Musica

“Il Concerto del Primo Maggio per rieducare a stare con gli altri. I provini da attrice sono una gara e mi mettono un po’ a disagio. Con la musica ho smesso di nascondermi”: parla Lea Gavino

In attesa di salire sul palco del Concertone l'’attrice e cantautrice racconta la sua vita tra musica e recitazione e presenta il suo primo EP “11 volte”

di Gabriele Scorsonelli
“Il Concerto del Primo Maggio per rieducare a stare con gli altri. I provini da attrice sono una gara e mi mettono un po’ a disagio. Con la musica ho smesso di nascondermi”: parla Lea Gavino

Lea Gavino non si è ancora trovata. È contenta, come lo chiama lei, in un “disequilibrio precario”. Una condizione in cui cambia idea, sperimenta e si conosce: intreccia le passioni per la recitazione e la musica, senza privilegiarne una. Ha fatto parte, tra le altre produzioni, del cast di “L’ombra di Caravaggio”, “Skam Italia” e della nuova serie di Rai 1 “Guerrieri” e nel 2026 ha partecipato a Sanremo Giovani. Ora pubblica il suo primo EP “11 volte”, in cui “racconto il mio mondo e la dolcezza dell’innamorarsi – spiega a FqMagazine –. Ma in questo progetto c’è anche la me più arrabbiata, come in ‘Serratura’”. Venerdì 1 maggio, l’attrice e cantautrice sarà inoltre sul palco del Concertone a Roma.

Reciti e canti e anche tuo fratello Damiano è un attore di successo. È una passione di famiglia?
Io e mio fratello abbiamo sempre giocato attraverso forme di creatività, non solo musicale ma anche di messa in scena e divertimento. I miei genitori sono molto creativi, ma non lavorano nel campo dello spettacolo: mia madre ha fatto l’insegnante alle elementari, mio padre ha una Onlus con cui aiuta i bambini che vengono da realtà sociali, economiche e culturali disagiate. Però entrambi hanno grandi capacità di raccontare storie.

Come nasce la tua passione per le parole?
Sono molto appassionata e affezionata al linguaggio, quando ero più piccola mia madre mi costringeva a scrivere un tema al giorno. Mi piace dare importanza ai termini che uso: attraverso la musica ho la possibilità di creare tensione e risoluzione con l’armonia, con la recitazione posso marcare un concetto e renderlo più impattante o drammatico.

Come coniughi il mondo della musica e quello della recitazione?
In tutti i film con delle trame classiche ci sono situazioni in cui bisogna gestire il conflitto. Credo che ogni mia canzone parta una situazione di conflittualità, nella parte aurorale c’è un po’ di sceneggiatura. Ho iniziato un progetto con la musica perché pronunciare sempre le parole scritte da altri mi faceva sentire un po’ nascosta, sentivo che avevo bisogno di dire qualcosa. Non critico il lavoro dell’attrice, tante volte ho anche la necessità di nascondermi facendomi vedere nelle parole di qualcun altro.

Hai detto che ti senti “più una cantante che recita che un’attrice che canta”. Cioè?
Questa è una mia teoria per cui mi prendono in giro, soprattutto mia madre (ride, ndr). Secondo me esistono diversi tipi di attori, tra cui quelli “musicali”, ritmici, che musicano le battute e i movimenti. Io mi pongo in questa categoria. Ma sono tutte mie idee: per esempio, un’altra è che sono una timida nel corpo di un’estroversa.

Un’attrice e cantautrice timida?
Penso da timida e interiormente mi definisco così. Le persone che mi conoscono, però, mi dicono: “Sei pazza, sei l’ultima persona che si può definire timida”.

A “The Hot Ones” hai confessato di non riuscire a essere competitiva nei provini. Perché?
I provini da attrice sono una staffetta, una gara vera e propria e mi mettono un po’ a disagio. Sono una da sport di squadra: la musica, per esempio, la sento più come un progetto di gruppo, mi sento protetta. Nella recitazione sei più sola, è un po’ più faticoso: se voglio scrivere una canzone lo faccio; per il film devo trovare una parte adatta e giocarmela con altre candidate.

