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Seno scoperto, passamontagna rosa e slogan contro la Russia: protesta delle Pussy Riot e le Femen alla Biennale di Venezia – Video

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Le Pussy Riot e le Femen hanno fatto irruzione alla Biennale di Venezia con una protesta davanti al Padiglione della Russia finito al centro di una polemica politica e non per essere stato ospitato all’evento.

La protesta, a cui hanno preso parte una ventina di partecipanti, è durata circa 15 minuti: alcune attiviste avevano il volto coperto da un passamontagna rosa mentre altre hanno sventolato bandiere ucraine a seno scoperto con scritte dipinte sul torso nudo. Urlati anche slogan contro Mosca ed esposti manifesti.

Le Pussy Riot, il collettivo punk rock russo noto per il loro arresto in Russia con l’accusa di ‘teppismo e istigazione all’odio religioso’ per aver messo in scena, durante una celebrazione religiosa nella Cattedrale di Cristo Salvatore, un’esibizione non autorizzata contro Putin avevano preannunciato la protesta alla quale si sono unite poi le Femen, il movimento femminista di protesta ucraino fondato a Kiev nel 2008.

“Russia kills! Biennale exhibits!” (La Russia uccide! La Biennale espone!), “Disobey! Disobey! Disobey!” (Disobbedisci! Disobbedisci! Disobbedisci!), “Art for show, graves below!” (Arte in mostra, tombe sotto!), “Blood is Russia’s art!” (Il sangue è l’arte della Russia!), “Slava Ukraini!” (Gloria all’Ucraina!): sono alcuni degli slogan scanditi in inglese dalle manifestanti.

La protesta è stata guidata da Nadya Tolokonnikova e da altri membri del collettivo artistico e musicale Pussy Riot, insieme alle militanti di Femen, movimento noto per le sue azioni di protesta contro patriarcato, autoritarismo e religione. Durante l’azione sono stati lanciati anche fumogeni rosa, alternati ai colori giallo e blu della bandiera ucraina.

“La Russia sta conducendo una guerra contro ciò che definisce il ‘West collettivo’”, ha dichiarato Tolokonnikova prima dell’azione davanti alla stampa. “È sorprendente che l’Europa continui ad aprire le porte alla propaganda russa. Non è una questione di libertà di espressione o censura. Se la Biennale di Venezia fosse davvero interessata a questi temi, invece di ospitare artisti sostenuti dallo Stato russo dovrebbe dare spazio a chi è in carcere per aver sostenuto l’Ucraina o per essersi opposto al regime”. Secondo l’artista e attivista, interpellata dall’Adnkronos, la proposta del gruppo sarebbe quella di trasformare il Padiglione russo in una mostra alternativa dedicata agli artisti incarcerati intitolata “Resistance Imprisoned’’, già presentata in parallelo in una galleria di Strasburgo.

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