Il principe Andrea fu raccomandato dalla regina Elisabetta per ricoprire l’incarico di inviato speciale per il commercio
Alle richieste della regina non si può dire di no, e non ha potuto farlo neanche il governo britannico, nel 2001, quando Elisabetta II manifestò il “forte desiderio” di vedere suo figlio nominato al ruolo di inviato speciale per il commercio internazionale e gli investimenti. Come annunciato durante il dibattito parlamentare avvenuto lo scorso febbraio, subito dopo l’arresto di Andrea Mountbatten-Windsor, durato 11 ore e avvenuto a Sandringham il 19 dello stesso mese, Londra ha reso pubblici i dossier interni legati alla sua nomina.
In gennaio, a seguito della pubblicazione da parte del Dipartimento di Giustizia Americano degli Epstein Files, è partita l’inesorabile caduta in disgrazia del fratello dell’attuale sovrano; il suo coinvolgimento con il pedofilo e faccendiere americano Jeffrey Epstein, sempre più evidente, ha portato gli inquirenti inglesi all’apertura di un fascicolo con l’accusa di cattiva condotta in ufficio pubblico, legata allo scambio di informazioni che Andrea passò ad Epstein tra il 2010 e il 2011. In quelle lettere c’erano informazioni riservate sulle attività del governo e sulle missioni che vedevano l’ex principe in missione in Asia Centrale, Afganistan, Vietnam, Hong Kong.
Quello che emerge dalle note pubblicate oggi e che portano la firma di David Wright, chief executive del British Trade International, è “il desiderio della Regina che il successore del Duca del Kent in questo ruolo (di inviato speciale per il commercio. ndr) sia il Duca di York”. Il destinatario dell’appunto era l’allora segretario agli Esteri, Robin Cook, che si è visto recapitare una serie di notule volte ad esplicitare le dirette volontà della sovrana che spingeva per la nomina del figlio, all’epoca ancora principe con tutti i titoli ed i riconoscimenti che gli sono stati tolti lo scorso autunno. La Regina, proseguiva la nota, “ci tiene particolarmente che il Duca di York assuma un ruolo prominente nella promozione dell’interesse nazionale”. “Sembra proprio la scelta naturale”, e così avvenne.
Il figlio prediletto assunse il ruolo di inviato speciale per il commercio internazionale e gli investimenti per il governo, a titolo gratuito ma con rimborsi a piè di lista, rafforzò i suoi legami con Epstein e, stando alle ipotesi formulate dalla polizia inglese, che sta indagando sulla sua posizione, avrebbe approfittato di quella posizione di vantaggio per mandare informazioni al faccendiere americano, portare con sé una serie, lunga ed ingiustificata, di ospiti, ottenere trattamenti speciali come massaggi e, si scopre oggi, esprimere chiaramente le sue preferenze sulle missioni da compiere.
In un altro appunto infatti, si specifica che “Andrea non dovrebbe essere gravato dall’obbligo di partecipare regolarmente alle riunioni… e non dovrebbe essere gravato dall’onere burocratico che comporta la carica”. Di più, il segretario particolare dell’allora principe, il capitano Blair, si preoccupò anche di spiegare alla responsabile del protocollo del Ministero degli Esteri che “il Duca preferisce Paesi più sofisticati, in particolare quelli all’avanguardia nella tecnologia”. Nell’elenco dei desiderata del Duca veniva anche evidenziato il suo privilegiare “il balletto piuttosto che il teatro” e tutte le materie legate “all’high tech, al commercio e ai giovani”. L’insistenza dei Lib Dem in aula, a inizio anno, ha portato a questo risultato che non si ferma qui perchè ora si attende anche tutta l’eventuale corrispondenza scambiata con l’ex ambasciatore britannico a Washington, Peter Mandelson, anche lui finito nei guai per i rapporti con Jeffrey Epstein che gli sono costati l’incarico, il posto alla camera dei Lord e la tessera del partito laburista.