“‘A volte ancora la sento, la coltellata’, ma ‘non odio’: la lettera di Davide, lo studente aggredito per 50 euro perdona i suoi aggressori
“A volte ancora la sento, la coltellata… Io non dovrei essere qui… Perché non mi sento le gambe?”. Era l’alba del 12 ottobre 2025, in pieno centro a Milano, zona Corso Como, fuori da uno dei locali più frequentati dalla gioventù milanese. Davide Simone Cavallo, 22enne studente della Bocconi, fu aggredito, rapinato e accoltellato per una banconota da 50 euro da un gruppo di cinque ragazzi giovanissimi, di cui tre minorenni. Quella notte, Davide, ragazzo sano, sportivo e pieno di vita, rischiò di morire dissanguato. Ora, dopo mesi di ospedale e una lunga riabilitazione, ha perso l’uso delle gambe e affronta ogni giorno una battaglia per recuperare almeno parte della sua indipendenza. La sua lettera, depositata oggi insieme agli atti del processo minorile e ordinario, è un racconto crudo e commovente di ciò che ha provato quella notte, al risveglio in ospedale e nei mesi successivi. Un testo che oscilla tra il dolore fisico, la paura, la rabbia e una straordinaria capacità di perdono.
“Una paura matta, tremenda, indescrivibile, la più profonda che abbia mai provato… GIORNI. Giorni e giorni di paura. Potrò muovermi? Potrò camminare? Potrò fare pipì? Che cosa sta succedendo?… Le mie giornate da 6 mesi a questa parte iniziano con tubi, pillole e medicazioni, per finire con punture, scarichi e contrazioni involontarie…”. La vittima dell’aggressione descrive il risveglio in terapia intensiva, con il corpo trafitto da tubi, farmaci potenti e un’angoscia che non lo abbandona: “Mi dissero che per un po’ mi avevano dovuto legare le mani perché tentavo di strappare i tubi… Una paura fuori da ogni immaginazione, volevo la mamma, cercavo mia mamma”. “La cosa più dura di tutte è forse che in tutto ciò, io, per come sono fatto, quella sera, avrei teso loro la mano… Non odio. Dovrei farlo, credo, sarebbe logico, ma non mi riesce…”
Nonostante le conseguenze devastanti sulla sua vita, Davide non nutre rancore. Anzi, prova compassione per i suoi aggressori, ragazzi giovanissimi che ora scontano la loro colpa: “Mi dispiace per ogni giorno che passano in galera… Sono troppo giovani per non vivere il mondo. E nonostante questo, lo ero anch’io”. “Sembra mi sia stata strappata metà della vita in un colpo solo, mi sento di levitare nel mio stesso corpo, stretto da nodi, non riesco a riempirmi… Il ragazzo che correva e saltava e ballava non esiste più se non nella mia immaginazione e in quel che riesce questo nuovo corpo…” Davide era un ragazzo attivo, sportivo, appassionato di ginnastica artistica, pallacanestro e danza. Ora deve reimparare a muoversi, con una riabilitazione che richiede una forza e una determinazione fuori dal comune: “Ogni movimento ripreso è frutto della mia voglia di vivere e forza di volontà. Un gesto mi sta costando anni della mia vita, dolore e una quantità di forza inimmaginabile”.
“Quello che è stato fatto alla mia famiglia, quello che si è rischiato di far loro passare, quello è imperdonabile… Fino a ieri, ero voi. Ciascuno di voi. Non ero diverso… Un giorno perdi parti di te fino a ieri scontate e inizi a cercarle, perché così siamo noi, e pur non trovandole continui, per mesi, anni magari…”. Il giovane non dimentica il dolore dei suoi cari, la sofferenza dei genitori, del fratello, degli amici, che hanno vissuto ore di angoscia e paure inimmaginabili. Eppure, anche in questo caso, non si ferma all’odio: “Non ho mai smesso di ammirare il mondo. AMARE mi ha spinto dove sono”. “Per quanto difficile sia la vita, non mi fa paura. Non esiste motivo di temerla. Ho paura della mia morte, non della mia vita… Mi chiamo Davide Simone Cavallo, 6 mesi fa sono stato accoltellato e ho quasi perso me stesso e l’uso delle gambe. Sono un ragazzo come altri, solo più fortunato, forse, e un po’ ferito. Non mi sono mai arreso e oggi sono qui”. La sua lettera non è solo una testimonianza di dolore, ma anche di speranza. E ai suoi aggressori, dice: “Abbiate pietà di voi stessi, non lasciatevi definire da quello che è successo. Non siete perduti. Potete fare ancora tante cose belle nella vita”.