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Un weekend a Napoli fuori rotta: tra arte contemporanea, meraviglie sotterranee e il nuovo volto del rione Sanità. La nostra guida alla città che non smette di cambiare

Un itinerario per chi torna in città — o per chi vuole vederla senza fermarsi alla cartolina: dal Rione Sanità a SuperOtium, dal culto di Maradona alla pizza consegnata al Papa da Gino Sorbillo

Testo di Ilaria Mauri
Un weekend a Napoli fuori rotta: tra arte contemporanea, meraviglie sotterranee e il nuovo volto del rione Sanità. La nostra guida alla città che non smette di cambiare

A Napoli si arriva quasi sempre con un’idea già pronta. Anche quando ci si torna. La si crede una città conosciuta perché le sue immagini sono dappertutto: il Vesuvio oltre i tetti, Spaccanapoli come una lama nel centro antico, i panni stesi, il caffè, la pizza, San Gennaro, Maradona, il mare. Poi basta un dettaglio fuori programma per capire che Napoli non si lascia mai attraversare due volte nello stesso modo. Può accadere, per esempio, di scoprire all’ultimo che insieme a voi in città arriva anche il Papa. E allora il primo pensiero, poco spirituale ma molto concreto, va ai trasporti: strade chiuse, taxi introvabili, autobus deviati, folla, transenne, ritardi. Invece il panico dura poco. L’organizzazione regge. E a salvare tutto è la metropolitana, sempre lei: rapida, ordinata, più efficiente di quanto molti immaginino, e soprattutto il modo migliore per visitare Napoli senza farsi risucchiare dal traffico, dai clacson e dai tragitti a cardiopalma tra vicoli dove motorini e scooteroni sembrano arrivare contemporaneamente da ogni lato.

Il boom turistico, il paradosso e la “Pizza Papa”

La visita di Papa Leone XIV, l’8 maggio 2026, ha offerto alla città uno specchio severo. Nel suo discorso, il Pontefice ha descritto Napoli come una città “dai mille colori”, dove religiosità popolare, modernità e fragilità sociali convivono in modo evidente. Ma ha anche parlato di un “drammatico paradosso”: alla crescita del turismo non corrisponde ancora un dinamismo economico capace di coinvolgere tutta la comunità. La città, ha osservato, resta segnata da divari sociali che non separano più soltanto centro e periferia, ma attraversano ogni area, con “periferie esistenziali” annidate anche nel cuore del centro storico.

È una frase da tenere in tasca mentre si cammina. Perché Napoli oggi è una delle città italiane più desiderate, fotografate, cercate. La stampa internazionale ha raccontato il suo boom turistico, ma anche le sue contraddizioni: nel 2025, anno dei 2500 anni dalla fondazione di Neapolis, Euronews parlava di una città nel pieno di una metamorfosi turistica rapidissima, con benefici evidenti ma anche effetti collaterali accelerati; il New York Times, ripreso dalla stampa italiana, ne ha evidenziato il contrasto tra fascino globale e difficoltà per molti giovani napoletani. La questione, dunque, non è se Napoli sia bellissima. Questo lo sanno tutti. La questione è come guardarla oggi senza ridurla a scenario, senza usarla come fondale e senza credere che basti attraversarla per averla capita. Per questo, se ci siete già stati, o se ci andate per la prima volta ma volete evitarne la versione più prevedibile, conviene partire da una Napoli laterale: contemporanea, sotterranea, devozionale, urbana. Una città in cui arte, morte, culto popolare, design, archeologia e gastronomia non sono capitoli separati, ma piani sovrapposti dello stesso edificio. Ma anche qui conviene evitare l’automatismo. La pizza da Gino Sorbillo resta una tappa quasi obbligata, non solo per la fama ma perché durante la visita papale è diventata cronaca. In Piazza Vittoria, mentre Leone XIV era diretto verso la Cattedrale, la papamobile si è fermata per ricevere una pizza preparata da Sorbillo con la scritta “Papa Leone XIV”. A consegnarla è stato Ciro, dipendente della pizzeria, che emozionato ha chiesto anche una foto al Pontefice. “Siamo riusciti a consegnare la pizza al Papa. È un colpaccio, sono felicissimo”, ha commentato Sorbillo. Nella stessa giornata, davanti alla storica sede di via dei Tribunali, era stata distribuita ai passanti anche una speciale “Pizza Papa” in versione a portafoglio.

