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“C’è un possibile movente per l’avvelenamento da ricina”: la pista degli investigatori. Sarà sentita per la quarta volta una cugina

Le indagini proseguono per ricostruire i rapporti all'interno della famiglia: su questo si concentrerà il nuovo colloquio della squadra mobile con Laura Di Vita, che in questo periodo sta ospitando padre e figlia che sono sopravvissuti al pranzo letale
“C’è un possibile movente per l’avvelenamento da ricina”: la pista degli investigatori. Sarà sentita per la quarta volta una cugina
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Starebbe emergendo un possibile movente dietro al duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita morte a fine dicembre a Pietracatella – in provincia di Campobasso – per avvelenamento da ricina: da fonti investigative emerge che il possibile delitto sarebbe legato a questioni familiari. La Squadra Mobile sta continuando a incrociare dichiarazioni, movimenti e rapporti personali già ricostruiti negli ultimi mesi.

Uno degli elementi ritenuti potenzialmente decisivi sarebbe la copia forense del telefono di Alice Di Vita, la figlia maggiore. Sarà di nuovo ascoltata tra oggi e l’inizio della prossima settimana Laura Di Vita, la cugina di Gianni Di Vita, che in questo periodo sta ospitando lui e la figlia dopo il sequestro della loro abitazione di via Risorgimento. La 40enne è già stata ascoltata tre volte: il primo interrogatorio è stato nei giorni immediatamente successivi alle morti, il secondo si è tenuto l’8 aprile e il terzo appena nove giorni dopo.

Le domande rivolte finora alla donna si sarebbero concentrate soprattutto sui rapporti all’interno della famiglia e sulla cena consumata il 23 dicembre, ma il focus attuale delle indagini punta a chiare i tempi e le modalità dell’esposizione alla ricina, sostanza confermata dalle analisi tossicologiche eseguite dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia. L’indagine procede per duplice omicidio volontario contro ignoti e per omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso.

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