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Flotilla, la denuncia degli attivisti fermati: “Dall’esercito di Israele violenze sessuali e perquisizioni anali”

Le prime testimonianze raccolte dopo il rilascio dei 179 partecipanti della Flotilla raccontano "una degradazione sistematica contro partecipanti civili"
Flotilla, la denuncia degli attivisti fermati: “Dall’esercito di Israele violenze sessuali e perquisizioni anali”
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“Violenze fisiche e sessuali”, “procedure di perquisizione invasive e umilianti”. Le prime testimonianze degli attivisti fermati dall’esercito di Israele e raccolte dalla Global Sumud Flottila denunciano “una degradazione sistematica contro partecipanti civili”. Le voci sono state raccolte dopo il rilascio di 179 partecipanti alle autorità greche e indicano “un ricorso alla violenza fisica e agli abusi, inclusi abusi sessuali, come strumenti di intimidazione e controllo“.

In particolare, si legge nel comunicato, “i partecipanti hanno documentato un regime di procedure di perquisizione invasive e umilianti, insieme a violenze fisiche e sessuali mirate dirette sia contro uomini sia contro donne. È emerso che almeno quattro partecipanti hanno subito violenza sessuale” da parte dei soldati israeliani. “Due persone hanno riferito di essere state penetrate analmente con un dito. Altri hanno riferito di essere stati colpiti ripetutamente e con forza ai genitali; altri ancora hanno raccontato che i loro genitali sono stati afferrati, stretti o tirati; il tutto mentre subivano contemporaneamente aggressioni verbali a sfondo sessuale”. Questi episodi, continuano, “non vengono descritti come incidenti isolati, ma come parte di un più ampio modello di trattamento volto a disumanizzare coloro che esprimono solidarietà al popolo palestinese”.

Mentre continua la detenzione illegale dei due leader Saif Abukeshek e Thiago Ávila nella prigione di Shikma, in Israele, la Global Sumud Flotilla cerca di fare luce sulle condizioni in cui sono stati trattati i partecipanti fermati nei giorni scorsi. Secondo le testimonianze, quando l’esercito “riteneva che la propria autorità fosse stata messa in discussione, ricorreva a violenza fisica e sessuale per reprimere i detenuti”. In generale, hanno raccontato di “un regime di privazione ambientale deliberata usato per spezzare la resistenza dei partecipanti”. Come già raccontato in questi giorni, sono state diverse le tattiche usate: “segnalazioni di aree esterne ai container dove erano trattenuti i partecipanti deliberate­mente allagate durante la notte”; “rimozione mirata di vestiti pesanti, scarpe e calze, insieme alla mancanza di cibo, acqua e coperte adeguate”; “negligenza medica”.

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