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Il nuovo premier ungherese Peter Magyar presenta in Italia il documentario sulla sua ascesa politica: “Decisivo per la mia elezione”

'Spring Wind' è l'opera diretta da Tamas Yvan Topolansky e Claudia Sumeghy, in prima internazionale al Riviera International Film Festival 2026, sull'exploit politico del leader conservatore che ha messo fine a 16 anni di governo Orban
Il nuovo premier ungherese Peter Magyar presenta in Italia il documentario sulla sua ascesa politica: “Decisivo per la mia elezione”
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“Non volevo salire, mi hanno spinto su quel palco”. Peter Magyar si schernisce. Modesto. Lui che ha solo abbattuto una sorta di monumento nazionale come Viktor Orban alle ultime elezioni ungheresi. La battuta gli sfugge durante Spring Wind, il documentario diretto da Tamas Yvan Topolansky e Claudia Sumeghy, in prima internazionale al Riviera International Film Festival 2026. Magyar rievoca gli istanti precedenti al primo discorso pubblico tenuto a Budapest il 15 marzo 2024, quello avvenuto pochi giorni dopo la sua clamorosa rottura dal partito Fidesz dell’ex premier Orban. “Credo nel potere della maggioranza silenziosa, dell’onestà, dell’integrità e dell’amore”, declama Magyar prima di parlare alla folla che già l’aveva incoronato.

Lui ex marito (con strascichi legali non da ridere) della ex ministra della Giustizia del governo Orban, Judit Varga, sentiva che era giunto il momento di staccare la spina al re, scuotere le istituzioni ungheresi (già travolta anche lì da una “grazia” concessa, poi revocata, dalla Presidente della Repubblica) e fondare un altro partito, Tisza, con il quale poche settimane fa ha stravinto le elezioni in patria. “Oltre a vincere le elezioni e sconfiggere il regime il mio compito ora è unificare la nazione”, ha ricordato Magyar a Sestri Levante, durante un’affollata conferenza stampa del RIFF.

Spring Wind non è solo un documentario ovviamente agiografico del premier che si svolge nei due anni di fitta, partecipata campagna elettorale anti-Orban da destra (Magyar è un conservatore spinto), ma è anche una sorta di esperimento comunicativo social mica da ridere. Perché, come spiega lo stesso politico, si tratta di un film “decisivo” per la sua elezione, in quanto “nel weekend di Pasqua, quello prima del voto, era disponibile su YouTube e ha ottenuto 3,3 milioni di visualizzazioni, tanti quanti i nostri voti, ma quando siamo partiti non lo sapevamo”.

Insomma, per tanti politici pronti a dar battaglia, ricordate che il cinema può ancora far qualcosa. Del resto Magyar, un 45enne con taglio a spazzola e un fisichino asciutto da atleta e quel suo macinare selfie tra il pubblico, sembra più una rockstar: “Non mi sento una rockstar, ma sento la fiducia di tante persone che credono in me per una nuova ripartenza dell’Ungheria. Per anni la gente nel mio Paese non voleva parlare di politica, invece ora la politica è diventata sexy grazie ai tanti giovani che sono coinvolti”.

Magyar è arrivato sulla riviera del levante ligure con uno dei figli avuti con la ex moglie e a lungo contesi. Ma a chi gli ha chiesto commenti su Trump o la Meloni ha mostrato subito la saracinesca: “Non sono inerenti al film, altre domande?”. Infine, nel film, seduto sulla poltrona di casa, Magyar ricorda che proprio tra le mura domestiche fu la ex moglie ed ex ministro a parlargli del governo Orban come “una mafia”. Assist che permette al neo premier di lisciarsi parecchio pubblico italiano: “In questi due anni ho menzionato più volte due italiani, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Combattevano contro la mafia, contro la mafia politico-economica, loro purtroppo non ci sono più, ma quello che hanno fatto resta”.

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