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“Ho la fobia dei grossi crostacei: se prendo gli spaghetti allo scoglio, faccio togliere il granchio. La cronaca nera in tv? Il problema siamo noi scrittori…”: parla Carlo Lucarelli

Lo scrittore ospite di Kong con Fabio Volo racconta le sue fobie, i traumi d’infanzia e riflette sull’ossessione collettiva per il crime: “Noi autori abbiamo educato il pubblico a vedere tutto come un giallo”

di Redazione FqMagazine
“Ho la fobia dei grossi crostacei: se prendo gli spaghetti allo scoglio, faccio togliere il granchio. La cronaca nera in tv? Il problema siamo noi scrittori…”: parla Carlo Lucarelli

Di cosa ha paura, lui che la paura la sa raccontare? “Ho la fobia dei grossi crostacei, delle aragoste, dei granchi molto grossi: se prendo gli spaghetti allo scoglio, ad esempio, chiedo che mi tolgano il granchio davanti”. Così Carlo Lucarelli a Kong, il programma di Fabio Volo in onda su Rai Tre dal lunedì al venerdì. Lo scrittore e conduttore ha raccontato alcuni aneddoti legati al tema della puntata che era, appunto, la paura.

“Avevo paura del buio, come tanti- – ha raccontato tornando a quando era bambino – Volevo vedere Frankestein alla tv, mi disse di andare a letto e che mi avrebbe letto una favola. Poi raccontò ‘Hansel e Gretel’ a me e mio fratello, fu molto peggio: lui era sotto il lenzuolo e io credevo fossi morto, me la sogno ancora. Ma le paure in fondo ci piacciono: la paura ti attira, devi andare a vederla”. E queste parole, se si pensa alla continua esposizione della cronaca nera in tv e sui giornali, suonano quantomai vere. “La cronaca in tv funziona perché ci interessa ma il problema è che noi scrittori abbiamo educato la gente a vedere le cose come se fossero un giallo, appunto. Ma un libro di quel tipo ha ritmo per 350 pagine. Se c’è un’impronta sul muro, lì due capitoli dopo noi sappiamo di chi è. Nella realtà non è così: la situazione è un po’ sfuggita di mano”, le parole di Lucarelli.

Che ha aggiunto: “Servono gli strumenti per combattere la paura, serve la conoscenza. Se hai paura ti senti insicuro anche se hai dieci poliziotti. L’unico strumento è affrontarle e capire cosa si può fare. In Italia c’è una donna uccisa ogni quattro giorni, non puoi ovviamente risolvere i femminicidi mettendo un carabiniere in ogni casa”.

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