SuperOtium, dormire in una galleria d’arte

Per chi torna a Napoli cercando proprio questo cortocircuito tra antico e contemporaneo, il punto di partenza strategico per il weekend è SuperOtium. Situato in via Santa Teresa degli Scalzi, affacciato proprio sul retro del Museo Archeologico Nazionale e a pochi passi dal Rione Sanità, non è un semplice boutique hotel. I suoi fondatori, Nicola Ciancio e Vincenzo Falcione, preferiscono definirlo una “residenza“: un progetto culturale indipendente e un hub ibrido, dove l’ospitalità si fonde con la pratica artistica e le esposizioni. L’idea, affidata per la realizzazione al collettivo milanese di architetti e designer Hypereden, è innovativa: un grande e arioso appartamento ottocentesco è stato ripensato per far convivere la dimensione intima del riposo con talk, presentazioni di libri, workshop e cene con artisti. Il design ha cercato una precisa mediazione tra il sentirsi “altrove” e la ricerca della dimensione domestica tipica del viaggiatore. Le ampie cubature classiche dell’edificio non sono state rimpicciolite, ma abitate strategicamente: le stanze da letto presentano un disegno minimale in cui spiccano moderni letti a baldacchino che accolgono l’ospite, mentre ampie campiture di colore sulle pareti catturano i riflessi delle luci esterne, annullando visivamente il confine architettonico con la città.

Gli spazi comuni, luminosi ma punteggiati di angoli riservati e dominati da una lunga tavolata pensata appositamente per favorire lo scambio durante la colazione, forzano i confini tra pubblico e privato. Un esempio pratico di questa visione è “Look Closer”, la mostra diffusa e curata da Nicola Ciancio giunta alla sua terza edizione. Il format posiziona sette opere di arte contemporanea (selezionate da sette diversi curatori) direttamente all’interno delle sette camere, invitando i viaggiatori a cedere volentieri una porzione della propria intimità domestica per interagire fisicamente con l’indagine artistica sulla città. Un ecosistema dove l’ospite non si limita ad alloggiare, ma abita temporaneamente la scena creativa partenopea. Negli anni, infatti, sono passati di qui artisti come Kensuke Koike (Giappone), Emilija Škarnulytė (Lituania), Paz Ortúzar (Cile), Giovanna Silva, Massimo Uberti, Serena Fineschi, il duo dopeL/R (Svizzera) e molti altri. Le pratiche ospitate spaziano dalla scultura alla videoarte, dall’arte sonora alla fotografia, dalla performance al design: tra gli appuntamenti da segnare in agenda, ad ottobre ci sarà la presentazione di Megasilent-supervolcano, opera del duo svizzero dopeL/R. Una fotografia sonora tellurica della città, nata dalla residenza svolta dagli artisti a novembre 2025. Un lavoro che esplora le vibrazioni sotterranee e l’identità sismica di Napoli.

Il Rione Sanità: la street art come riscatto sociale

Basta scendere in strada da SuperOtium per addentrarsi nel Rione Sanità, quartiere che esige una visita lenta e priva di pregiudizi. Dimenticate l’immagine di un’area off-limits: oggi la Sanità è l’epicentro di un rinnovamento urbano passato attraverso i pennelli. In via Montesilvano, il Vicolo della Cultura ha trasformato immobili precedentemente confiscati alla camorra in biblioteche aperte, incorniciate da opere di street art. Poco distante si svela uno dei miracoli recenti della città: l’ex edificio ottocentesco di Santa Maria Maddalena ai Cristallini. Abbandonato per quarant’anni, è stato restituito alla comunità nel 2023 per diventare la “Chiesa Blu“. Con la supervisione degli artisti Tono Cruz, Mono González e Giuliana Conte, un gruppo di ragazzi del rione ha trasformato i muri interni in una tela viva, utilizzando venti diverse sfumature di azzurro e dipingendovi sopra i volti degli abitanti, veri protagonisti dello spazio.

