivato, passo dopo passo, a riempire gli stadi. Il 19 giugno uscirà il suo nuovo album Il giorno che aspettavo. E il 4 luglio, proprio nella spianata di Tor Vergata, si esibirà in un maxi concerto per 250.000 persone.
“Fui rifiutato ad Amici e X Factor, c’è un tempo per ogni cosa”
Eppure, la sua carriera è cominciata in salita. “Fui rifiutato ad Amici e X Factor. Cantavo le stesse canzoni di oggi: Giusy, Piccola stella, Sogni appesi, ma non era il momento giusto e forse è servito ad arrivare fin qui oggi. Evidentemente c’è un tempo per ogni cosa”, ha specificato. Nessun rancore verso chi non l’ha selezionato all’interno dei talent. Anzi, la consapevolezza che non fosse il momento ideale: “Era giusto che non fossi ammesso. E non lo dico per dire che hanno sbagliato loro. Non vorrei passasse questo messaggio. Era corretto così e l’ho detto anche a Maria De Filippi. Probabilmente se fossi stato in giuria e avessi visto il mio provino, avrei detto di no. Non ero ancora pronto”.
“Non mi sento all’altezza delle canzoni che scrivo”
Nel 2017 il primo disco Pianeti, poi la vittoria a Sanremo Giovani con Il ballo delle incertezze. Da lì i club, i palazzetti, il secondo posto al Festival del 2019 con I tuoi particolari e un’escalation che l’ha portato al primo live all’Olimpico di Roma. Fino ai recenti tour negli stadi. Ma “non mi sento all’altezza delle canzoni che scrivo. È una magia, so che la canzone appartiene a un’altra sfera”, ha confessato. Agli studenti che hanno chiesto, non se l’è sentita di dare consigli. Solo uno spunto: “Come ho superato i miei limiti? Li ho cantati. Bisognerebbe introdurre una nuova materia nelle scuole, cercare di capire cosa ti viene facile fare e cosa non vuoi fare. Anche perché tra cent’anni non ci saremo più. Ma forse io sono un sognatore”.
“Scrivevo le prime canzoni con una leggerezza diversa. Oggi non sono totalmente libero”
Durante l’incontro, Niccolò Moriconi (vero nome dell’artista) ha anche ridimensionato il mito della periferia, dove è cresciuto: “Ho vissuto una vita in cui non mi è mancato niente”. Da quando ha iniziato a suonare il pianoforte, a otto anni, lui ha comunque sempre pensato alla musica: “Per me non era una cosa qualunque. C’era solo questo e ancora oggi è una questione personale”. La fama, però, ha cambiato il suo modo di approcciarsi ai brani: “Quando scrivevo le prime canzoni avevo una leggerezza forse diversa, parlavo di cose che pensavo fossero solo mie. Oggi lo faccio, ma sarebbe ipocrita dire che quando scrivo io sia totalmente libero come quando ho fatto uscire il mio primo disco”. La popolarità e i grandi concerti, poi, sono diventati una bolla capace di isolarlo dalla realtà: “Quando finisco i tour entro in una sorta di sensazione in cui mi sembra che sia tutto finto – ha rivelato – La sera prima stai lì, con tutta questa onda di amore, davanti a 50, 60mila persone. Il giorno dopo torni alla vita quotidiana e magari non ti si accende la tv. La vera domanda quindi è come mi sveglierò il 5 luglio”.
“Il nome d’arte? L’ho scelto per gesti che a me costano poco e per gli altri possono avere valore”
Sarà la mattina successiva al raduno degli ultimi. Un live che, ha raccontato Ultimo, “è stata una visione di anni fa, un’idea nata in un momento in cui non si sapeva neanche se si sarebbe potuto fare un concerto così. È come se ci fosse una connessione tra la visione di un qualcosa e la sua realizzazione, come se dentro di me fosse già accaduto”. Pochi giorni prima, il 2 luglio, l’artista aprirà le porte delle prova generale a tutti i disabili che vorranno assistere: “Ho scelto questo nome d’arte anche per questo. Per trasmettere la mia vicinanza con gesti che a me costano poco e che invece per altri possono avere un valore”.