Il mondo FQ

Diritti

Ultimo aggiornamento: 9:10

“Legate, violentate e scambiate in cambio di taniche di benzina”: il racconto degli orrori delle donne migranti vendute dalla Tunisia alla Libia

La testimonianza di due donne alla presentazione del dossier che documenta espulsioni, violenze e vendita di migranti tra Tunisia e Libia.
Icona dei commenti Commenti
“Ci hanno scambiato come merce, in cambio di taniche di benzina“. Rose Tchapet Souchtoua lo denuncia il 22 aprile al Parlamento europeo di Bruxelles, alla presentazione di Women State Trafficking, il dossier che documenta espulsioni, violenze di genere e vendita di donne nere migranti tra Tunisia e Libia. Accanto a lei c’è Aisha Conte: “La polizia mi ha preso in Tunisia e mi ha venduto in Libia. In cambio di una grossa tanica di carburante”. Due testimonianze diverse che raccontano la stessa storia e riguardano fatti che, per i ricercatori sul campo, continuano ad avvenire nella Tunisia di Kaïs Saïed.
“Ventuno giorni di prigione in una gabbia come dei cani, in pieno deserto”, raccontano le donne a ilfattoquotidiano.it. “Nessuna sicurezza, non avevamo un tetto, ci dovevamo lavare davanti alla Guardia nazionale. Ci forzavano a spogliarci”. Poi, il passaggio di mano: “La polizia libica è arrivata e la polizia tunisina ha scambiato la merce, cioè noi, con delle taniche di benzina. Ci hanno legato, incatenato, bendato e portato in una prigione”. Dopo, racconta Rose, è arrivato il resto: un altro mese di carcere, le sparatorie attorno ai campi, i rastrellamenti dei migranti da riportare in cella, il riscatto. Fino a uno dei passaggi più dolorosi: “Costretta a prostituirmi per saldare il mio debito”.
Aisha Conte porta nel racconto un altro pezzo della stessa catena: la separazione della famiglia e la violenza davanti al figlio. Era con il marito e il bambino quando sono stati fermati. Li hanno separati picchiando tutti e tre. Dice di avere visto persone pestate fino a morire o lasciate morire, e che questo è stato traumatico tanto per lei quanto per il piccolo che era con lei. A differenza di Rose e di molte altre donne ascoltate nel rapporto, Aisha racconta di essere stata risparmiata dalle violenze sessuali perché era sempre insieme al figlio. Ma questo non ha significato protezione. “Mi hanno presa, mi hanno venduta, mi hanno messa in prigione. Non c’era cibo, non c’era acqua, c’era molta sporcizia. I bambini erano traumatizzati, siamo rimaste settimane senza lavarci. C’era la tortura, violentavano le donne in qualunque modo, alcune sono state uccise davanti ai nostri occhi, era spietato”.
Le due donne raccontano anche un secondo passaggio: il momento in cui avevano perso ogni prospettiva e hanno incontrato i ricercatori che hanno raccolto il dossier. Sono riusciti ad accedere a uno dei centri di detenzione in cui erano trattenute, hanno raccolto le testimonianze e le hanno aiutate a uscire. “Non è stato facile raccontare quello che avevo vissuto”, dice Aisha. “Abbiamo sofferto molto, dalla Tunisia fino alla Libia”.
Oggi Rose e Aisha sono tra le poche sopravvissute e testimoni che hanno ottenuto asilo e protezione in Europa. Molte altre no. Rose dice che tra i testimoni del rapporto “alcuni sono in prigione, altri possono solo nascondersi per non ritrovarsi di nuovo rinchiusi”.
Gran parte di quanto è stato confermato quest’anno era già emerso lo scorso anno: “Non ho bisogno di insegnare ai governi europei ciò che sanno già”, dice Rose Tchapet Souchtoua, “perché tutto quello che succede nei Paesi del Maghreb lo sanno già”. La richiesta è politica, non simbolica: “Vorrei che facessero uno sforzo più forte per aiutare tutte queste persone che sono in difficoltà, perché ne hanno davvero bisogno”. Secondo il rapporto presentato a Bruxelles, 30 dei 33 testimoni ascoltati si trovano ancora in Libia.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione