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Uccise Sara Centelleghe con 77 coltellate, condannato all’ergastolo Jashandeep Badhan

I giudici hanno riconosciuto le aggravanti della crudeltà. Accolta inoltre la richiesta di una provvisionale immediatamente esecutiva di 25mila euro ciascuno per il padre e la madre di Sara, costituiti parti civili nel processo
Uccise Sara Centelleghe con 77 coltellate, condannato all’ergastolo Jashandeep Badhan
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La Corte d’Assise di Bergamo ha condannato – come chiesto dall’accusa – all’ergastolo Jashandeep Badhan, ventenne di origini indiane, reo confesso del delitto di Sara Centelleghe, studentessa di 18 anni uccisa la notte del 25 ottobre 2024 nella sua casa di Costa Volpino con 77 colpi di forbice e strangolata. I giudici hanno riconosciuto le aggravanti della crudeltà e del nesso teleologico tra la rapina del telefonino della vittima e l’omicidio, ritenendo invece le attenuanti generiche subvalenti rispetto alla gravità dei fatti. Accolta inoltre la richiesta di una provvisionale immediatamente esecutiva di 25mila euro ciascuno per il padre e la madre di Sara, costituiti parti civili nel processo.

Nella requisitoria, la pm Raffaella Latorraca aveva ricostruito una sequenza di violenze prolungate e particolarmente brutali. Secondo quanto emerso dalle indagini e confermato dagli esiti dell’autopsia, il giovane avrebbe prima colpito la vittima con pugni, per poi sbatterle la testa contro il pavimento. Successivamente l’avrebbe strangolata, per infine accanirsi sul corpo con 77 colpi inferti con un paio di forbici.

Un’escalation che, per la Procura, dimostrava non solo la volontà omicidiaria, ma anche un livello di accanimento tale da configurare l’aggravante della crudeltà. Dopo l’omicidio, Badhan si sarebbe impossessato del cellulare della ragazza, elemento che ha portato gli inquirenti a contestare anche la rapina. Un dettaglio che, inserito nel quadro complessivo, rafforza la richiesta della pena massima.

Il caso aveva inizialmente assunto contorni incerti. Nelle ore successive al ritrovamento del corpo, gli investigatori avevano lavorato per ricostruire quanto accaduto all’interno dell’abitazione della giovane, senza escludere diverse piste. La svolta era arrivata pochi giorni dopo, quando il ventenne aveva confessato il delitto. Agli inquirenti aveva raccontato di essere entrato nell’appartamento con l’intenzione di cercare droga, una spiegazione che tuttavia non ha inciso sulla valutazione della gravità dei fatti da parte della Procura.

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