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“Era a 2 chilometri da casa, siamo passati di lì tante di quelle volte. Non so perché non l’abbiamo mai visto”: ritrovato dopo 3 anni il corpo di Mario Conti, il “Ragno di Lecco”

Il corpo del 79enne, leggenda dell'alpinismo mondiale, è stato individuato per caso da un escursionista in una scarpata a Sondrio, vicino a casa

Testo di Redazione FqMagazine
“Era a 2 chilometri da casa, siamo passati di lì tante di quelle volte. Non so perché non l’abbiamo mai visto”: ritrovato dopo 3 anni il corpo di Mario Conti, il “Ragno di Lecco”

Il suo corpo era sempre stato lì, a soli due chilometri da casa, in una scarpata dove i soccorritori e i familiari erano passati innumerevoli volte senza mai vederlo: si chiude così, nel modo più drammatico e beffardo, il lungo mistero della scomparsa di Mario Conti, leggenda dell’alpinismo italiano e storico esponente dei Ragni di Lecco. I resti del 79enne, di cui si era persa ogni traccia il 14 novembre 2023, sono stati rinvenuti e identificati nella mattinata di mercoledì 27 maggio 2026. A dare l’annuncio ufficiale del ritrovamento è stato lo stesso gruppo alpinistico dei Ragni tramite una nota diffusa sui canali social.

La scomparsa e il ritrovamento casuale

Mario Conti, conosciuto nel mondo dell’alpinismo con i soprannomi di “Mariolino” o “Zenin“, era uscito dalla sua abitazione nella frazione sondriese di Mossini il 14 novembre 2023 per una consueta passeggiata nei boschi sul monte Cassandre. Il mancato rientro aveva fatto scattare imponenti operazioni di perlustrazione che per mesi hanno visto impegnati il Soccorso Alpino, la Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile, oltre ai colleghi del gruppo lecchese e a numerosi volontari. Nonostante l’ampio dispiegamento di forze, le sessioni di ricerca non avevano dato alcun esito, portando alla successiva sospensione formale delle attività istituzionali. Il corpo dell’alpinista è stato individuato per caso da un escursionista di passaggio all’interno di una scarpata, situata a soli due chilometri di distanza dall’abitazione in cui Conti risiedeva con la moglie.

Il dolore della famiglia e dei Ragni di Lecco

“Quantomeno ora è tornato a casa. Almeno possiamo dirgli addio”, ha dichiarato a Il Giorno Serena Fait, guida alpina emerita della Lombardia e moglie di Conti. La donna ha spiegato l’amarezza di aver perlustrato ripetutamente l’area senza successo: “L’abbiamo cercato in lungo e in largo tutti i giorni. I soccorritori, gli amici, io stessa sono passata da quel luogo tante di quelle volte. Non so cosa dire del perché non siamo mai riusciti a individuarlo. Mi hanno chiamato e dalle fotografie ho subito riconosciuto i vestiti”. Il Gruppo Ragni di Lecco ha espresso il proprio cordoglio tramite un post su Facebook, sottolineando come la notizia ponga fine a un lungo periodo di incertezza: “È difficile dire quali emozioni questa notizia susciti in tutti noi. Sicuramente rinnova il senso di tristezza e di mancanza, per una perdita che mai si potrà colmare ma, per altri aspetti, rappresenta anche la chiusura di un cerchio, la fine di un tempo sospeso tra angosce, dubbi e domande senza risposta”. L’associazione ha voluto ricordare il legame indissolubile e gli insegnamenti trasmessi da Conti alle giovani generazioni di atleti.

Una vita legata alle grandi vette internazionali

Nato nel 1944, Mario Conti ha scritto pagine fondamentali della storia dell’alpinismo internazionale. Il suo nome resta legato in modo indissolubile alla giornata del 13 gennaio 1974, quando fece parte della mitica cordata dei Ragni di Lecco che conquistò per la prima volta la vetta del Cerro Torre, in Patagonia, considerata una delle pareti più complesse e selettive del pianeta. Nel corso della sua carriera, Conti ha firmato altre imprese di rilievo mondiale: nel 1975 ha scalato il Lhotse, nella catena dell’Himalaya, ha guidato successivamente altre tre spedizioni ufficiali in territorio patagonico e, nel 2002, ha violato la cima del Garet il Djenour, in Algeria, completando ascese di altissimo profilo tecnico anche sulle montagne del Perù.

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