‘Peggio un governo con arabi che il 7 ottobre’: parola di Smotrich. La destra israeliana vuol blindare le elezioni
All’inizio della guerra a Gaza, dopo il massacro di Hamas e l’aggressiva, esagerata e crudele risposta di Israele, avevo raccontato ai lettori italiani su questo giornale e su questo blog chi fossero i due ministri dell’estrema destra israeliana che Netanyahu ha scelto come alleati politici. Mi riferivo a Bezalel Smotrich e al ministro Ben Gvir. Gli anni passati da quell’articolo e il susseguirsi delle guerre hanno rivelato che questi due ministri — pilastri fondamentali per la tenuta politica di Netanyahu — si sono dimostrati assai più pericolosi di quanto pensassi due o tre anni fa.
Negli ultimi giorni il ministro Smotrich, titolare del Tesoro ed esponente di spicco dell’estrema destra, ha pronunciato una frase che merita un’attentissima analisi: “Il massacro del 7 ottobre – con 1.200 morti israeliani in un giorno – è meno grave di un futuro governo di centrosinistra con Mansour Abbas”. Ricordiamo che Abbas è un legittimo parlamentare arabo-israeliano, membro della Knesset, che ha già fatto parte del precedente governo Lapid-Bennett, prima di questo pericolosissimo esecutivo guidato da Netanyahu. In sostanza, il ministro del Tesoro — e come lui Ben Gvir e lo stesso Netanyahu — sostiene che un massacro di tali proporzioni sia meno grave di un governo che includa cittadini arabi-israeliani; persone che hanno la mia stessa carta d’identità e il mio stesso passaporto. Secondo questa visione, dovremmo temere un governo con membri arabi della Knesset, nonostante il 25% del personale del sistema sanitario israeliano (medici, infermieri e farmacisti) sia composto proprio da arabi-israeliani.
Smotrich, insieme a quell’estrema destra che è ormai diventata il “mainstream” politico, sostiene che il 20% della popolazione — arabi israeliani di fede musulmana o cristiana — non possa partecipare alla vita politica attiva né far parte di un futuro governo di centrosinistra. Dato che le prossime elezioni sono considerate le più importanti nella storia dello Stato ebraico, la destra sta cercando di blindare la realtà politica futura escludendo gli arabi. Se questo tentativo di emarginare il 20% della popolazione non per ragioni di sicurezza o terrorismo, ma solo per l’appartenenza etnica, non è razzismo, non so quale altro significato possa avere questa parola.
Non occorre essere di estrema sinistra o il traduttore di Gramsci per capire che, se un governo occidentale dicesse che gli ebrei non possono far parte di un esecutivo in quanto “ebrei”, Israele urlerebbe immediatamente all’antisemitismo. In vista della campagna elettorale per le prossime elezioni autunnali, dobbiamo osservare con estrema attenzione se il governo Netanyahu continuerà questa campagna d’odio. Ventilare l’idea che un governo di centrosinistra rappresenti una minaccia alla sicurezza nazionale solo perché inclusivo è un’affermazione di una gravità inaudita.
Tutto ciò appare ancora più paradossale se ricordiamo che lo stesso Netanyahu, prima della caduta del governo Lapid-Bennett, aveva corteggiato Mansour Abbas e il suo partito. In quelle trattative, Netanyahu arrivò a definirsi amichevolmente “Abu Yair” (dal nome di uno dei suoi figli), cercando un’intesa con quegli stessi rappresentanti che oggi descrive come una minaccia. La retorica attuale contro il partito di Abbas, dipinto come una costola dei Fratelli Musulmani, è dunque un’invenzione recente e strumentale. Gli attacchi di Smotrich e Netanyahu non hanno fondamenta politiche coerenti: sono solo il frutto di un cinico calcolo elettorale e di un profondo pensiero razzista.
Non ho ancora scritto una riga sul legame fra Netanyahu, i suoi consiglieri e la coalizione con il Qatar, né sulla sua insopportabile influenza su questo governo di estrema destra, che presenta buchi neri mai chiariti. Questioni che non riguardano i cittadini arabi-israeliani, ma questo strano Paese, il Qatar, che pare finanziasse persino un consigliere di Netanyahu che lavorava contemporaneamente per lo Stato di Israele e per gli “amici” di Doha.