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Il Milan è sparito: fischi, stadio svuotato e un dato che spaventa più della sconfitta

Dopo la vittoria nel derby che aveva riacceso il sogno scudetto, la squadra di Allegri è crollata: nelle ultime 8 partite ha tenuto una media da retrocessione. In campo non ci sono idee e fuori la tensione è altissima
Il Milan è sparito: fischi, stadio svuotato e un dato che spaventa più della sconfitta
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Tutto sembrava ancora possibile la sera del derby di ritorno vinto contro l’Inter. Un successo che aveva riaperto i discorsi Scudetto e restituito al Milan l’immagine di una formazione solida, cinica, pronta a giocarsi il titolo fino all’ultima giornata. Oggi, invece, resta soltanto il rumore dei fischi di San Siro e quello dei seggiolini che si svuotano mentre l’Atalanta passeggia sul 3-0. La sconfitta contro i bergamaschi è parsa la fotografia definitiva della crisi rossonera. Per oltre un’ora il Milan è apparso fragile, lento, svuotato. L’Atalanta ha dominato su ogni fronte, mentre i rossoneri rincorrevano palloni e avversari senza mai dare la sensazione di poter davvero reagire. Solo nel finale, dopo il gol di Pavlovic, qualcosa si è mosso. Il rigore di Nkunku e l’occasione capitata a Gabbia hanno acceso per pochi minuti San Siro, ma ormai gran parte dello stadio aveva già abbandonato gli spalti.

Questa è l’immagine simbolo della serata: il pubblico che se ne va prima del fischio finale. Stanco, arrabbiato, rassegnato. Perché il Milan che due mesi fa sembrava in corsa per il titolo oggi è diventato una squadra incapace perfino di proteggere il quarto posto. I numeri raccontano una caduta verticale: appena 7 punti nelle ultime 8 giornate, una media da zona retrocessione. In questo arco di tempo hanno fatto peggio soltanto Verona, Pisa e Lecce. Un dato quasi irreale per una squadra del calibro dei rossoneri. La frenata è stata lenta, ma costante. Il primo campanello d’allarme era arrivato all’Olimpico, nella sconfitta contro la Lazio giunta pochi giorni dopo il derby vinto. Da quel momento qualcosa si è rotto.

Un progressivo svuotamento emotivo e tecnico ha trascinato il Milan dentro una spirale di insicurezza. Le certezze difensive si sono sgretolate, la produzione offensiva è crollata e la squadra ha perso brillantezza fisica e lucidità mentale. I numeri offensivi sono emblematici: appena 6 gol segnati nelle ultime 8 partite, di cui 3 al solo Torino. Troppo poco per una squadra che vuole andare in Champions. Anche Rafael Leão si è spento insieme al resto della squadra: zero gol e un solo assist dopo il derby, lontanissimo dal rendimento avuto nella prima parte della stagione. Il Milan ha smesso di creare occasioni, di riempire l’area, di attaccare con un’idea. Ogni azione offensiva appare lenta e prevedibile.

Anche la fase difensiva, che per mesi aveva rappresentato il punto di forza della squadra di Allegri, si è improvvisamente sfaldata. Ben 12 gol subiti nelle ultime 8 giornate, 3 incassati dall’Udinese e altri 3 dall’Atalanta a San Siro nel giro di poche settimane. Una vulnerabilità casalinga che riporta alla memoria i giorni più bui della crisi vissuta dal Milan di Stefano Pioli nel gennaio 2023. Ma il problema più evidente sembra mentale. Nelle ultime settimane il Milan ha dato l’impressione di essere una squadra scarica, incapace di reagire agli episodi negativi. In 5 delle ultime 8 partite i rossoneri sono andati sotto per primi, sempre senza trovare la forza di ribaltare l’inerzia della gara.

La sensazione è quella di un gruppo che gioca con paura, schiacciato dal peso delle aspettative e della pressione. In questo clima si è inserita poi la contestazione della tifoseria. Ancora una volta. Come un anno fa, tra proteste sotto Casa Milan e tensione durante Milan-Monza, anche ieri San Siro ha vissuto una serata pesantissima. La coreografia contro la dirigenza, i cori, la Curva che lascia lo stadio: segnali di una frattura sempre più evidente tra società e ambiente rossonero. Ma c’è un aspetto che forse è più difficile da spiegare. Il Milan, a differenza di molte rivali, ha potuto preparare la stagione senza il peso delle coppe europee, esattamente come aveva fatto il Napoli l’anno precedente vincendo lo Scudetto. Eppure la squadra di Allegri è arrivata al momento decisivo senza energie fisiche e mentali. Adesso restano solo un paio di partite e pochissime certezze. Il Milan deve difendere disperatamente un posto in Champions League per evitare che una stagione iniziata con ambizioni Scudetto si trasformi definitivamente in un fallimento.

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