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Il cane di Achille Campanile, l’aglio di Gualtiero Marchesi e altri aneddoti vip

NON C’È DI CHE - Eccovi un po' di fantasia in questi tempi cupi
Il cane di Achille Campanile, l’aglio di Gualtiero Marchesi e altri aneddoti vip
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Da più di un secolo i periodici Usa intrattengono i lettori con rubriche divertenti di aneddoti sui vip: li inventano agenzie che forniscono materiali ai columnist di gossip faceti. Nel caso sentiste il bisogno di ritrovare un po’ di buonumore in questi tempi cupi del cazzo con aneddoti gustosi redatti alla maniera americana, eccovi serviti.

Marcello Marchesi sale le scale che conducono al suo appartamento. Sente dietro di sé un passo pesante ed esitante. E’ un facchino addetto ai traslochi che porta sulle spalle, con mille precauzioni, un enorme orologio a pendolo. Marchesi si fa da parte per lasciarlo passare. L’uomo si arresta un momento per asciugarsi la fronte e poi riprende il suo pesante fardello, preparandosi a salire. “Ma non sarebbe più comodo l’orologio da polso?” gli domandò Marchesi.

Achille Campanile [in foto] aveva la passione della caccia. Fra i vari cani possedeva Bill. “Di che razza è Bill?” gli domandò un giorno Mario Soldati. “Un cane poliziotto” rispose Campanile. “Ma non mi pare un cane poliziotto” obiettò Soldati. “Mi pare un bastardo qualunque”. “E’ della polizia segreta” rispose Campanile.

Ettore Petrolini, il comico che agli inizi del ‘900 innovò il teatro comico italiano con monologhi surreali che entusiasmavano i futuristi, a Torino era assillato da una signora matura e incorreggibilmente coquette che, come chi ostenta un dente d’oro per far credere che gli altri siano autentici, confessava con civetteria di non essere più una bambina. “Figuratevi” diceva “che ho già un figlio in collegio”. “Sarà il preside” commentò soprappensiero Petrolini.

Eduardo De Filippo e suo fratello Peppino escono dal teatro Argentina, dove hanno assistito a una replica dei Sei personaggi in cerca d’autore. Eduardo commenta: “E’ una commedia che fa pensare”. E Peppino, perfido: “Ad altro”.

Una sera, a cena con amici, il grande chef Gualtiero Marchesi discorreva del valore igienico dell’aglio: “Gli egiziani già conoscevano le sue virtù: gli antichi papiri lo descrivono cone un toccasana per la salute. I greci invece non lasciavano entrare nel tempio di Cibele chi avesse mangiato un solo spicchio d’aglio in vita sua. Nonostante il divieto, tuttavia, facevano mangiare molto aglio ai loro guerrieri, prima di impegnare la battaglia”. “Ora mi spiego perché i persiani scappavano” disse allora la sua signora, annoiata perché aveva già sentito questa storiella mille volte, anticipandogli la battuta.

Daniil Charms (1905–1942), uno dei precursori della letteratura dell’assurdo, fu incarcerato più volte durante gli anni della repressione staliniana e morì in un ospedale psichiatrico dopo essere stato accusato di disfattismo. Diceva di sé: “Sono nato a San Pietroburgo, ho studiato a Petrogrado e ho lavorato a Leningrado. Ma vorrei vivere a San Pietroburgo”. (Questa è sottile.).

Un uomo per tutte le stagioni (1966) vinse sei Premi Oscar, tra cui quelli per il miglior film e il miglior regista (Fred Zinnemann). Negli Stati Uniti il grande successo al botteghino fu merito anche della campagna pubblicitaria ideata da David Ogilvy, uno dei più grandi copywriter di tutti i tempi. Il testo, pubblicato su Life e altri periodici a grande tiratura, diceva: “Enrico VIII, vedovo di 7 mogli, assassinò 2 cardinali, 19 vescovi, 13 abati, 500 priori, 61 canonici, 14 arcidiaconi, 500 dottori, 12 marchesi, 310 cavalieri, 12 baroni cristiani, 620 plebei e il suo consigliere fidato. Delle sue mogli, due morirono sul patibolo. Tutto questo per voi a soli 1 dollaro e 30”.

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