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Beatrice Venezi: “Meloni? Nessuno di FdI mi ha chiamata. Hanno fatto di me carne da macello perché non ho tessere”

L'ex direttrice de La Fenice di Venezia parla al Corriere della Sera: "Tornassi indietro non suonerei più al convegno di Fratelli d'Italia. Starò alla larga dalla politica in futuro? Questo è poco ma sicuro"
Beatrice Venezi: “Meloni? Nessuno di FdI mi ha chiamata. Hanno fatto di me carne da macello perché non ho tessere”
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Beatrice Venezi contro Giorgia Meloni (e Fratelli d’Italia). Perché se potesse tornare indietro nel tempo, l’ormai ex direttrice del Teatro La Fenice di Venezia, “licenziata” dopo l’accusa di nepotismo all’orchestra, “non cederei alla richiesta insistente di Meloni di suonare a un convegno di FdI, prima del voto del 2022. Guardi lei quanti danni ho avuto in cambio… Sono stata fatta carne da macello, nessuno mi ha tutelata“. Già, nessuna protezione, almeno fino all’epilogo finale.

Lo dice Venezi in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera. “Se Meloni mi ha chiamata? Non ho sentito nessuno di FdI. Le uniche testimonianze di solidarietà le ho avute da Salvini, Ceccardi e Santanchè“. E se il governo non l’ha difesa è perché “non ho mai avuto una tessera di partito e non sono funzionale”. Nonostante inizialmente, suo malgrado “sia diventata un simbolo di cambiamento. Questa destra aveva bisogno della mia faccia pulita e mi ha utilizzata e poi buttata via”. Raccomandata? “Se fosse vero sarei ancora saldamente alla Fenice. Invece chi è ancora là è il sovrintendente“.

Naturalmente l’intervista ha toccato il casus belli finale, quello che ha portato all’allontanamento di Venezi, vale a dire il colloquio col quotidiano argentino La Nación: “Io non ho padrini, non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio“. Una sorta di accusa di nepotismo, che lei respinge: “Non ho accusato nessuno di nepotismo. L’intervista parla chiaro – afferma – Vogliamo dire della disparità di trattamento da parte della fondazione nei miei confronti? I dipendenti sono andati avanti per mesi con denigrazioni e diffamazioni, con il tacito consenso del sovrintendente. Se si fanno proclami dal palco durante un concerto senza il via libera del sovrintendente si rischiano lettere e sanzioni, che dalla fondazione non sono mai arrivate ai responsabili”. E ancora: “Colabianchi ha concesso all’orchestra di fare una campagna di odio contro di me, con spillette e lancio di volantini, dando al mondo un’immagine scadente della Fenice. Hanno messo in discussione la mia competenza, il mio talento, il mio percorso”. La conclusione: “Se in futuro starò alla larga dalla politica? Questo è poco ma sicuro“.

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