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Lanciamissili, caccia e 15mila soldati: cosa prevede “Project freedom”, il piano di Trump per Hormuz

Per ora niente scorta militare: gli Usa vogliono coordinare le compagnie di navigazione. Trump ha annunciato l'operazione come un "atto umanitario": una cornice, dicono fonti dell'amministrazione, in base alla quale "se gli iraniani faranno qualcosa, saranno loro i cattivi e noi avremo la legittimità per agire" e riprendere la guerra
Lanciamissili, caccia e 15mila soldati: cosa prevede “Project freedom”, il piano di Trump per Hormuz
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Si chiama “Project Freedom“, è iniziata la mattina del 4 maggio e mira a “ripristinare la libertà di navigazione per le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz“. E’ un comunicato dello United States Central Command a delineare il perimetro dell’operazione che, nelle intenzioni degli Stati Uniti, dovrebbe consentire a 2.000 imbarcazioni civili, con circa 20.000 marittimi a bordo secondo l”Organizzazione Marittima Internazionale, di uscire dal choke point nel Golfo Persico diventato centrale nella guerra scatenata da Washington contro l’Iran.

La cornice, ha reso noto il comando militare responsabile per le operazioni Usa per il Medio Oriente, l’Asia Centrale e parte dell’Asia del Sud, è quella del Maritime Freedom Construct, iniziativa annunciata la scorsa settimana dal Dipartimento di Stato in collaborazione con quello della Difesa, che mira a combinare l’azione diplomatica con il coordinamento militare attraverso il rafforzamento della condivisione di informazioni tra i partner internazionali a sostegno della sicurezza marittima nello stretto.

Il supporto militare “comprenderà l’impiego di cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 velivoli terrestri e navali, piattaforme senza pilota multidominio e 15.000 militari“, ha fatto sapere il Centcom domenica sera. Tra gli assetti impiegati figurano i cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, considerati la spina dorsale della flotta Usa, alcuni già presenti nell’area. Queste unità, finora utilizzate per operazioni nel Mar Arabico, potrebbero avere un ruolo limitato nello stretto, soprattutto con funzioni di difesa aerea. Dispiegati anche elicotteri armati per contrastare eventuali imbarcazioni ostili e aerei d’attacco come gli A-10, impiegabili contro bersagli navali o batterie missilistiche costiere.

Tuttavia non è ancora chiaro in che modo queste risorse verranno impiegate: secondo il Wall Street Journal, il progetto “non prevede la scorta di navi da guerra statunitensi attraverso lo Stretto di Hormuz, bensì uno sforzo coordinato da parte di compagnie di navigazione e di assicurazione” per facilitare i movimenti marittimi nello stretto.

Secondo il Joint Maritime Information Center, “gli Stati Uniti hanno istituito un’area di sicurezza rafforzata per supportare il transito nello Stretto di Hormuz”. “Le navi che intendono transitare nello Stretto di Hormuz – è l’invito dell’organizzazione internazionale a guida Usa che coordina le marine militari e l’industria navale civile – dovrebbero considerare una rotta attraverso le acque territoriali dell’Oman” e coordinarsi con le autorità di Muscat. Il transito nell’area “deve essere considerato estremamente pericoloso, a causa della presenza di mine non ancora individuate e neutralizzate”.

“Sembra trattarsi di un’operazione che non mira tanto a fornire protezione diretta a una o due navi, quanto piuttosto a cercare di cambiare la situazione nello stretto” in modo che le navi “si sentano al sicuro”, ha dichiarato alla Cnn Jennifer Parker, ricercatrice del Lowy Institute ed ex ufficiale della Marina Australiana. Ciò, ha aggiunto l’analista, potrebbe includere la presenza di alcune navi della U.S. Navy nello stretto e di diversi velivoli in volo sopra di esso, in grado di individuare e neutralizzare eventuali piccole imbarcazioni o navi che tentassero di attaccare navi commerciali.

L’operazione è stata annunciata nella notte da Donald Trump: “Paesi di tutto il mondo, quasi tutti estranei alla disputa mediorientale in corso, così palesemente e violentemente sotto gli occhi di tutti, hanno chiesto agli Stati Uniti di intervenire per liberare le loro navi, bloccate nello Stretto di Hormuz”, ha premesso il capo della Casa Bianca su Truth. Quindi la promessa: “Abbiamo assicurato a questi Paesi che guideremo le loro navi fuori da queste acque”.

“Si tratta di un gesto umanitario da parte degli Stati Uniti – ha proseguito il tycoon -. Molte di queste navi stanno esaurendo le scorte di cibo e di tutto il necessario per permettere ai numerosi equipaggi di rimanere a bordo in condizioni igieniche e sanitarie”. Una cornice “umanitaria”, ha detto una fonte ad Axios, in base alla quale “se gli iraniani faranno qualcosa, saranno loro i cattivi e noi avremo la legittimità per agire”. “Se, in qualsiasi modo, questo processo umanitario dovesse essere ostacolato – ha chiosato Trump nel suo post -, tale interferenza dovrà purtroppo essere contrastata con fermezza”.

L’idea, secondo Axios, è maturata giovedì sera quando l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, ha presentato a Trump un piano per far transitare le navi della Marina attraverso lo stretto. Il piano prevedeva che gli Stati Uniti avrebbero neutralizzato qualsiasi missile o motoscafo veloce lanciato dagli iraniani in risposta ai tentativi di transito, e avrebbero ripreso la guerra con tutta la loro forza se l’Iran avesse intensificato l’attacco contro i paesi del Golfo. All’ultimo minuto, il tycoon avrebbe invece optato per un approccio più cauto, che comporta un rischio minore di escalation immediata.

Fredda l’accoglienza da parte degli alleati europei. “Se gli Stati Uniti vogliono riaprire lo Stretto di Hormuz, e sono pronti a farlo, è molto positivo: è ciò che chiediamo fin dall’inizio – ha commentato il presidente francese Emmanuel Macron -. Tuttavia, non parteciperemo a operazioni di forza il cui quadro, per quanto mi riguarda, non appare chiaro. Auspichiamo una riapertura concertata tra Iran e Stati Uniti. È l’unica soluzione duratura per riaprire lo Stretto di Hormuz, garantire la libera navigazione senza restrizioni né pedaggi”.