Moda e Stile

Sciopero Kering, adesione tra il 70 e il 100% e un migliaio di lavoratori in corteo a Scandicci contro i licenziamenti in McQueen. Ma il colosso tira dritto: “Decisione non più procrastinabile”

Un migliaio di lavoratori in corteo e adesioni fino al 100% negli stabilimenti del gruppo per protestare contro i tagli e l'assenza di ammortizzatori sociali. La sindaca Sereni in piazza: "Pronti a mediare". La replica dell'azienda: "Nuovo incontro a giugno, ma l'impegno per il Made in Italy resta centrale"

di Ilaria Mauri

Un migliaio di manifestanti in corteo, adesioni tra il 70 e il 100% negli stabilimenti del gruppo e una mobilitazione compatta contro i tagli nella filiera della pelletteria di lusso. A Scandicci (Firenze), cuore produttivo del Made in Italy, le sigle sindacali Filctem-Cgil, Femca Cisl e Uiltec hanno incrociato le braccia per denunciare a gran voce i 54 licenziamenti annunciati dal marchio Alexander McQueen, azienda del gruppo del lusso francese Kering.

La protesta ha coinvolto i lavoratori dell’intera galassia del gruppo: da Gucci a Saint Laurent, passando per Bottega Veneta, Balenciaga, Ginori 1735 e Roman Style (Brioni). Il corteo è partito in mattinata proprio davanti alla sede di Gucci, per poi snodarsi fino agli uffici di Kering Italia, dove centinaia di lavoratrici e lavoratori, delegate e delegati hanno dato vita a un presidio.

L’accusa dei sindacati: “Comportamento inaccettabile”

Il nodo centrale della vertenza è la gestione di circa 50 esuberi (54 secondo i sindacati ) che Alexander McQueen ha messo sul tavolo, aprendo una procedura di riduzione collettiva del personale che si trascina dallo scorso marzo 2026. Dal palco allestito davanti alla sede toscana di Kering Italia, le segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno sferrato un duro attacco ai vertici: “Una piazza piena di persone qui oggi per testimoniare che il comportamento di Kering è inaccettabile. Scioperiamo per i licenziamenti in Alexander McQueen, per il rifiuto dell’azienda di confrontarsi con le parti sindacali per trovare soluzioni alla riallocazione delle maestranze o fare ricorso agli ammortizzatori sociali, per l’indisponibilità del Ceo Di Meo a condividere il piano di riorganizzazione del Gruppo con le parti sociali, oltre che con gli investitori”.

Le organizzazioni sindacali hanno puntato il dito anche contro le dinamiche relazionali del gruppo, chiarendo un aspetto procedurale: “Ciò che è accaduto in McQueen non depone a favore di un impegno serio del Gruppo. Kering in queste ore annuncia confronti già calendarizzati col sindacato, confondendo, speriamo inconsapevolmente, i Cae (comitati aziendali europei) che non sono organi di contrattazione e le organizzazioni sindacali che invece esercitano quel ruolo”. Quella di oggi, avvertono le sigle, “è solo l’inizio di un confronto duro a difesa delle lavoratrici e lavoratori che hanno fatto grande il Made in Italy”.

Il supporto delle istituzioni: in piazza anche la sindaca Sereni

Al fianco dei manifestanti è scesa in piazza anche la sindaca di Scandicci, Claudia Sereni: “Parliamo di licenziamenti che, a quanto sappiamo, l’azienda intenderebbe portare avanti senza ricorrere agli ammortizzatori sociali”, ha dichiarato Sereni, avvertendo sul rischio che il “caso McQueen” possa tramutarsi in “un modello di riferimento per affrontare altre crisi aziendali”. Ribadendo l’importanza strategica dell’area metropolitana fiorentina, definita “uno dei principali poli produttivi al mondo” nel comparto della pelletteria di lusso, la sindaca ha offerto la disponibilità dell’amministrazione locale per facilitare le trattative: “Siamo assolutamente interessati e disponibili al confronto con il gruppo e con tutte le imprese coinvolte, in un dialogo che si è fatto difficile in questi ultimi due anni anche a causa dei tanti cambiamenti ai vertici e che oggi sta ripartendo, tanto che a breve sono già previsti nuovi incontri”. Sulla stessa linea d’onda Lorenzo Falchi, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale, che ha espresso totale solidarietà ai lavoratori: “Dopo anni in cui hanno contribuito al successo del settore, oggi rischiano di essere scaricati senza tutele”. Falchi ha duramente criticato la gestione dei licenziamenti, affermando che “I lavoratori sono rimasti per mesi senza sapere chi avrebbe perso il posto” e ha sollecitato un intervento del Governo per scongiurare ulteriori esuberi.

La replica di Kering: “Decisione presa per la redditività sostenibile”

A fronte della mobilitazione, il gruppo Kering ha rilasciato una nota ufficiale per chiarire la propria posizione, confermando la volontà di procedere con la riorganizzazione di Alexander McQueen in Italia. “McQueen sta attraversando una procedura di riduzione collettiva del personale che riguarda le attività del marchio in Italia”, si legge nella comunicazione dell’azienda. Kering ha precisato che tale misura “è stata presa precedentemente e a prescindere dal piano di Gruppo ReconKering presentato lo scorso mese di aprile a Firenze”, ribadendo che si tratta di “una decisione che purtroppo non era più procrastinabile, coerente con il nuovo modello operativo della Maison, e con la revisione strategica delle sue attività a livello globale, finalizzate a riportare il business a una redditività sostenibile nei prossimi anni”.

Sulle accuse relative all’assenza di dialogo, Kering ha voluto rassicurare, spiegando che “il Gruppo è da sempre impegnato a mantenere un dialogo costruttivo con le rappresentanze sindacali” e che la strategia aziendale “continua a essere condivisa con i rappresentanti dei dipendenti nel corso di incontri periodici, secondo un calendario definito e comunicato da tempo”, confermando che il prossimo vertice “è previsto per l’inizio di giugno”. La nota si conclude con una rassicurazione sugli investimenti futuri: “Ogni decisione, presente e futura, non farà venire meno l’impegno incrollabile del Gruppo e dei marchi verso un Made in Italy di qualità, continuando a privilegiare le eccellenze artigianali e manifatturiere del territorio italiano, che è e rimarrà un Paese centrale nella strategia di Kering”.

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