Ultimo aggiornamento: 8:08
“Le vie del Signore passano per quelle degli uomini. Lui voleva mostrare un Dio vicino agli ultimi”, il cardinal Zuppi ricorda don Gallo
Uno è diventato cardinale, l’altro scherzava sempre sul fatto che non sarebbe mai stato nominato Papa per il cognome che portava: Gallo. Don Andrea se n’è andato da tredici anni, ma a ricordarlo nel giorno dell’anniversario della sua morte è monsignor Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. Oggi l’arcivescovo di Bologna non potrà essere a Genova, dove in memoria del prete anarchico si terranno diverse iniziative, ma a IlFattoQuotidiano.it lo ricorda partendo da ciò che hanno avuto in comune: la strada. La formazione del cardinale – nato 27 anni dopo don Gallo – è stata tra i clochard sostenuti dalla Comunità di Sant’Egidio; quella di don Andrea è iniziata in carcere per terminare alla Comunità di San Benedetto al Porto, tra tossicodipendenti, poveri, uomini e donne alla ricerca del riconoscimento di diritti.
Cardinale, che ricordo ha di don Andrea Gallo? Quali parole le vengono in mente facendo il suo nome?
“Non dimentico la sua vitalità, l’attenzione ai più deboli. Voleva arrivare a tutti per mostrare un Signore, un Dio, non lontano, ma vicino alle vicende degli uomini”.
La strada è sempre stata la sua compagna di vita. Era questo che vi accomunava?
“Sì. La strada deve accomunare tutti perché le vie del Signore passano per quelle degli uomini. Non esiste una via parallela: bisogna stare per strada, altrimenti non si incontrano né il Signore né gli uomini. Tutti quanti dobbiamo capire che è necessario incontrare il Signore pellegrino”.
Don Andrea era anarchico, come si definiva lui. Come si conciliava questo suo aspetto con le sue doti diplomatiche, con la sua storia di vescovo e cardinale?
“Aveva delle posizioni scomode che i suoi vescovi gli hanno sempre perdonato perché vedevano sempre in lui un’azione per l’umanità. La passione che ci metteva lo portava spesso ad avere atteggiamenti non sempre condivisibili. Talvolta era estremo, radicale, ma l’importante è la sostanza. Chi lo ha ascoltato e lo ha capito nel profondo sapeva quali erano le sue vere motivazioni: vivere sul serio il Vangelo”.
C’è un episodio in particolare che le sovviene alla mente parlando di lui?
“Con don Gallo si parlava sempre di situazioni concrete, di poveri. Capisce cosa voglio dire? Lui aveva il desiderio di riscattare le persone”.
Che cosa manca di don Gallo, oggi, alla Chiesa e alla società?
“Il mettere al primo posto l’attenzione per gli altri a ogni costo. Lui ci ha insegnato a seguire il Signore amandolo nei suoi fratelli più piccoli”.
Parole coerenti con le iniziative messe in programma a Genova per fare memoria del prete di strada. Oggi dalle 17, in piazza Don Gallo, ci sarà il primo appuntamento: don Luigi Ciotti celebrerà la Messa insieme a don Gianni Grondona e don Claudio Ghiglione; a seguire la musica di Simon Dietzsche, Enrico Lisei e Fiume Sand Queer. Sabato 23, dalle 20, in piazza del Carmine ci sarà una serata di musica e spettacolo che vedrà sul palco “I Gini Paoli”, seguiti da Moni Ovadia insieme a Giovanna Famulari e dal dj set di Bunna (Africa Unite), mentre sabato 30 maggio l’appuntamento è dalle 16 in piazza Matteotti, con Capossela e numerosi altri artisti. “Dalla solitudine alla festa. La nostra non è una celebrazione nostalgica: è una chiamata, è la città che vogliamo. In piazza, insieme. Nessuna persona esclusa!”, spiega Marco Malfatto, presidente della Comunità.
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