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Nuova autodifesa di Minetti: “La grazia? Tutto regolare. Indebita esposizione mediatica di un minore”. Intanto Procura e Interpol verificano

L’ex consigliera lombarda nega irregolarità e attacca i media, rivendicando la legittimità del percorso adottivo e l’assenza di indagini a suo carico. Ma l’inchiesta giornalistica del Fatto Quotidiano ha spinto la Procura generale ad avviare verifiche dopo le richieste di spiegazioni dal Quirinale
Nuova autodifesa di Minetti: “La grazia? Tutto regolare. Indebita esposizione mediatica di un minore”. Intanto Procura e Interpol verificano
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“Smentisco categoricamente di aver mai intrapreso contenziosi con i genitori biologici di mio figlio”. E ancora: “Sono state diffuse ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione”. Le parole di Nicole Minetti, affidate a una serie di note rilanciate dalle agenzie, cercano di arginare le conseguenze dell’inchiesta del FattoQuotidiano che ha svelato le anomalie del percorso di adozione di un bimbo che ha permesso all’ex igienista dentale, tra le protagoniste delle cene eleganti di Arcore e condannata in via definitiva nel processo Ruby, di ottenere la grazia dal presidente della Repubblica. Che ha chiesto conto in modo perentorio al ministero della Giustizia di quel percorso giudiziario.

Sono frasi costruite per respingere ogni addebito e, allo stesso tempo, per ribaltare il piano dello scontro e cercare di salvare l’impianto che ha portato alla sua controversa grazia: non più lei al centro di possibili anomalie, ma i media sotto accusa per aver superato limiti legali e deontologici. Minetti, che dopo lo scandalo delle serate ad alto tasso erotico di Arcore, aveva ottenuto la poltrona di consigliera regionale in Lombardia, è stata già smentita dai riscontri del FattoQuotidiano come per esempio che il bimbo adottato non sia stato mai in cura all’ospedale di Padova. Né che il piccolo, affetto da una grave malattia, fosse solo al mondo ovvero orfano. La donna ha affrontato addirittura una causa per ottenere l’adozione che è stato il grimaldello per ottenere il provvedimento di clemenza dal Quirinale.

Minetti insiste sulla piena regolarità dell’adozione: “L’intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge”, sottolinea, precisando che ogni fase – dalla pre-adozione all’affidamento definitivo – sarebbe documentata. A questo aggiunge un elemento altrettanto centrale nella sua difesa: “Non sono mai stata indagata né ho mai ricevuto comunicazioni di indagini”, né in Uruguay, né in Spagna. Ma prima dell’inchiesta del FattoQuotidiano, nessuno aveva messo in discussione quelle modalità e il rischio è che l’ex consigliera rischi in Italia un’indagine. Minetti parla di una “indebita e ingiustificata esposizione mediatica” del minore. Era stato però il Quirinale all’indomani della pubblicazione dell’inchiesta a specificare che la grazia era stata ottenuta perché Minetti doveva occuparsi di un minore molto malato. L’ex igienista dentale sostiene anche di aver fatto curare il bimbo negli Stati Uniti, in una struttura specializzata a Boston, dove sarebbe stato sottoposto a intervento chirurgico complesso per il figlio. Condizionale d’obbligo in questa vicenda piena di opacità e ombre.

L’inchiesta di Thomas Mackinson si è allargata al contesto, soffermandosi su passaggi e circostanze che meriterebbero ulteriori approfondimenti. In particolare, l’attenzione si concentra sull’Uruguay e sulle modalità dell’adozione internazionale, inserite in un quadro più ampio che richiama dinamiche e ambienti ritenuti problematici. È qui che emerge il primo vero punto di frizione: la “normalità” rivendicata da Minetti contro i dubbi sollevati dall’inchiesta. Il fatto che non vi siano procedimenti aperti non esclude la presenza di aspetti da chiarire o verificare e questo punto conseguenze penali. Intanto la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, ha avviato verifiche sul minorenne uruguaiano al centro dell’istanza. La Procura generale si sta attivando “con massima urgenza”, ha detto il sostituto procuratore Gaetano Brusa, il magistrato che ha seguito direttamente il caso, interpellato dall’agenzia Ansa: “Di concerto con il procuratore generale siamo già attivati per le verifiche, dalle forze nostre di polizia a quelle dell’Interpol“, ha annunciato. “Andremo avanti finché non troviamo tutti gli elementi, positivi o negativi”. E il parere positivo concesso potrebbe essere revocato.

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