“Non chiamatemi bambino prodigio”. È fermo nel suo intento a soli dieci anni Edgar David Camacho Flores, più noto nel mondo come “David da Vinci”, proprio come il cognome del geniale Leonardo. Ma c’è un motivo: il suo QI è di 162. Un numero davvero importante se si considera che i fisici Stephen Hawking o Albert Einstein avevano un QI stimato a 160.
Secondo il Centro per l’Attenzione al Talento (CEDAT) del Messico, considerato il più grande centro dedicato ai bambini plusdotati dell’America Latina, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la plusdotazione intellettuale come “un’intelligenza che si colloca almeno due deviazioni standard al di sopra della media”, corrispondente a un quoziente intellettivo (QI) superiore a 130.
Il bambino a BBC Mundo ha dichiarato: “I geni sono già nella tomba, e se sono geni, è perché hanno fatto cose brillanti. Ho 10 anni e sono solo all’inizio. Forse sarò un genio a 70 anni, ma solo dopo aver già fatto cose straordinarie nella vita, giusto?”. E poi spiega il perché del nome “David da Vinci”.
“La mia maestra dell’asilo mi ha parlato molto di Leonardo da Vinci – ha detto – e di come fosse un poliedrico: qualcuno che univa scienza, tecnologia, ingegneria, matematica, arte, discipline umanistiche… Un po’ di tutto. Sono rimasto colpito dalla sua storia e poi ho detto: ‘Voglio essere come lui’, fare grandi cose”.
E ancora: “Non sono in molti a nascere con questo dono, quindi vorrei usarlo a beneficio dei bambini e del benessere dell’umanità, per lasciare il mio segno”.
Poi ha messo le mani avanti: “Molti pensano che dovremmo sapere tutto, ma non siamo in grado di leggere nel pensiero; bisogna insegnarci. Questo non significa che abbiamo tutte le risposte dell’universo. Spesso mi sfidano dicendo: ‘Se sei un bambino prodigio, dimmi la radice quadrata di questo e quello, moltiplicata per questo…’ Un momento, se non l’ho imparato, non posso saperlo. Non siamo alieni: abbiamo grandi capacità, ma siamo pur sempre bambini”.