Musica

Annalisa a Genova: “Se siamo rimasti qua è grazie alle poche persone che c’erano ai miei inizi”. La cantante fa scatenare anziani e bambini. L’omaggio a De Andrè

Il live, come nella prima parte del tour, è stato diviso in tre atti (denominati “sogni”). Non è mancato anche un tributo a De Andrè

di Andrea Bressan
Annalisa a Genova: “Se siamo rimasti qua è grazie alle poche persone che c’erano ai miei inizi”. La cantante fa scatenare anziani e bambini. L’omaggio a De Andrè

“Non sapete quanto abbia desiderato portare uno spettacolo così, a Genova, da ligure. L’ho aspettato tanto e, finalmente, ci siamo”. Sono state queste le parole di Annalisa che hanno dato il benvenuto ai 4.500 presenti ieri, giovedì 23 aprile, allo Stadium della Fiumara per la “data 0” della seconda parte del tour iniziato a novembre 2025. Lo show, a parte qualche novità, è rimasto molto coerente (e, a tratti, simile) rispetto all’impostazione della prima parte del tour. Ciò che fin da subito ha colpito è stata l’eterogeneità dei presenti. Una fetta non indifferente rappresentava un target di pubblico decisamente adulto che, probabilmente, ha conosciuto Annalisa per le apparizioni sanremesi e che, col tempo, si è affezionato alle sue canzoni. Proprio questo target si è scatenato a ritmo delle coreografie sul palco. Diversi, tuttavia, erano anche i minori. In proporzione, la quota della Generazione Z, seppur presente, è stata quella meno “presente”.

Il live, come nella prima parte del tour, è stato diviso in tre atti (denominati “sogni”). Il primo, che ha aperto il concerto, era “Il fuoco: Il tempo è un fuoco che mi consuma, ma sono io quel fuoco”. Al centro della scena è stato ricreato un vulcano per simboleggiare il cuore pulsante dello spettacolo. Il suo nucleo circolare, fatto di “fuoco e luce” era un rimando al vortice, eco e metamorfosi del tour precedente. Il secondo “sogno” di Annalisa è stato, invece, “Il Fiume: Il tempo è un fiume che mi trascina, ma sono io quel fiume”. E sul maxischermo, durante “Nuda”, sono comparse le scritte “nuda” e “vera”. Quasi a rivendicare una totale indipendenza sulla scelta dei suoi costumi di scena, al di là di commenti, osservazioni e critiche che, negli anni, non si sono fatte attendere.

Come quando la stessa cantante, per annunciare l’uscita del suo ultimo singolo “Canzone Estiva”, aveva creato uno slogan provocatorio che recitava: “Mi vuoi più suora o por**diva?”. E, probabilmente, ad Annalisa stessa non interessava nemmeno sapere la risposta. Faceva tutto parte di una comunicazione che, pur potendo sembrare “estrema”, nascondeva al suo interno una necessità che sempre più artiste sentono di dover esternare. Ovvero il bisogno di potersi esprimere sul palco come meglio si sentono rappresentate riuscendo, però, a non dare troppo adito alle (spesso sterili) polemiche su abbigliamenti e acconciature. Che si tratti di look osé o meno.

Il concerto, nonostante sia durato due ore e mezza, è stato dinamico. E, dopo “Avvelenata”, Annalisa ha spiegato il suo significato di “fuoco”. “Fa tanto parte di questo spettacolo e rappresenta quella passione che mi fa stare qua”. “Delusa”, uno dei pezzi più rock/pop della discografia dell’artista ligure, le ha permesso di sfoggiare un eccelso e prolungato acuto finale. La cantante è stata affiancata sia dalla sua band, composta da Daniel Bestonz, Gianni Pastorino e Dario Panza, che da 14 ballerini diretti da Simone Baroni. La direzione artistica dello show, invece, è stata affidata a Jacopo Ricci, creative Director e Show Designer che, tra gli altri, ha lavorato con Skrillex, The Weeknd, Travis Scott, Achile Lauro e Fedez.

Durante “Stelle”, Annalisa ha cantato sospesa nel vuoto e, verso la fine del brano, ha eseguito degli assoli con l’Auto-Tune. Una scelta prettamente stilistica, ma curiosa. Perché, semplicemente, potrebbe benissimo farne a meno (cosa che ha fatto per il resto dello spettacolo). Poco prima dell’inizio del terzo “sogno”, Annalisa ha cantato la cover di “Sweet Dreams”. L’ultimo atto dello show è stato quello della “Tigre: Il tempo è una tigre che mi divora, ma sono io quella tigre”. Ed è proprio in questa fase, con l’arrivo del momento medley, che Annalisa ha fatto la differenza.

La sensazione è che ad alcune sue canzoni, non sempre, gli si attribuisca il peso giusto. “Storie Brevi” ne è l’esempio tangibile. Tra la versione studio e quella acustica c’è un abisso. Non che, necessariamente, una sia meglio dell’altra. Il gusto è soggettivo. Ma si tratta proprio dell’interiorizzazione del testo che, arrangiato in maniera più minimale, comunica meglio di quanto si possa (superficialmente) credere, sentendo il brano “originale”. Strofe come “Tutti sono al mare e noi no, abbiamo troppe cose in ballo (…). Io e te, quattro mura, una persiana chiusa, chi ci ammazza? Qualche dipendenza che ci manca, assaggia” ne sono l’esempio concreto.

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