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Un dingo sepolto mille anni fa in un rito ancestrale: l’incredibile scoperta che cambia le convinzioni degli archeologi

Ritrovato in Australia, nel Kinchega National Park un dingo sepolto in un rito ancestrale dentro un deposito di conchiglie fluviali mantenuto per generazioni dai Barkindji

di Redazione FqMagazine
Un dingo sepolto mille anni fa in un rito ancestrale: l’incredibile scoperta che cambia le convinzioni degli archeologi
Nel Parco Nazionale di Kinchega, vicino ai laghi Menindee nel Nuovo Galles del Sud, in Australia, è stato scoperto lo scheletro di un dingo vissuto circa mille anni fa, sepolto in modo rituale all’interno di un deposito di conchiglie fluviali. Il ritrovamento, come raccontato da Sky TG24, ha offerto una nuova prova del profondo legame tra le popolazioni aborigene Barkindji e questi animali. Secondo lo studio pubblicato su Australian Archaeology da Amy Way (University of Sydney e Australian Museum) e Loukas Koungoulos (University of Western Australia), il dingo, chiamato “Garli” nella lingua Barkindji, non solo fu sepolto intenzionalmente, ma il suo luogo di riposo fu “nutrito” per secoli con l’aggiunta continua di gusci di molluschi e altre conchiglie. Una pratica rituale mai documentata prima dal punto di vista archeologico.

Le analisi indicano che l’animale visse fino a un’età avanzata, che per questa specie va dai quattro ai sette anni, e presentava ferite guarite, segno che potrebbe essere stato accudito dalla comunità. Lo scheletro è emerso progressivamente grazie all’erosione del terreno. Come ha spiegato Amy Way, archeologa dell’Australian Museum e docente all’University of Sydney: “Anche se il popolo Barkindji ha sempre conosciuto questa pratica culturale, la scoperta è particolarmente significativa perché aggiunge nuovi dettagli sulla profondità della relazione tra i Barkindji e i dingo”. Per Loukas Koungoulos della University of Western Australia “ciò che colpisce di Garli è che era anziano e ben accudito. Le ferite guarite, i denti consumati e la sepoltura accurata mostrano che questo animale ha vissuto a lungo accanto alle persone e che la sua morte è stata commemorata intenzionalmente e con rispetto”.

Gli anziani aborigeni di Menindee presenti agli scavi archeologici

Gli anziani Barkindji di Menindee hanno supervisionato gli scavi e hanno interpretato l’aggiunta costante di conchiglie al sito come una forma di “nutrimento” rituale per onorare l’animale come antenato. Il consiglio degli anziani aborigeni ha anche accompagnato le attività con cerimonie tradizionali del fumo e con il ritorno rituale del dingo nella sua terra ancestrale, avvenuto quest’anno. Amy Way ha concluso: “Questa ricerca conferma ciò che il popolo Barkindji ha sempre saputo. Le relazioni con animali, antenati e territorio erano profonde, intenzionali e durature”.

LO STUDIO: https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/03122417.2026.2650909#d1e566

Il dingo nella cultura aborigena

Per molte popolazioni native australiane, il dingo aveva un ruolo molto simile a quello del cane nelle società moderne: era un animale domestico, considerato quasi “umano” nel suo rapporto con le persone. Veniva allevato, accudito e in alcuni casi sepolto insieme ai propri compagni umani. Questa relazione cambiò profondamente con l’arrivo dei coloni europei, quando il dingo iniziò a essere visto come una minaccia per il bestiame. Secondo uno studio pubblicato su PLOS One, basato sui resti rinvenuti nel sito di Curracurrang, a sud di Sydney, questa convivenza affettiva e quotidiana tra nativi e dingo era una realtà diffusa già migliaia di anni fa.

LO STUDIO: https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0286576

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