Alzando lo sguardo tra i vicoli si incrociano le gigantografie di Totò e Peppino, che dialogano con capolavori architettonici mozzafiato, come le rampe ad “ali di falco” dei cortili di Palazzo dello Spagnuolo e Palazzo Sanfelice, divenuti set prediletti di innumerevoli produzioni cinematografiche. Il colore a Napoli, del resto, unisce i quartieri. Spostandosi ai Quartieri Spagnoli, i muri raccontano la storia di Cyop&Kaf, duo di writer che negli anni ha lasciato oltre 200 opere nate dal dialogo spontaneo con i residenti. E sempre qui, in via Emanuele de Deo, resiste il murale di Diego Armando Maradona: dipinto nel 1990 da Mauro Filardi e magistralmente restaurato prima da Salvatore Iodice e poi da Francisco Bosoletti, non è semplice arte urbana, ma un vero e proprio santuario laico a cielo aperto.

Archeologia sotterranea, identità e il culto dei morti

L’esplorazione del Rione Sanità, tuttavia, si sviluppa anche in verticale, giù nelle viscere tufacee. Napoli stratifica esistenze senza mai cancellare nulla. Sotto le fondamenta di un palazzo apparentemente anonimo si possono ancora ammirare le arcate intatte dell’Acquedotto Augusteo, prodezza dell’ingegneria romana. In via Arena alla Sanità, sotto Palazzo Peschici-Maresca, si nascondono infatti tratti dell’Acquedotto Augusteo del Serino, scoperti nel 2011: un’opera idraulica romana tra le più imponenti del mondo antico, costruita nel primo decennio dopo Cristo e lunga circa cento chilometri, dalle sorgenti del Serino fino alla Piscina Mirabilis a Miseno. Anche qui, arte su arte: gli spazi sotterranei ospitano infatti mostre ed esibizioni di artisti contemporanei. A pochi passi di distanza riposa la necropoli ellenistica, le cui imponenti tombe a camera testimoniano le abitudini funerarie della Neapolis greca, creando una connessione ideale con altri spettacolari percorsi ipogei della città, prima fra tutti la Galleria Borbonica. Nata nell’Ottocento come percorso militare voluto da Ferdinando II di Borbone, attraversa cave di tufo, cisterne, cunicoli e rifugi usati durante la Seconda guerra mondiale. Anche qui il punto non è solo “vedere qualcosa”, ma capire che a Napoli la storia non sta mai dietro: sta sotto, accanto, dentro.. In questo affascinante “mondo di sotto” affonda le radici un rapporto unico e viscerale con la spiritualità e la morte. Francesca Amirante, curatrice del complesso museale di Santa Maria delle Anime al Purgatorio ad Arco, lo spiega chiaramente: “Napoli vive nei culti e nei miti, e la relazione tra patrimonio materiale e immateriale è strettissima“. Lo si avverte visitando la Basilica di Santa Maria della Sanità e, poco più avanti, il Cimitero delle Fontanelle. Qui si perpetra il culto delle “anime pezzentelle”: l’adozione collettiva di crani anonimi (custoditi e lucidati in minuscole teche dai devoti) in cambio di protezione, sogni rivelatori e grazie. Sono le “capuzzelle”, frutto di tante leggende incentrate sulle preghiere e sull’idea che un’anima dimenticata possa intercedere per chi la cura. Un rito ancestrale che trova il suo doppio esatto nel cuore di Spaccanapoli: fuori dalla chiesa del Purgatorio ad Arco, su via Tribunali, teschi e femori di bronzo vegliano austeri dalle cancellate esterne, rendendo tangibile un ponte invisibile tra i vivi e i morti. Sempre a ridosso della Sanità, questo legame riemerge anche nella chiesa di Santa Maria della Misericordia ai Vergini (la Misericordiella), riaperta nel 2015 dallo scultore Christian Leperino con l’associazione Smmave: un gioiello scampato a un’alluvione cinquecentesca che oggi unisce antiche sepolture a residenze per artisti.

Ps. Per la colazione o la merenda, la Pasticceria Poppella è una tappa imprescindibile. Le storiche sfogliatelle dividono il banco con l’invenzione della casa: il “Fiocco di Neve“, una morbida sfera di soffice pasta brioche ripiena di una crema leggerissima a base di latte e ricotta di pecora, spolverata di zucchero a velo.