Hai anche scritto una sceneggiatura per un film?
Ci stiamo lavorando da diversi anni con una collega regista. Scrivere una sceneggiatura è difficile perché devi guardarla dall’esterno e da lontano per vederla nel suo insieme. Ancora non riesco a darle la luce che si merita, ma non ho fretta. Anche se il film uscirà tra 20 anni, sarò ugualmente contenta.

“Con nessuno tranne te, io mi sento qualcuno” sono alcuni versi di “Figli”, canzone dedicata a tuo fratello Damiano. Sei mai stata gelosa del suo successo?
Quando lui ha cominciato ad ottenere i primi ruoli e io facevo la scuola di recitazione ho pensato “Se lui è riuscito subito, magari io non sono adatta”. Ma non userei mai il termine gelosia, perché non posso non essere sono contenta per la persona che amo di più al mondo. Gli ho dedicato quella frase perché sento di avere un ruolo importante nella sua vita. Il nostro rapporto non è come un’amicizia che può finire. Se mai mi facesse qualcosa, lo perdonerei sempre.

In “I treni” invece canti “la gente va, dove corre, chi rincorre. Se ci pensi siamo chiusi in una scatola”. La realtà che viviamo ti sta stretta?
Mi sembra che siamo tutti sempre di corsa, non ci fermiamo mai a respirare un secondo e guardare il cielo. Siamo chiusi nella nostra scatola di obiettivi, call, email e ci perdiamo la possibilità di assaporare la vita. È come stare in un contenitore con dei buchi per respirare che somiglia a una scacchiera, ma non ci permette di guardare oltre.

Tu riesci a farlo?
Ma figurati (ride, ndr). Provo a pormelo come obiettivo quotidiano. La mattina, quando mi sveglio, mi ritaglio un’oretta in cui cerco di non guardare il cellulare, ma la finestra e leggere un libro.

Il tuo libro preferito?
La trilogia della città di K. di Ágota Kristóf. Straziante, ma un capolavoro.

Cosa ti ha colpito?
Mi piacciono molto i libri che giocano sul tema della verità. Quelli in cui si analizzano i piani di realtà in cui questa coesiste con la bugia e dove si descrive anche quello che sta in mezzo tra le due. Nonostante la verità sia oggettiva, è sempre difficile comprendere quale sia davvero.

Che rapporto hai con bugia e verità?
Nutro una sorta di attrazione verso la bugia, ma sono una pessima bugiarda, a volte mento per educazione. Per quanto riguarda la verità, invece, per me esiste quella rispecchia i dati di fatto, ciò che accade. E poi c’è anche la verità soggettiva, il modo in cui io e le persone con cui mi relaziono viviamo le situazioni.

In “Mondo fiorito” dici “vago per le strade da sola e sono in cerca di me”. Ti sei trovata?
Continuo a vagare e cercarmi, senza mai l’obiettivo di trovarmi davvero. Credo di individuare la mia comodità nella confusione, nel cambiamento. Vago in questo disequilibrio precario e sono contenta così. Non mi sento a mio agio con la pretesa di centrarmi e di sapermi definire, con l’idea di dover dire una cosa che continuo a pensare pure domani.

Ti esibirai sul palco del Primo Maggio. Come ti senti?
È una giornata importante. La musica ha il compito di unire la gente e rieducarla a stare con gli altri in uno spazio sicuro. A livello personale suonare al Primo Maggio ha un valore emotivo enorme. È l’anniversario di quando ho deciso di rendere pubblico il progetto della musica: ho scritto “11 volte” (che dà il titolo all’EP, ndr) esattamente un anno fa in una traversa vicino a piazza San Giovanni e venerdì mi esibirò proprio lì.

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