Palermo, chiusa la biblioteca del centro “Borsellino” per infiltrazioni d’acqua: “Il Comune intervenga”
Il Centro studi “Paolo e Rita Borsellino” di Palermo è a rischio. Dai primi giorni di aprile la biblioteca – cuore pulsante dell’attività, solitamente aperta al pubblico nei giorni feriali – è stata chiusa a causa del pericolo di caduta calcinacci dal tetto: la copertura dell’immobile (un bene confiscato alla mafia) presenta preoccupanti infiltrazioni di acqua nelle stanze. A lanciare un appello all’amministrazione comunale – proprietaria dello stabile – affinché intervenga al più presto, sono il presidente del Centro, l’ex magistrato Vittorio Teresi e i famigliari della sorella del giudice ammazzato dalla mafia il 19 luglio 1992.
“Indebolire il Centro – spiegano Cecilia Fiore e Emilio Corrao, figlia e genero di Rita Borsellino – anche se solo nella sua struttura fisica, significa mettere a rischio un simbolo che appartiene non solo alla nostra famiglia ma alla città di Palermo e all’intero Paese. Significa compromettere uno dei più importanti biglietti da visita civili e culturali della città, nato in opposizione al “puzzo del compromesso” del periodo stragista”. Un appello al quale ora il Comune è deciso a rispondere: “I nostri tecnici – precisa al nostro giornale l’assessore ai beni confiscati e alla legalità, Brigida Alaimo – hanno già fatto un sopralluogo. Stanno predisponendo una stima dei lavori che dovranno essere svolti per poi trasmettere il preventivo alla giunta. C’è tutta l’intenzione di far fronte a questa situazione ma dobbiamo prima comprendere l’entità del danno. Stiamo procedendo verso la risoluzione del problema”.
Intanto, pur nelle diverse criticità che investono la sede — e che ne minano la piena fruibilità, sia con riferimento agli spazi assegnati al Centro studi sia a quelli assegnati all’Azione Cattolica di Palermo — le attività continuano, seppure in forma ridimensionata e con tutte le cautele necessarie, in attesa di una soluzione definitiva. “Trattandosi di un bene confiscato alla mafia – sottolinea Teresi – abbiamo provveduto a informare contestualmente l’Agenzia nazionale per i beni confiscati che ha immediatamente inviato un ingegnere di fiducia per una prima valutazione dei danni e degli eventuali interventi da effettuare, per una soluzione definitiva degli inconvenienti. Naturalmente si è trattato soltanto di un sopralluogo informale per avere un’idea precisa dello stato dell’immobile dei rimedi ipotizzabili. Da molti anni siamo un importante presidio di legalità e di impegno civile, dove si svolgono attività educative, formative e rieducative rivolte prevalentemente ai giovani in età scolare e a cittadini che frequentano il centro per attività di studio e approfondimento. Il ridimensionamento delle attività e il rischio concreto di una loro interruzione rappresenta un gravissimo danno nei confronti di una comunità che, oramai da molti anni, considera il nostro Centro studi come un polo di aggregazione culturale, di confronto e di aggiornamento ed è conosciuto e apprezzato in tutto il territorio nazionale, come è dimostrato dalle numerosissime richieste di visita e di incontri che ogni anno ci pervengono da scuole di ogni ordine grado di tutto il Paese”.