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Ultimo aggiornamento: 16:37

Padellaro: “Campo largo? Non hanno un candidato premier, né un programma, non sanno neppure chi sono. Con loro Meloni dorme sonni tranquilli”

"L’opposizione non sarebbe pronta nemmeno se Meloni implodesse domani". Padellaro inchioda un centrosinistra allo sbando
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Giorgia Meloni, evviva evviva, ha il secondo governo più longevo della storia della Repubblica. E nessuno nell’opposizione ha la minima intenzione di farla cadere. Siamo ancora all’anno zero“. .Così Antonio Padellaro, editorialista del Fatto Quotidiano, bacchetta senza sconti il campo largo nella trasmissione Battitori Liberi, su Radio Cusano Campus. Un intervento che riprende e affila il suo editoriale del 3 maggio, “Il governo regge e la sinistra pigola”.
Partendo dai numeri, Padellaro sottolinea che l’esecutivo Meloni naviga tranquillo verso un primato storico: mancano solo tre-quattro mesi per superare il governo Berlusconi II. “Da qui alle prossime elezioni, tra un anno e mezzo circa – osserva – nessuno sembra intenzionato a far cadere la Meloni. E se anche l’esecutivo dovesse implodere, l’opposizione non sarebbe pronta. Non hanno il premier, non hanno il programma, non sanno neppure chi sono e quanti sono“.

Sul possibile pareggio tra campo largo e centrodestra, il giornalista è realista: “Sono tutte congetture”. Ma nota che c’è chi ci spera: Carlo Calenda. Con Azione intorno al 3%, il suo partito diventerebbe infatti “l’ago della bilancia” in caso di equilibrio perfetto. “Nella Prima Repubblica era uno sport diffusissimo coi repubblicani e i socialisti – ricorda – ma oggi sono solo ipotesi”.
Il vero nodo, per Padellaro, è l’assenza di un’alternativa credibile, oltre alle divisioni interne al Pd, come ricorda uno dei due conduttori, Savino Balzano. Determinanti sono le differenti posizioni dem su guerra e immigrazione, ma soprattutto manca la figura centrale: il candidato premier del campo progressista.
Silvia Salis? – osserva Padellaro – È un ottimo sindaco, ma come candidata del campo largo non esiste proprio“.
Sulle primarie il giudizio è tranchant: “Ci facessero sapere cosa vogliono fare, perché questo continuare a dire “quando sarà il momento” dà la sensazione di indeterminatezza e di indecisione”.

Immaginando lo scenario, il giornalista ironizza: “Schlein e Conte fanno campagna elettorale per le primarie e ognuno dice che è più bravo dell’altro. Sennò che le fanno a fare?”.
Al conduttore Gianluca Fabi che gli chiede perché non adottare la regola del centrodestra (“chi prende più voti fa il premier”), Padellaro risponde secco: “Perché Conte non è d’accordo. Schlein ha detto che siamo testardamente unitari, quindi non farà mai qualcosa che possa irritare Conte. Siamo ancora a “caro papà”“.
Nemmeno l’ipotesi di un “federatore” (si fa spesso il nome di Bersani) lo convince: “Sono termini giornalistici. La parola “federatore” non significa una mazza. Chi si fa federare da Bersani? Vi sembra credibile che lui si presenti da Conte e Schlein e dica: “Adesso ragazzi state buoni, che vi federo io”?”.
In chiusura, una riflessione lucida e amara: chi vincerà le prossime elezioni troverà “una situazione ancora più complessa”. Per questo Padellaro conclude ironicamente: “Io resterei all’opposizione. Ogni giorno rompi le scatole al governo e intanto hai la tua visibilità. Se rinasco vado all’opposizione”. Fino ad allora, insomma, la Meloni può governare serena: l’indecisione del campo largo è il suo miglior alleato.

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