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VinNatur 2026, il presidente Maule: “Chi ha paura del vino naturale? Chi produce vino convenzionale si è rassegnato alla convivenza con i nostri vini”

Il presidente di VinNatur ci parla della fiera appena conclusa e della crescente accettazione dei vini naturali nel panorama enologico italiano

Testo di Davide Turrini
VinNatur 2026, il presidente Maule: “Chi ha paura del vino naturale? Chi produce vino convenzionale si è rassegnato alla convivenza con i nostri vini”

“Un attimo che spengo il trattore e scendo”. Nonostante le doti di finezza olfattiva e intuitività commerciale Angiolino Maule è un vignaiolo naturalmente molto pratico. “Stiamo sistemando il terreno. Piantiamo Garganega. Cos’altro altrimenti?”. La chiamata arriva a freddo dopo la conclusione di VinNatur 2026 al Margraf di Gambellara (Vicenza), la fiera di vini naturali targata, appunto, VinNatur, associazione di cui Maule è presidente e fondatore con l’altrettanto fine, intuitivo e praticissimo collega vignaiolo, Camillo Donati. “Se ci confrontiamo con la media degli ultimi cinque anni ci siamo dentro. Se facciamo il paragone con l’epoca pre Covid, a Villa Favorita, è chiaro siamo in perdita”, racconta Maule a FQMagazine. “180 espositori rimane un bel numero. Gli importatori non sono calati e nemmeno i giornalisti. Sono invece calati i curiosi. Trenta euro a biglietto forse sono troppi. Comunque abbiamo organizzato troppe fiere in pochi mesi. Abbiamo messo in piedi VinNatur a Genova due mesi fa. é stata un successo, ma poi a Vicenza sono mancati i ristoratori liguri e piemontesi”.

A questo punto la domanda è: in cosa potreste migliorare?

“Nel mettere apposto i vini difettosi. Non ce la faccio più a berne, sicchè trasmetto il mio gusto al consumatore e ai produttori. L’anno scorso abbiamo individuato 18 aziende che non facevano vini equilibrati: 14 si sono messi in regola e continuano a ringraziarci perché non si erano accorti e non avevano conoscenza tale, per capire gli inconvenienti legati alla cattiva pulizia in cantina. Quattro non hanno ascoltato e hanno cambiato associazione. Amen. Il mondo è libero. Mi spiace per loro che non hanno capito il nostro spirito. Quest’anno ne abbiamo individuati altri dieci e proviamo a sistemarli”.

Dopo Alberto Lot e In Sordina negli anni scorsi, a VinNatur 2026 un vino mi ha sorpreso: il Timorasso frizzante di Nebraie: tu hai scovato qualche sorpresa?

“Non assaggio per non fare un torto a nessuno. Su insistenza di un nuovo produttore gli ho assaggiato il vino, ci teneva tantissimo e mi sembrava di fare lo sborone se non lo avessi associato. Poi durante una cena, gli ho trovato un difetto e gli ho consigliato di fare analisi per metterlo apposto. Uno non deve prendersela, Vinnatur è questo: non stiamo a dirci che siamo tutti bravi e belli, ma cerchiamo di mettere a posto i problemi che si incontrano in casa propria. Siamo un’associazione formativa, non distruttiva”.

Turbolenze in generale – guerre, ipotetici dazi, ecc.. – hanno influito su VinNatur?

“In generale è un momentaccio. Che gli importatori girino, assaggino, documentino, è importante. Però non comprano e quando comprano non cambiano aziende. Mi spiace per i vignaioli associati partiti due-tre anni fa: sarebbe giusto che i giovani emergessero e ci facessero concorrenza”.

VinNatur – e il gotha del vino naturale italiano – è finito pure a New York…

“Una bellissima esperienza, assolutamente da rifare, con una marea di giornalisti importanti della costa est. Poi è arrivato Trump ed è saltato tutto. Comunque l’idea era quella di esportare il modello VinNatur: l’unica associazione al mondo che fa analisi dei pesticidi, monitoraggi dei vini e fa migliorare produttori”.

A Vinitaly in pianta stabile quest’anno ci sono finiti i vini biodinamici, dieci anni fa non ce n’era uno: non è che tra po’ sdoganano i vini naturali?

“Ci hanno provato a farci entrare cinque anni fa. Promettendo troppo. Quando eravamo a Villa favorita non eravamo contro Vinitaly. Non siamo contro nessuno. Sono due manifestazioni che si tengono in contemporanea, e visto che sono vicine vanno visitate tutte nello stesso weekend. Anni fa, festeggiando il mio compleanno a casa mia, quelli di Vinitaly mi fecero la corte. Gli dissi: come faccio a pagare ricerca, analisi, controlli, se vengo dentro Vinitaly e i biglietti ve li tenete voi? Mi promisero un capannone apposito, dove VinNatur si teneva tutti gli incassi. Ma poi ho pensato, prima di portano lì, poi dopo due anni dopo ti tiravano via. Non ho voluto accettare. Comunque che abbiano in mostra i biologici e i biodinamici è positivo perchè vuole dire che non sono una semplice moda come sembrava qualche anno fa, ma qualcosa di consolidato con un futuro”.

Forse è solo questione di gusto (anche se non si sa cosa c’è dentro la bottiglia)…

“Vero. Le fasce di consumatori si stanno dividendo sempre di più: chi beve poco ma bene un po’ al prezzo guarda, chi beve tanto cerca bottiglie a 2,50 euro. Molti giovani poi vengono cercando un prezzo giusto e equo. Quest’anno abbiamo coinvolto le scuole. Abbiamo fatto una prova coinvolgendo le università con alunni maggiorenne che possono anche assaggiare i vini. Il 13 aprile abbiamo ricevuto una scuola agraria di Lonigo – dove si sono diplomati i miei due figli -. Con me c’erano un agronomo e una entomologa. I ragazzi erano talmente affascinati che non andavano più via”.

Chi ha paura del vino naturale nel 2026?

“Non so rispondere. I produttori di vini convenzionali mi sembrano rassegnati alla coesistenza con i naturali. E comunque penso sempre agli amici e mai ai nemici”

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