Ipotesi di itinerario in 48 ore

Giorno 1: Le viscere della Sanità e il confine tra vita e morte

Mattina: dopo l’arrivo in città, il punto di partenza è via Santa Teresa degli Scalzi. Da SuperOtium, una breve passeggiata conduce dritti nel cuore del Rione Sanità. La prima tappa è obbligatoriamente dolce: colazione alla Pasticceria Poppella per assaggiare il celebre “Fiocco di Neve” fresco di giornata. Con il palato appagato, ci si immerge nell’arte urbana. Si parte dal Vicolo della Cultura in via Montesilvano, osservando i murales e le biblioteche di strada sorte in spazi un tempo confiscati alla criminalità, per poi raggiungere l’ex edificio di Santa Maria Maddalena ai Cristallini, oggi rinato come “Chiesa Blu“, dove i ritratti degli abitanti si stagliano su venti sfumature di azzurro.
Tarda mattinata: lo sguardo passa dalla street art alle geometrie barocche. Tappa fotografica d’obbligo nei cortili ad “ali di falco” di Palazzo dello Spagnuolo e Palazzo Sanfelice. Poi si scende. Guidati dalle associazioni locali, si esplora il “mondo di sotto” del rione: le imponenti arcate dell’Acquedotto Augusteo, nascoste sotto le fondamenta dei condomini residenziali, e l’adiacente necropoli ellenistica con le sue antiche tombe a camera.

Pranzo: si resta nel quartiere per un’esperienza gastronomica contemporanea da Concettina ai Tre Santi. Il consiglio è di optare per i menù degustazione, che esplorano lievitati di alta ricerca in un ambiente dal design curatissimo, stravolgendo l’idea classica della pizzeria popolare.
Pomeriggio: il pomeriggio è dedicato alla spiritualità viscerale di Napoli. Visita alla seicentesca Basilica di Santa Maria della Sanità e discesa alle catacombe. A seguire, si raggiunge il Cimitero delle Fontanelle per comprendere da vicino il rito delle “anime pezzentelle” e l’adozione dei crani anonimi. Rientrando verso il centro, tappa alla chiesa di Santa Maria della Misericordia ai Vergini (la Misericordiella), spazio recuperato che unisce antiche sepolture e arte contemporanea.
Sera: rientro a SuperOtium per un momento di decompressione nel salotto comune, magari incrociando qualche artista in residenza. Cena informale in una delle osterie dei vicoli limitrofi.

Giorno 2: l’arte in transito, i Quartieri Spagnoli e la memoria dei Decumani

Mattina: si inizia sfidando il traffico scendendo letteralmente sotto di esso. Dalla stazione Museo (linea 1, a due passi dall’hotel), inizia il tour della Metro Art. Prima tappa la Stazione Toledo, per farsi avvolgere dal cratere di luce e dai mosaici marini di Óscar Tusquets Blanca. Da qui, si intercetta la nuova linea 6 per scendere alla stazione Chiaia, vivendo la discesa agli inferi concepita da Peter Greenaway. (Per i più appassionati di architettura, una deviazione sulla linea 7 fino a Monte Sant’Angelo per ammirare i volumi di Anish Kapoor).
Tarda mattinata: riemersi in superficie, ci si addentra nei Quartieri Spagnoli. L’obiettivo è una caccia al tesoro urbana per scovare i surreali murales del duo Cyop&Kaf sparsi tra i vicoli. Il culmine della passeggiata è via Emanuele de Deo: la piazza antistante il murale di Diego Armando Maradona offre lo spettacolo di un vero e proprio santuario laico, tra bandiere, sciarpe ed edicole votive. E non può mancare una passeggiata a San Gregorio Armeno, la via dei presepi.
Pranzo: spostamento verso via Tribunali. Se non si vuole affrontare la fila per un tavolo, la scelta cade sulla pizza a portafoglio di Gino Sorbillo (la stessa gustata da Papa Leone XIV), mangiata passeggiando lungo il decumano maggiore.
Pomeriggio: nel cuore del centro storico si chiude il cerchio sul rapporto tra Napoli e la morte. Sosta alla chiesa di Santa Maria delle Anime al Purgatorio ad Arco, inconfondibile per i teschi in bronzo posti a guardia delle cancellate. A seguire, un po’ di shopping artigianale lontano dai circuiti dozzinali: i biscotti a tema tombola napoletana da “3 Gufetti sul Comò” in vicoletto San Domenico Maggiore, e le illustrazioni poetiche di Andrea Maresca (in arte Spiff) nella sua bottega in via Benedetto Croce. E poi via in stazione o in aeroporto: è ora di rientrare alla base.

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