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“Ci sono casi che fanno diventare la finzione realtà. Questo caso ha cambiato la nostra realtà. Mai visto nulla di simile”: ergastolo per il marito che strangolò e mise nel frullatore l’ex Miss Svizzera

Marc Rieben, 42 anni, è stato condannato al carcere a vita per il brutale omicidio di Kristina Joksimovic, avvenuto durante una lite per il divorzio. L'orrore del discioglimento dei resti nel tritaghiaccio e nei prodotti chimici

di Redazione FqMagazine
“Ci sono casi che fanno diventare la finzione realtà. Questo caso ha cambiato la nostra realtà. Mai visto nulla di simile”: ergastolo per il marito che strangolò e mise nel frullatore l’ex Miss Svizzera

“Ci sono casi che fanno diventare la finzione realtà. Questo caso ha cambiato la nostra realtà“. Con queste parole il giudice Daniel Schmid ha formalizzato la condanna all’ergastolo per Marc Rieben, il 42enne svizzero giudicato colpevole del brutale omicidio e del successivo smembramento della moglie, la 38enne ex finalista di Miss Svizzera Kristina Joksimovic.

Il tribunale di Basilea ha chiuso così uno dei casi di cronaca più efferati della storia recente del Paese, culminato con una sentenza che ha respinto totalmente la tesi della legittima difesa avanzata dai legali dell’uomo. “Nessuna sentenza di tribunale può colmare il vuoto lasciato dalla perdita di una persona cara”, ha aggiunto il giudice rivolgendosi ai familiari della vittima. “Anche noi, come tribunale, non vi dimenticheremo mai e vi porteremo nei nostri cuori”.

La dinamica dell’omicidio e il macabro smembramento

L’omicidio risale al 13 febbraio 2024. Secondo la ricostruzione processuale, l’esplosione di violenza di Rieben si è innescata durante un’accesa discussione legata alle pratiche di divorzio. L’uomo, figlio di un noto avvocato, rifiutava la separazione, pretendeva l’affidamento esclusivo delle due figlie della coppia (di 5 e 6 anni) e negava qualsiasi supporto finanziario.

Dopo l’alterco verbale, Rieben ha afferrato la moglie per la gola, sbattendola contro un muro, per poi strangolarla con un “oggetto simile a un nastro“. L’autopsia ha rivelato un quadro clinico devastante prima del decesso, che include traumi da corpo contundente, tagli su tutto il viso, lividi e capelli strappati dal cuoio capelluto. L’accusa ha definito i passaggi successivi all’omicidio come metodici e deliberati: l’uomo ha smembrato il corpo, triturando alcune parti in un frullatore industriale domestico e sciogliendone altre in sostanze chimiche. Un dettaglio emerso dalle indagini ha rivelato che, durante le operazioni di smembramento, Rieben guardava video su YouTube dal proprio cellulare. L’unico organo a non essere mai stato ritrovato è l’utero della donna, che gli investigatori ritengono sia stato “rimosso con cura”. Questo specifico dettaglio ha portato la procura ad aggiungere il capo d’imputazione di vilipendio di cadavere. La scoperta del corpo e le dichiarazioni in aula A compiere la macabra scoperta è stato il padre di Kristina. L’uomo si trovava nella casa di famiglia e stava cenando con le nipotine e lo stesso Rieben, quando, recandosi nella lavanderia, ha notato dei capelli biondi che sporgevano da un sacco nero.

L’atto d’accusa della procura ha sottolineato come Rieben abbia agito “consapevolmente e intenzionalmente, in piena consapevolezza e partendo da un atteggiamento e da una mentalità egoistica caratterizzata da un bisogno di controllo, risentimento, vendetta e rabbia massiccia”. In aula, la difesa aveva chiesto una condanna massima di tre anni invocando un “eccesso di legittima difesa”, sostenendo che la vittima avesse minacciato il marito con un coltello. Lo scorso lunedì, Rieben ha preso la parola per una dichiarazione: “Ho causato alla mia famiglia una sofferenza incommensurabile. Perché? Perché ho fallito? Perché non ho potuto impedirlo? Perché non sono riuscito a impedirle di morire per mano mia? Amavo mia moglie con tutto il cuore e credevo in un futuro insieme. Mi perseguita giorno e notte. Quello che ho fatto è assolutamente imperdonabile e me ne assumo la piena responsabilità. Me ne rammarico profondamente e chiedo scusa”.

Il parere dell’esperto e i risarcimenti

Durante il processo, il professor Frank Urbaniok, perito nominato dal tribunale, ha diagnosticato all’assassino tratti narcisistici e un disturbo ossessivo-compulsivo, rilasciando una dichiarazione inequivocabile sulla gravità della scena del crimine: “Lavoro come perito da 33 anni e ho supervisionato 5.000 casi. Ho visto molte persone che hanno commesso omicidi contro partner intimi. Ma non ho mai visto niente del genere prima d’ora”. Oltre alla condanna al carcere a vita, il giudice Schmid ha disposto pesanti sanzioni economiche. Rieben dovrà versare 100.000 franchi svizzeri come risarcimento alle due figlie piccole. Alla madre e al padre di Kristina sono stati riconosciuti 220.000 franchi in totale, mentre alla sorella della modella andranno 60.000 franchi. Tutti gli importi saranno maggiorati di un interesse del 5% calcolato dalla data dell’omicidio.

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