House of Milan, la lotta intestina ai rossoneri. Da Ibra a Furlani, da Moncada a Tare: Cardinale cerca i colpevoli
Con 7 punti in 8 giornate, è lecito parlare di crisi. Il Milan la sta attraversando, però, nel momento più delicato e decisivo della stagione. Sarà Max Allegri a dover ricomporre i cocci di una squadra che ha sei punti a disposizione per poter centrare l’obiettivo della Champions. Quello prefissato a inizio stagione che faticosamente i rossoneri stanno provando a perseguire, dopo aver quasi sfiorato il sogno scudetto. Da lì – da quel sogno sfumato – si deve partire, per capire meglio cosa sta succedendo in casa Milan. Perché i risultati, come sempre, mascherano i problemi quando si vince. Ma li evidenziano quando si perde. E i problemi, come ovunque, ci sono. Solo che in questo caso riguardano principalmente la società.
Gerry Cardinale
Il fondatore di RedBird, fondo proprietario del Milan, non è per niente contento della situazione. È evidente. Gli investimenti ci sono stati (quasi 150 milioni spesi la scorsa estate), ma di nuovo la rosa non riesce a rendere nel migliore dei modi. Di chi è la colpa? È quello che proprio Cardinale sta cercando di capire, perché è evidente che qualcosa non stia più funzionando. E dopo i continui cambi delle scorse stagioni, sembra che anche per questa estate si possa mettere in atto una rivoluzione ai piani alti. Ammesso che Allegri resti. La Champions è determinante.
Giorgio Furlani
L’amministratore delegato del Milan sta vivendo probabilmente il suo peggior momento da quando è in rossonero. È uomo di fiducia di Cardinale, ma questo rapporto, al momento, non sembra essere più così saldo. Inoltre, è finito di recentissimo in una polemica partita dai social: durante la contestazione, durissima, di San Siro post Atalanta, lo si è visto sorridente in un fotogramma. “Era un’espressione tesa” ha voluto specificare lui alla Gazzetta dello Sport. Spesso, Furlani è intervenuto direttamente dentro le questioni del mercato, come quella che avrebbe potuto portare Mateta in rossonero. E quindi, per Cardinale, c’è anche molta della sua responsabilità dietro alle scelte legate a certi giocatori.
Zlatan Ibrahimovic
A Milanello, l’advisor di RedBird (evidentemente legato al Milan per questioni calcistiche) non si vede da un po’. Ed è un’assenza che ha un peso, che fa capire come la scollatura cominciata da diversi mesi non si sia rimarginata. Prima, il suo ruolo era più centrale: sia nelle scelte di mercato, sia per la gestione quotidiana del gruppo, al fianco dell’allenatore. Con l’arrivo di Allegri (che, sia chiaro, non ha allontanato nessuno), qualcosa è venuto meno. E il fatto che non si faccia sentire è abbastanza eloquente della sua posizione nei confronti di diverse decisioni societarie.
Geoffrey Moncada
Nemmeno il direttore tecnico è al sicuro. Lui, che gode di molta fiducia da parte di Furlani. Specializzato nell’area scouting, fa riferimento a lui il progetto legato al Milan Futuro, la selezione Under 23 rossonera che, lo scorso anno, è retrocessa in Serie D e che in base alle nuove regole potrebbe non riuscire a essere subito ripescata in Lega Pro per la prossima stagione.
Igli Tare
Nell’ultima settimana, il direttore sportivo rossonero è l’unico che si è visto a Milanello. Anche perché con Allegri ha un ottimo rapporto. Ma molte sue scelte (da Jashari a Estupinan fino a Odogu) non hanno reso secondo le aspettative e, nel caso del centrocampista, dei tanti soldi impegnati per arrivare a una felice conclusione della trattativa. Non è un caso che, nel giro dei direttori sportivi, Tony D’Amico dell’Atalanta sia tra i papabili a prendere il suo posto. Pagherebbe anche lui una spaccatura dirigenziale che non sta aiutando il Milan a centrare l’obiettivo. E che ora Cardinale dovrà faticosamente ricomporre.