“Anatomia di uno schianto prolungato” è il nuovo album di Willie Peyote che contiene 11 tracce tra cui i singoli “Burrasca” e il singolo in rotazione radiofonica “Kodak”. Tre le collaborazioni con Brunori Sas, Noemi e Jekesa. Al via dal 10 ottobre il tour nei club. Il cantautore è anche il protagonista del documentario “Willie Peyote – Elegia Sabauda“, dove tra l’altro racconta dell’addio ai Testimoni di Geova.
“Mi dispiaceva far star male mia mamma: mi importava solo di questo. – ha affermato a Vanity Fair – Sapevo quanto ci teneva, ma era giusto che seguissi la mia strada. La reazione che ha avuto è stata molto pacifica, per fortuna: se vuoi io ci sono, mi ha detto. Che non è una cosa banale, perché si pensa che tutti quelli che appartengono a quel mondo lì siano molto rigidi e invasati, invece io sono la dimostrazione che non tutto è solo bianco nero. Alla fine dire di no a quel tipo di impegno mi ha insegnato, ad appena 15 anni, a decidere cosa non volevo essere”.
E ancora: “La mia più grande paura era essere o sembrare stupido. Non ho nessun problema a sembrare stronzo, anche perché mi riesce piuttosto bene. Ma sembrare stupido mi dà proprio fastidio”.
Nessuna pressione per creare una famiglia o il matrimonio: “Fortunatamente i miei, pur nell’ambito di una religione così stringente, sono riusciti a non darmele: mi hanno sempre lasciato libero di fare le mie scelte. Ho comunque sempre mostrato, al netto dei limiti che tutti gli esseri umani hanno, di comprendere gli altri. L’unica pressione che mi sono sentito addosso è quella di non sprecare il tempo”.