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La Procura di Colonia procede contro l’amministratore del gruppo Tengelmann: avrebbe fatto false dichiarazioni sulla scomparsa del fratello

Karl-Erivan Haub risulta disperso dopo un'escursione sciistica nel 2018 sulle Alpi svizzere. I magistrati tedeschi ritengono che Christian Wilhelm Erich Haub, subentrato a capo della holding, avesse le prove sul fatto che il parente si trovasse a Mosca
La Procura di Colonia procede contro l’amministratore del gruppo Tengelmann: avrebbe fatto false dichiarazioni sulla scomparsa del fratello
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La Procura di Colonia ha chiesto il rinvio a giudizio, con un atto di una settantina di pagine, dell’amministratore delegato del gruppo tedesco Tengelmann, il sessantaduenne Christian Wilhelm Erich Haub, per falsa dichiarazione rispetto alla scomparsa, sulle Alpi svizzere, del fratello Karl-Erivan Haub.

Nell’aprile del 2018 Karl-Erivan Haub partì da solo per un’escursione sciistica a Zermatt senza farne ritorno. Si presunse che l’allora cinquantottenne fosse rimasto vittima di un incidente fatale sul Piccolo Cervino. Anche se furono avanzati dubbi sulla dinamica, dato che era uno sciatore esperto, queste perplessità non furono sostenute da prove concrete. Tre anni dopo, nel 2021, il Tribunale di Colonia ne ha ufficialmente dichiarato la morte. Decisiva la dichiarazione giurata depositata il 10 maggio 2021 dal fratello Christian Haub di non possedere “alcuna indicazione credibile – e tantomeno alcuna prova – del fatto che mio fratello Charlie possa essere ancora in vita”. Si sugellava così la pace familiare con la cessione da parte di Katrin Haub, moglie di Karl-Erivan, della propria quota del gruppo al cognato Christian per 1,1 miliardi di euro. Questi ha quindi assunto la gestione esclusiva del gruppo Tengelmann, che comprende, tra gli altri, il discount tessile Kik e la catena di bricolage Obi. Senza la dichiarazione di morte, una ristrutturazione delle partecipazioni societarie multimiliardarie sarebbe stata praticamente impossibile.

Christian Haub è ora accusato di aver presentato una falsa dichiarazione giurata; il Tribunale deve valutare se sussistano i motivi per avviare il giudizio. L’avvocato difensore Mark Binz ha dichiarato di essere fiducioso che i magistrati non procederanno contro il suo assistito.

Le accuse vertono su riprese – Focus indica una società di sicurezza israelo-americana – che ritrarrebbero Karl-Erivan Haub a Mosca nel 2021, tre anni dopo il presunto incidente sugli sci. Per la Procura, Christian Haub era a conoscenza delle foto – prima di presentare la sua dichiarazione – ma non lo ha rivelato né al Tribunale né alla famiglia, per prendere il controllo del gruppo. Binz rintuzza: “l’imputazione contenuta nell’atto d’accusa si limita all’asserzione secondo cui Christian Haub avrebbe omesso di menzionare una fotografia – nella quale egli stesso, settimane prima, non era riuscito a riconoscere il fratello – della quale non esistono metadati”. Stando alla perizia commissionata dalle autorità, l’identificazione dello scomparso si attesta appena al 50 % di probabilità, è dunque priva di valore probatorio, indica ancora Binz. L’avvocato ha sottolineato anche come il suo assistito avesse reso spontaneamente la dichiarazione giurata; aggiungendo che a marzo ha presentato formale denuncia contro il procuratore Tim Engel, a capo dell’inchiesta, per “indagini unilaterali”. La difesa lo vorrebbe allontanare dall’inchiesta, lamentandone la non neutralità. La denuncia di Haub è in fase di esame, ma non ha fornito alcun fondamento per l’adozione di misure provvisorie, ha replicato un portavoce della Procura, né ha alcun impatto sugli attuali sviluppi.

Le indagini nei confronti di Christian Haub sono partite nel 2024. Contro di lui c’è stata una denuncia della giornalista investigativa Liv von Boetticher del gruppo RTL, Stern, ntv nel 2023, alla quale il CEO di Tengelmann reagì penalmente accusandola di “diffusione intenzionale di accuse false” per mantenere l’interesse per il suo libro sulla scomparsa di Karl-Erivan. Per le attuali accuse degli inquirenti non è determinante se dalle immagini moscovite di un uomo con un cappello di lana blu si possa effettivamente riconoscere proprio il manager scomparso – la perizia dell’Ufficio di polizia criminale statale (LKA) non avrebbe potuto né confermarlo, né smentirlo, anche se secondo la rete ntv esperti incaricati da Tengelmann attestarono una certezza al 99% – perché gli indizi relativi a una sua possibile sopravvivenza non hanno avuto alcun peso né furono sollevati da Christian Haub innanzi al Tribunale di Colonia, o nelle comunicazioni ai parenti.

Appena pochi giorni dopo la scomparsa nelle Alpi vallesane, sopra Zermatt, investigatori privati ​​si erano già imbattuti in diverse piste che suggerivano potesse trattarsi di un incidente sciistico inscenato, menziona Focus. E già nel 2020 circolarono voci secondo cui Karl-Erivan in realtà si fosse rifugiato in Russia. Business Insider e Bunte citarono fotografie in cui sarebbe apparso in compagnia di un’amante di vent’anni più giovane, aggiunge la SZ. Grossi dubbi sulla narrazione ufficiale furono sollevati nella primavera scorsa anche dal Manager Magazine che diffuse le immagini riprese a Mosca il 19 e il 20 febbraio 2021. Bild e Focus evidenziano che l’emittente RTL riportò che lo stesso Christian Haub ne avrebbe commissionato il reperimento, promettendo oltre un milione di euro per “prove definitive”, e le avrebbe viste prima della dichiarazione giurata.

In qualità di proprietario di Tengelmann, Karl-Erivan non aveva quasi mai perso l’occasione, durante le conferenze stampa, di esprimere il proprio scetticismo nei confronti della Russia. Dopo la sua scomparsa, tuttavia, emerse che egli vi si era apparentemente recato con frequenza e regolarità. Come tutti e tre i fratelli, era nato a Tacoma, negli Stati Uniti, ma possedeva anche un passaporto russo, riporta ancora la SZ. Con la richiesta di rinvio a giudizio la Procura non intende impugnarne la dichiarazione di morte: “Non sappiamo ancora se il signor Haub sia vivo o meno”, ha dichiarato il portavoce. La holding Tengelmann Twenty-One KG da Monaco per ora non prende posizione, relega il tema come “questione privata” del suo CEO, riportano unanimemente i media tedeschi.

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