“Mi spiace che si debba arrivare a vedere che viene umiliata un’intera categoria per ricordarci che esiste”. La prima premiata ai David 2026 e il primo lungo discorso di protesta politica. Tocca a Matilda De Angelis alludere alla ritrosia del ministro Giuli e di tutto il cucuzzaro meloniano verso il cinema, l’arte e la cultura. La 30enne attrice bolognese è salita sul palco dei David di Donatello per ritirare il premio come attrice non protagonista in Fuori di Mario Martone e subito per ricordare Goliarda Sapienza ispiratrice del film: “Un’artista indomita, in vita censurata ed ostacolata”. “Molto spesso dei grandi artisti ci accorgiamo quando sono morti, quando appartengono al passato e al futuro, ma non al presente. Mi dispiace che si debba arrivare a umiliare un’intera categoria per ricordarci che esiste”, ha ricordato la De Angelis.
Ed è alla categoria dei lavoratori dello spettacolo a cui l’attrice si riferisce, schierati davanti agli studi di Cinecittà per protesta contro la mancata attenzione economica e al loro futuro professionale da parte del Mibact e del governo. “Il nostro Paese sta vivendo un impoverimento importante della cultura e mi spiace che si debba umiliare una categoria come quella dei lavoratori e le lavoratrici del cinema che sono la mia famiglia. Non capisco perché ci siamo fatti addomesticare. Ci siamo piegati a questo meccanismo anziché essere indomiti come Goliarda Sapienza. Riportiamo il cinema a essere politico e sociale. In questo momento anche l’amore mi sembra politico e sociale. Per favore non levateci questa speranza e questo futuro”.