Cultura

“Alcesti a Siracusa è come la Flotilla. Persone generose ed accoglienti in mezzo a una umanità crudele e ignobile”: la prima al Teatro Greco. Paolo Fresu star con la tromba

Il dramma satirico di Euripide che ha inaugurato al Teatro Greco di Siracusa, ieri 8 maggio, la 61esima Stagione delle rappresentazioni classiche dell’INDA

di Andrea Conti
“Alcesti a Siracusa è come la Flotilla. Persone generose ed accoglienti in mezzo a una umanità crudele e ignobile”: la prima al Teatro Greco. Paolo Fresu star con la tromba

“La morte fa paura, ma fa ancora più paura chi per un ideale, per un amore, per un senso di giustizia decide di non averne paura”. È questo il messaggio attuale, vivido e vero racchiuso nel dramma satirico “Alcesti” di Euripide che ha inaugurato al Teatro Greco di Siracusa, ieri 8 maggio, la 61esima Stagione delle rappresentazioni classiche dell’INDA-Istituno Nazionale del Dramma Antico.

Il dramma ruota attorno al sacrificio d’amore. Alcesti (l’attrice turca naturalizzata italiana Deniz Özdoğan) muore per salvare il marito Admeto (Aldo Ottobrino), destinato a morire giovane. Grazie ad Apollo, Admeto può salvarsi se qualcuno si offre al suo posto. Nessuno vuole morire tranne la moglie, che si immola. Poi il colpo di scena finale che ribalta la narrazione. La scena, ricreata da Gregorio Zurla, è una sorta di resort con Spa e attrezzi della palestra. Durante lo spettacolo a trascinare il pubblico è stato Denis Fasolo (Eracle) con un accento veneto, a far da contraltare il servo Bruno Ricci invece con la cadenza barese, imponente nel ruolo di Apollo ricoperto d’oro Alessio Del Mastro. In scena anche gli allievi dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico. Ad impreziosire la scena, eccezionalmente per la prima, il compositore delle musiche Paolo Fresu, che ha incantato con la sua tromba.

“Alcesti è quasi come la Flotilla di oggi. – ha raccontato la protagonista Deniz Özdoğan a Siracusa News – Siamo in un momento della storia in cui stiamo vedendo veramente il lato più ignobile, crudele, ottuso, violento dell’umanità, ma contemporaneamente, grazie a queste persone, stiamo vedendo anche la parte, più luminosa, più generosa e accogliente. Saif Abukeshek e Thiago Ávila sono lì in ostaggio, in Israele, i due attivisti, i due umani meravigliosi della Global Sumud Flotilla, sono partiti lasciando propri figli a casa. Alcesti va e lascia i suoi due figli, però ha un padre, ha un regno, sono andati mettendo in pericolo la propria vita per salvare la vita dei bambini che non conoscono. È il grande insegnamento per quello che sta accadendo adesso davanti ai nostri occhi. Siamo in un momento in cui chi va a cercare di aiutare dei bambini che quotidianamente vengono uccisi viene definito come terrorista e chi commette questi crimini, questi assassini viene rispettato. Siamo in un momento folle ma anche in un momento in cui anche molto prezioso per la nostra specie”.

“È una tragedia davvero, fino in fondo.- ha spiegato il regista Filippo Dini– Ha un risvolto in qualche modo comico o divertente. Credo che questa sia una tragedia estremamente al femminile, dove in qualche modo le donne prendono possesso dello stare su questo pianeta. E questo ce lo insegna Alcesti attraverso il suo atto d’amore e attraverso il suo percorso di orrore e ritorno. Questa è la straordinarietà: Alcesti ritorna per dire forse che cosa ha visto, per ripensare a quello che ha fatto e per insegnarci ad avere un rapporto più profondo nella piccola realtà quotidiana e nella piccola realtà delle nostre case e dei nostri rapporti di coppia. Alcesti ci insegna davvero a vivere l’amore in maniera molto più profonda e meno superficiale”.

“Alcesti” è in scena al Teatro Greco di Siracusa (alle ore 19), in alternanza con “Antigone”, fino al 6 giugno. Prima dell’inizio dello spettacolo il presidente dell’INDA, Francesco Italia, il consigliere delegato Marina Valensise e il sovrintendente Daniele Pitteri, hanno annunciato titoli e registi del 2027: “Troiane” di Euripide per la regia di Theodoros Terzopoulos; “Filottete” di Sofocle per la regia di Luca Micheletti e “Uccelli” di Aristofane per la regia di Davide Livermore.

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