Del Festival di Sanremo 2026 di sicuro rimarrà una canzone, “Ossessione” di Samurai Jay. È tutto nero su bianco: certificato disco di platino e al numero 1 della classifica FIMI/NIQ da 11 settimane consecutive. Un vero e proprio boom per il cantante che dal 17esimo posto in classifica, di cui si dice molto “orgoglioso”, ha subito corso fino alla vetta della classifica, quasi ad essere incoronato il vincitore morale di Sanremo. Il brano è incluso nel disco di inediti “Amatore“, come il suo cognome. Il nuovo singolo che traghetterà Samurai Jay per tuta l’estate è “Flamenco Paranoia” e ha tutti i crismi per candidarsi a tormentone estivo 2026. Sarebbe una doppietta di tutto rispetto. La partita è apertissima. Intanto Samurai Jay si esibirà al Red Valley Festival, il 15 agosto a Olbia. Inoltre, il prossimo 21 giugno aprirà la data italiana di Ricky Martin a San Benedetto del Tronto.
I numeri sono numeri, quindi ‘Ossessione’ prima in classifica singoli da Sanremo. Ti senti il vincitore morale?
Ha vinto Sal, noi abbiamo giocato siamo arrivati al 17esimi e sono orgogliosissimo.
Cosa è piaciuto della canzone?
Sicuramente la gioia che trasmette. La cosa che ho notato tra i commenti – ed è la cosa più assurda di questo brano – è che mi arrivavano i video di bambini di otto mesi che appena ascoltavano le prime note iniziavano a sorridere e ballare. Un segnale più forte di questo…Questa canzone sembra aver veramente reso felici tutti e per questo sono orgoglioso.
Ti aspettavi questo successo?
Mi aspettavo che la canzone arrivasse ma che stessi così in alto in classifica e per così tanto tempo no, devo dire la verità.
Perché?
Ad un certo punto, a furia di ascoltare o cantare un brano, io ci litigo un po’. C’era il pericolo che io non sopportassi più ‘Ossessione’.
E invece?
Invece ancora oggi se l’ascolto, l’ascolto tutta. Mi diverto a ‘scanalare’ le stazioni radio per beccarla.
Nel tuo album Amatore c’è una canzone che si chiama ‘La legge del karma’. Dove dici: “Nessuno che ti salva. Conta su di te”. Da dove nasce questa consapevolezza?
È la legge, è la lezione più grande che un essere umano deve imparare. Per andare avanti e per convivere con i problemi della vita. Secondo me a un certo punto non è una questione di quanti problemi riesce a togliere, ma come riesci a gestirli. Questo fa la differenza. Quindi una volta che tu impari a stare da solo, impari a contare solo le tue forze, non ti serve nessuno.
Questo è frutto delle tue esperienze passate di delusioni?
Assolutamente sì.
“Quando mi ripetevo tutto passa Chiuso in quella stanza. Dove mi mancava pure l’aria. Fino a che non respiravo”. Hai vissuto momenti tosti?
Forse sono più i momenti tosti che quelli belli, nella mia vita. Poi in quel caso, parlavo di una stanza che è metaforica. La mia stanza preferita è lo studio, dove amo stare per un lungo periodo. Ma ad un ceto punto era diventata la mia ‘gabbia’. Un mio amico, una volta mi disse, ‘fratello questo studio per te può essere un’astronave, quanto una prigione, dipende tu come vedi le cose’. Adesso è tornata ad essere un’astronave. Per un lungo periodo è stata una prigione.
Cosa era successo?
Mi sembrava di rincorrere il nulla, cioè andavo a tentativi, non non mi esprimevo più… Provavo a fare il mio lavoro, anche se sono consapevole che questo mestiere non deve essere percepito come un lavor perché se no il ‘frutto’ è marcio. E il risultato non sarà quello sperato.
Fino a quando?
Fino a quando ho respirato e continuo a respirare, mi auguro di continuare così. La parola respiro l’ho anche tatuato alla base del collo.
“Disgraziata” il duetto con Serena Brancale racconta di un amore turbolento, c’è anche chi chiama la polizia nel brano…
Non va presa alla lettera perché è un momento cabaret. Io e Serena in un momento di ‘delirio’ abbiamo pensato a mettere in scena questo dramma. Abbiamo esagerato apposta con i toni. Il mood del brano è palese. Ci siamo noi che litighiamo che quasi veramente ci tiriamo i piatti. È teatro e immagino già come renderlo sul palco quando la eseguiremo per la prima volta dal vivo. Il brano ha in sé la verve di Carosone e un po’ la verve di Federico Salvatore. Ma anche il mood Mina-Celentano.
“Un uomo perde pure l’anima, ma non il vizio” da “Prigione” con Federica Abbate. Quali sono i tuoi vizi? Fortunatamente vizi brutti non ne. Ho vizi che riguardano la mia personalità. Ad esempio, mi do troppo al prossimo, spesso mi butto giù quando non dovrei, sono più questi i miei vizi che vorrei un po’ smussare. Poi credo tanto delle persone, rimanendo deluso. Non perdo mai il vizio di credere nelle persone pure se mi deludono continuamente, io continuo a crederci in certe cose. Magari un giorno,arriverà qualcuno o accadrà qualcosa che mi farà pensare che crederci sia stata la cosa più giusta.
“Si teng a te” è un vero atto d’amore tra madre e figlio. Cosa rappresenta per te tua madre?
Tutto nel passato, nel presente, nel futuro, tutto. Devo tutta la mia vita e la mia carriera a lei. Lei è il perno di tutto e c’è stata sin all’inizio. Ci tenevo ci fosse in un disco così importante per me e che porta il cognome della mia famiglia. Era proprio di dovere darle tutto indietro.
Perché?
Perché se io faccio musica, lo faccio grazie a lei. Sia io che mio fratello facciamo musica, grazie a lei, perché non ha potuto intraprendere questa carriera. Le è stato negato di far musica e in tutti i modi. Non ha potuto esplorare questa passione, nonostante ne avesse le capacità perché ha bellissima voce. Hai sempre cantato in casa, ha sempre fatto le cose di nascosto per paura che qualcuno la rimproverasse. È cresciutA un po’ con quel trauma.
Chi ha impedito a tua madre di far musica?
Mio nonno non voleva perché desiderava che sua figlia lavorasse in banca per seguire le sue orme. Quindi mamma ha fatto Ragioneria, si è pure diplomata poi ha preso il diploma e l’ha bruciato davanti a mio nonno. Ho preso un pizzico della sua follia e anche l’attitudine a fregarmene.
Quando c’è stato il periodo in cui ti mancava l’aria tua mamma cosa ti diceva?
È sempre brutalmente onesta ed è questo quello che apprezzo, oltre alla sua dolcezza. Non gioca sulla sulla carriera, lei mi guarda e mi dice ‘che cosa vuoi fare? O cosa non vuoi fare? Vai, liberati, da queste catene inutili. Se non lo vuoi fare più va bene, però se lo vuoi fare, caccia le palle, caccia il fuoco’. Quindi quella volta mi disse: ‘Ho sempre visto il fuoco nei tuoi occhi, ora non lo vedo più’. Lei ha questa dualità: è la persona più dolce del mondo, però quando deve fare una analisi, la fa brutale. Per questo l’apprezzo tanto perché sempre è imparziale.