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Auto cinesi, grandi manovre in Europa. Geely, SAIC e Chery accelerano tra fabbriche e alleanze

I costruttori della Repubblica Popolare accelerano l’espansione nel vecchio continente tra Spagna e Regno Unito, coinvolgendo stabilimenti e partnership
Auto cinesi, grandi manovre in Europa. Geely, SAIC e Chery accelerano tra fabbriche e alleanze
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L’apertura o il rilancio di fabbriche automobilistiche da parte di costruttori cinesi su suolo europeo non è più una questione di “se”, ma di “quando”. E questo “quando”, stando a segnali sempre più concreti, è sinonimo di un futuro estremamente prossimo. Il baricentro della produzione automobilistica globale si sta spostando, e il Vecchio Continente, stretto tra la necessità della transizione ecologica (forzata e molto discutibile) e le difficoltà dei marchi storici, sta diventando il terreno d’elezione per le ambizioni dei colossi della Repubblica Popolare.

Le ultime notizie in merito arrivano dalla Spagna, che si candida a diventare il principale approdo per lo sbarco dei car maker cinesi. Secondo diverse testate specializzate, tra cui l’autorevole La Tribuna de Automoción, il gruppo Geely avrebbe già raggiunto un accordo di massima con Ford per acquisire una porzione strategica dell’impianto di Almussafes, situato alle porte di Valencia. Per ora la casa americana non conferma né smentisce. Ma è evidente che qualcosa si stia muovendo.

La strategia dei gruppi cinesi? Entrare in Europa acquisendo spazi produttivi sottoutilizzati (ma già ampiamente “rodati” e inseriti nell’indotto locale), siglando partnership o acquisendo gli impianti con/da giganti come Stellantis, Volkswagen, Ford e Nissan. Questi ultimi sono alle prese con il problema della sovracapacità produttiva, causata dal mercato asfittico e da una transizione mal programmata e mal gestita. Al momento, l’unica soluzione per evitare la dismissione degli impianti e il taglio di migliaia di posti di lavoro sembra arrivare proprio dall’arrivo dei costruttori cinesi, che potrebbero così dribblare pure i dazi dell’UE.

Ad Almussafes, Geely avrebbe individuato come utile per i suoi intenti la struttura che ospita il reparto di assemblaggio Body 3, un’area attualmente inattiva dopo il pensionamento dei modelli Mondeo, Galaxy e S-Max (trasferiti a Valencia nel 2015 dopo la chiusura dello stabilimento belga di Genk). Il Body 3 resta il reparto più moderno dell’intero complesso spagnolo, mentre le attività odierne di Ford, focalizzate sulla Kuga, sono concentrate sulle linee del Body 2 e, parzialmente, del Body 1. Una separazione fisica che consentirebbe a Geely autonomamente, senza dover condividere la catena delle forniture con Ford.

All’orizzonte c’è l’assemblaggio di un modello declinato in tre varianti di motorizzazione — ibrida, ibrida plug-in ed elettrica — identificato internamente come “progetto 135”. Tale veicolo sarebbe basato sulla piattaforma modulare multi-energia GEA, acronimo di Global Intelligent Electric Architecture. Oltretutto, le valutazioni in corso non escludono la possibilità di produrre un modello a marchio Ford sulla medesima architettura cinese. Tra le ipotesi sul tavolo spicca la Geely E2: diversi fornitori della Comunità Valenciana sarebbero già stati contattati per definire possibili contratti legati a questa SUV compatta.

Secondo la stampa iberica, l’ingresso di Geely ad Almussafes, unito ai programmi residui di Ford, potrebbe permettere allo stabilimento di recuperare nel medio termine i volumi produttivi pre-Covid, epoca in cui l’impianto sfornava oltre 300.000 unità annue. Se così fosse, verrebbe garantita la stabilità per gli attuali oltre 4.000 lavoratori e, addirittura, si aprirebbe la strada a nuove assunzioni.

Anche SAIC Motor sta mettendo in spagna le basi del suo primo impianto in Europa. L’attenzione del colosso cinese si sarebbe concentrata su Ferrol, cittadina costiera situata a breve distanza da La Coruña. Il progetto prevede l’insediamento in un’area specifica della zona portuale, un’opzione caldeggiata pure dalle autorità locali nonostante alcune criticità tecniche ancora da risolvere. Recentemente, il presidente della Giunta della Galizia, Alfonso Rueda, si è recato personalmente in Cina per visitare una fabbrica di batterie di SAIC e incontrare il presidente del gruppo, Xiaoqiu Wang, confermando la volontà politica di attrarre l’investimento.

Le infrastrutture a cui punta SAIC Motor – che detiene il marchio MG – dovranno essere ammodernate per accogliere le grandi navi del gruppo, dato che nella fase iniziale la produzione avverrà tramite kit di assemblaggio provenienti direttamente dalla Cina. Il progetto, pur avendo una capacità prevista di circa 120.000 veicoli l’anno, deve però superare un ostacolo burocratico e spaziale: l’area individuata potrebbe collidere con le attività della Windwaves, azienda specializzata in strutture per l’eolico offshore che detiene una concessione trentennale su otto ettari per un impianto di oltre 12.000 metri quadrati. Ma è evidente che, vista la volontà politica, si riuscirà molto probabilmente a trovare una soluzione anche a questo problema.

Mentre la Spagna si prepara a un’ulteriore espansione, il Regno Unito vive una fase di profonda ristrutturazione. Nissan ha comunicato ai sindacati dello stabilimento di Sunderland l’intenzione di accorpare le linee di montaggio, passando dalle attuali due a una singola. Sunderland, che produce Qashqai, Juke e Leaf, lavora oggi a circa il 50% della propria capacità produttiva, una soglia critica per la sostenibilità economica del business.

Anche in questo caso, le indiscrezioni suggeriscono una possibile condivisione degli spazi con un partner cinese: Chery. Il gruppo, proprietario dei marchi Omoda e Jaecoo, in forte ascesa, potrebbe siglare un’intesa già nei prossimi mesi. Il portavoce di Nissan ha lasciato intendere che l’accorpamento delle linee è funzionale a garantire il pieno utilizzo dell’impianto attraverso “nuove opportunità”. Che molto probabilmente parlano mandarino.

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