Tiene banco in queste ore il “caso” Barbara D’Urso che ha fatto causa a Mediaset per i diritti d’autore non percepiti. L’azienda respinge tutte le accuse, ma l’ex conduttrice rilancia: “Sto leggendo cose di fanta-denaro, di mie fanta-pretese. Sorrido. A breve saprete la verità, le vere motivazioni”.
Piero Chiambretti, intervistato da La Stampa, ha dichiarato: “È difficile stabilire chi abbia ragione: è una questione complessa. Di sicuro mi spiace che Barbara non lavori più in tv. L’hanno tanto criticata ma sono molto peggio i programmi di cronaca nera. Per carità, è giusto parlare di un omicidio ma non per 18 anni trasformandolo in un appuntamento fisso. Non ne posso più di sentire la frase: ‘la povera Chiara’. Basta: fossi il suo genitore, denuncerei il primo che la ripete. Credo però che molti conduttori parlino di Garlasco loro malgrado: ne farebbero forse a meno, ma sono prigionieri degli ascolti. Piace e quindi lo ripropongono. Morale? Manca l’assassino ma abbiamo i prigionieri: pubblico e conduttori”.
Dal 2 maggio il conduttore torna su Rai Tre con “Fin che la barca va” nella nuova collocazione del sabato alle 20 per 70 minuti di programmazione. Ma c’è ancora un sogno nel cassetto di Chiambretti, una trasmissione con Adriano Celentano.
“Saremmo due bellissimi gemelli diversi, – ha detto – ma purtroppo Adriano ha un po’ chiuso la porta al pubblico tv. Peccato perché il posto per lui ci sarebbe ancora in questa tv. Avrei anche già il titolo: ‘1+1 fa 3’. Un varietà narrativo, incentrato su una parola che prende due sviluppi di spettacolo diametralmente opposti, che insieme danno poi vita a un terzo show”.