Aveva appena realizzato uno dei sogni della sua vita: qualificarsi per la Maratona di Boston. Ma due settimane dopo, per John B. Johnson, 35 anni, nel 2023, è arrivata una diagnosi che gli ha cambiato tutto: tumore al colon. Oggi, dopo cure, chemioterapia e radioterapia, il cancro non mostra più segni. E adesso correrà proprio la Boston Marathon insieme al medico che lo ha seguito durante la malattia. La storia, raccontata da People, è quella di un uomo giovane, sportivo e in perfetta forma fisica che mai avrebbe immaginato di trovarsi davanti a una diagnosi oncologica. “Non importa quanto tu sia forte o giovane, se c’è qualcosa che semplicemente non sembra normale, vai a farti controllare”, dice Johnson.
Johnson vive a Westlake, in Ohio, e nel 2023 aveva corso la Maratona di Cleveland con un tempo sufficiente per qualificarsi a Boston. “Ho corso la maratona in poco più di tre ore. Era la prima volta che riuscivo a fare un tempo abbastanza veloce per qualificarmi a Boston. Ero emozionato e orgoglioso”, racconta. Ma poco prima della gara aveva iniziato a notare sangue nelle feci. “L’avevo visto, ne ero consapevole. Continuava a succedere e così sono andato dal medico”. Il dottore gli consigliò una colonscopia, che però lui rimandò a dopo la maratona. “Tutti pensavano che fossero semplicemente emorroidi. Di certo non stavo pensando al cancro”.
La tremenda diagnosi
La diagnosi arrivò poco dopo. “Il medico entrò e mi disse che avevano trovato una massa e che molto probabilmente era un tumore”. Uno shock totale. “Ero nella forma migliore della mia vita. Avevo 35 anni. Non riuscivo a crederci”. Il suo primo pensiero andò subito alla famiglia: “Come dovrei dirlo a mia moglie?”. Sua figlia aveva appena un anno e, due settimane dopo la diagnosi, lui e la moglie Sarah scoprirono di aspettare un secondo figlio.
Johnson ha raccontato a People che parlare pubblicamente della sua esperienza è diventato quasi una missione personale. “I trentacinquenni non parlano di tumore al colon. Non parlano di colonscopie. Non parlano di sangue nelle feci. Prima di allora, nessuno aveva mai parlato dei problemi che aveva con il proprio sedere. Non è proprio da noi. Da quando ho condiviso la mia storia, i miei amici mi dicono: ‘Ehi, anch’io ho avuto sangue nelle feci. Andrò a farmi controllare’”.
Il lieto fine
Dopo gli esami, i medici gli diagnosticarono un tumore al secondo stadio. “Era il giorno del compleanno di mia moglie, il 12 luglio. Me lo ricordo perché avevamo in programma di mangiare dei tacos. Mi diedero la diagnosi. Era un po’ più avanzato di quanto pensassero inizialmente, ma non si era ancora diffuso, e questa era una buona notizia”. Il trattamento è stato lungo: cinque settimane di radioterapia e quattro mesi di chemioterapia. L’ultima terapia è terminata il 3 gennaio 2024. Pochi giorni dopo, la risonanza magnetica ha dato la notizia migliore: “Il tumore era sparito”.
Accanto a lui, durante tutto il percorso, c’è stato il chirurgo colorettale David Rosen della Cleveland Clinic, che oggi correrà con lui la Maratona di Boston. “Ho visto John in alcuni dei momenti più vulnerabili e dolorosi della sua vita, e ora vederlo così forte e impegnato a raggiungere un obiettivo che inseguiva da tanto tempo è incredibile”, ha dichiarato il medico a People. “È fonte di ispirazione”.
L’importanza della prevenzione
Rosen ha anche ricordato quanto sia importante non sottovalutare i segnali del corpo: “Quando vedi una persona come John, completamente sana e giovane, ti senti invincibile, pensi che una cosa come il cancro non possa colpirti. Ma è successo. Non bisogna mai ignorare i sintomi quando compaiono. E se succede, bisogna andare dal medico e fare una colonscopia”.
Oggi Johnson dice di sentirsi diverso, persino più forte. “Mi sento più forte come persona. Un mio amico mi ha chiamato e mi ha detto che la sua sorellina ha un tumore al cervello. Non sanno ancora se sia maligno, ma temono che lo sia. Non avrei mai saputo come affrontare una conversazione del genere o come dare consigli, ma l’ho appena vissuta. Sono più forte emotivamente. Sono più forte spiritualmente. Sono più forte in ogni senso”. E spiega che tornare ad allenarsi e preparare Boston ha avuto per lui un significato preciso: “Era un modo per essere migliore di prima del cancro e semplicemente celebrare la vita. Se c’è qualcosa che semplicemente non sembra normale, andate a farvi controllare, punto”. Perché, ammette, se avesse aspettato ancora, “Potrei non essere vivo”.
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