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“Non andare a Eurovision è stare dalla parte giusta della storia”: Sanchez spiega la scelta della Spagna. “Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a una guerra illegale e a un genocidio”

Il premier spagnolo alla vigilia della Finale dell'evento spiega perché la Spagna ha deciso con convinzione di non partecipare

di Redazione FqMagazine

Si è completata con la seconda Semifinale di ieri sera, 14 maggio, a Vienna il quadro dei paesi in gara per la finale dell’Eurovision Song Contest 2026. Sono 25 le nazioni che si contenderanno la vittoria sabato 16 maggio. Quest’anno non ci sarà sicuramente la Spagna che assieme a Islanda, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia, ha deciso per protesta contro la presenza di Israele di non partecipare. La Nazione sarebbe entrata di diritto alla Finalissima di domani 16 maggio perché fa parte delle Big 5, i Paesi fondatori dell’Europa, con Italia, Germania, Regno Unito e Francia.

Il premier spagnolo Pedro Sanchez, in un video pubblicato sui social, ha difeso la decisione della Spagna di non partecipare. “Di fronte a una guerra illegale e a un genocidio,- ha detto – il silenzio non è un’opzione e non possiamo rimanere indifferenti a ciò che continua ad accadere a Gaza e in Libano. È una questione di coerenza, responsabilità e umanità. Siamo dalla parte giusta della storia”.

E ancora: “Quest’anno sarà diverso. Mesi fa, come sapete, l’emittente pubblica spagnola, Radio Televisión Española, ha preso una decisione che ritengo coerente e necessaria: opporsi all’ingiustizia. Per questo la Spagna non partecipa all’Eurovision Song Contest. Il nostro impegno per i diritti umani e il diritto internazionale si esprime anche attraverso la cultura. Quando la Russia ha invaso l’Ucraina, è stata esclusa dal festival e la Spagna ha appoggiato quella decisione”.

“Questi principi devono essere applicati anche quando si parla di Israele. Non ci possono essere due pesi e due misure – ha detto Sanchez -. La Spagna è sempre stata impegnata in questo Festival, creato proprio per promuovere la pace, per unirci e per celebrare la diversità del continente europeo. Ma di fronte a una guerra illegale e a un genocidio, il silenzio non è un’opzione e non possiamo rimanere indifferenti a ciò che continua ad accadere a Gaza e in Libano. È una questione di coerenza, responsabilità e umanità. E, tra l’altro, non siamo i soli”.

E infine: “Questa edizione non vedrà la partecipazione anche di paesi come Irlanda, Islanda, Paesi Bassi o Slovenia, né il supporto di molti fan provenienti da tutta Europa che quest’anno hanno preso le distanze dal festival. Pertanto quest’anno sarà diverso; non saremo a Vienna, ma lo faremo con la convinzione di essere dalla parte giusta della storia”.

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